;,v/r
.m4 ti il
(Ic'sofTeli 0 giudici, e pc'piitiii V>.ìì\], Ec- iiihal e Chell)is, aVjuali poi nel SGa suc- cessero Abibul Gerastialo e Milgoiie fi- no al .554, in cui fu eletto re Baiato i-,in- ili nel 553 I\IerI)al,iiel549liom,uel 52g Mapene, nel 475 Stratone, nel 333 A- zelmico. A questi Alessandro il Grande re di Rlacedonia, bramando di sciogliere un voto nel tempio di Castore e Polluce, pe'stioi legali fece domandarne il permes- so; ma il re rispose che lo avrebbe con cesso nel tempio dell'aulica città, secon- do Giustino. Altri invece narrauo che a- \endo Alessanilro mandato i suoi legali per esigere omaggio da Tiro, ad esempio dell'altre città fenicie, essi furono ciudel- ruente uccisi e gettali nel mare, il che e sacerbò fieramente l'animo d'Alessandro, il quale la cinse d' ogni intorno d' assc- diOjCongiunsel'isola al continente col mez- 70 d'una gran rialzata e d'un molo, e con frequentissimi assalii iu 7 mesi l'espugnò nel 332. Memorabili furono i patlicolari dell'assedio, e tali che sebbene Alessan- dro per la vigorosa resistenza fu in pro- cinto d'abbandonarlo, però l'onta di con- issarsi violo mentre a lui ntdla resiste- va, lo sostenne in mezzo a'piìi duri lavo ri. I lirii vedendosi abbandonali dagli Dei e dagli nomini, perchè Cartagine sua co- lonia mancò i soccorsi promessi, ccdeio- iio dopo gloriosi combattimenti. La cillà fu saccheggiata, scoi) volta, incenerila e di ■ strutta. INell'istesso anno fij rislabdilo A zclmico, e quindi la storia non fa più cen- no de're di Tiro sino ad Erode il Gran- de; a quasi' epoca governava Marione , rioè 40 anni avanti la nascita di Gesù Cri slo. Dopo molle vicende Tiro pel favore di lunga pace si rislabiPi, e poscia Honi- peo il Glande la ridusse nella domina- zione romana, sotto la (piale godendcj per- fetto riposo, il suo incremeulo e splendo- re si linnovò, e loiiiò ad essere poleniis- sima nell'armi, e fiorentissima nelle let- tere. Tra'suoi illustri pi incipnlmente van- no rammentali. Massimo detto Tirioia- iiiGSo geografo; Ulpiano celebre giurecon-
T I W sullo; l'empio Porfirio discepolo di Pio lino e condiscepolo d' Origene (il quale vuoisi morto a Tiro, e dove nel 1 loomo- slravasi un sepolcro che credevasi suo), che quanto nobile d'ingegno e di lignag- gio, altrettanto fu di costumi perverso, e sempre infesto al nome crisliano,scii ven- do più libri pieni di bestemmie e di ve- leno, a' quali Melodio, Eusebio e Apol- linare risposero con 3o apologie. Ne'pri- mi tempi di Tiro, i suoi savi portarono a' greci rashonouiia e l'aritoietica. Quivi si vuole inventata la Po7y;o/v/ (7^. )j e di Ti- ro Cu Ademone, che ancor f;uiciulÌo sciol- se sottilmente a Salomone i sofismi e gli enigmi delle sue parabole. La sua im- portanza scemò alquanto sotto l'impero de'greci; ma soggiogata da' saraceni ec- clissarono le sue bellezze. All'epoca della 1." Croeiala de'Iatini.Tiroappena ram- mentava l'iilea di quella città sontuosa, i cui ricchi mercanti, al dire d'Isaia, erano principi; però si riguardava come la più popolosa eia più commercianledelle cit- tà di Siria. Ergevasi su deliziosa spiaggia, che le montagne mellevanoal C()[)ei lo da- gli aquiloni sellentrionali; essa avea due grandi moli, che simili a due braccia, [)ro- tendevansi nell'onde per chiudere un [)or- toincui le burrasche non avea no accesso. La città di Tiro, che avea sostenuti più nssedii famosi, era difesada una parte da* flutti del mare, edcìU'allrada triplici mu- ra sormontate da torri. Dopo essersi con- quistata Gerusalemme da Golhedo di Uuglione, il di lui successore re Baldovi- no I nel I I 17 intraprese co' crocesignali l'assedio di Tiro, che durò 5 mesi, tiopo i quali le sue bandiere e quelle del doge «Il Venezia oiidegginrono insieme sulle sue turrite mura: i cri>liaiii vi fecero il loro liionfniile ingresso, mentre gli abitanti ili seguilo a ca[)itolazioiie ne uscivano col- le loro donne e fanciulli. Per una bizzar- ria singolare, si fu il caso che decise l'as- seilio di questa liltà. Mende icrociali sta- vano in forse, se avessero ad assaltare A- scalon o Tiro, due biglietti in carta peco-
T I R rn sili qiinli ernnn scritti i nomi delle due città, furono collocali suH'altare del s. Se- fioirro, ed in mezzo nd una folla di spet- tatori, un oifinello si nvan/ò , ne pie«e lino, e la sorte decise per la ciilà di Tirn^ che fu presa. Conquistata che fn, Baldo- vino 1 pianti) nel vicino monte Sandalio un fortissimo castello, e dipoi bastò da se sola ad opporsi a latte le forze riunitedi Saladino re di Scria, eh' erasi impadio- nito di Gerusalemme a'2 ottobre i 187, ed avea guadagnata la famosa battaglia di Tiberiade. Egli avea radunato due vol- te le sue flotte e le sue aitnate per assal- tar Tiro, di cui ardentemente bramava la conquista ; ma tutti gli abitanti aveano giurato piuttosto di morire, che di arren- dersi a'mussulmani. Questa generosa ri- soluzione fu opera di Corrado, figlio del inarchesedi Rbjuferrato, giunto di recen- te nella piaez.i.echepaieva dal cielo man- dalo a salvarla; poiché prima del suo ar- rivo la città avea spedito deputati a Sa- ladino per capitolare, ma la presenza del proile Corrado, celebre per le sue valo- rose gesta, rianimò il colaggio «li lutti, e lutto candjiò d'aspetlo. Fecesi afiìdare il comando della città, i fuSsi vennero al- largati, le fortificazioni riparate e risto- i-ate, e gli abitanti di Tuo assaliti per ter- ra e per mare, divenuti ad un tratto in- vincibili guerrieri, impararono sotto i suoi ordini a combattere le armate e leflolte saracene. Saladino disperando d'espugna- re Tiro, offrì a Corrado, se ne apriva le porle, di restituirgli il padre fallo prigio- ne nella battaglia di Tiberiade, edi dar- gli ricchissime possessioni in Siria: con- temporaneamenle lo minacciò di collo- care il vecchio genitore iimanzi alle file de'saraceni, per esporlo a'dardi de'nemici assediati. Corrado rispose con fierezza , ch'egli sprezzava idoni degl'infedeli, e che la vita di suo padre, lullochèlo amasse più di se stesso, gli era meno cara della causa de'cristiani, e che se i saraceni erano barbari a segno di fìir morire un veglio ch'erasi arreso a discrezione sulla parola,
T I R 19 >
egli sarebbe andato superbo di potersi dire figlio d'un marlire; che in somma nulla arresterebbe i suoi colpi. Dopo questa ri- sposta i soldati ili Saladino ripigliarono i loro assalti, e i liiii si difesero con ac- canimento. I cavalieri gerosolimitani, i templari, ed i più valorosi guerrieri che fossero allora in Palestina, tutti erano ac corsi nelle mura diTiroper dividerel'o noie d'una sì bella resistenza; distinguen- dosi particolarmenletra'crociati uno spa- glinolo chiamato il cavaliere delVanni vcì-fli, che respingeva e sbaragliava in- tere squadre, ed atterrò i [)iù intrepidi mussulmani , facendosi ammirare dallo slesso Saladino. Non avea Tiro cittadino che non sapesse maneggiar le armi ; gli stessi fanciulli eranoaliretlanti soldati, le donne animavano i guerrieri colla presen- za e colla voce, sull'onde e a pie delle mu- ra incessantemente combatlevasi. Ovuii qtie i saraceni s'imbattevano in eroi cri- stiani, che tante volte li fecero retroce- dere. Saladino vedendosi senza speranza di vincere Tiro, si risolse di levar l'asse- dio per attaccare la piazza di Tripoli. Al- ternandoTiro i combattimenti aiutata da' crociali, nell'agri saraceni dopo avere e spugnalo Acri o Toleinaide, nello stesso giorno i lirii montati nelle navi lasciaro- no la città, onde liberamente l'occuparo- no i vincitori senza trar colpo di spada e senza tumulto di guerra, entrandovi i sa- raceni nel dì seguente, e fu allora Tiro da loro interamente rovinata, restando per sempre sotto il giogo maoinellano. Nella spedizione d'Egitto che Najinleoiie intraprese perla repubblica francese, pres- so Tiro i francesi guadagnarono una bat- taglia sui turchi a'3 aprile 1799.
I tiiii, che sotto i principi Maccabei a- veano ricuperata una parte del loro atì lieo splendore, ma che tuttora adorava- no i falsi numi, e pi incipalmente al cui lo d'lircolesagrifìcavano,rice veliero pro- babilmente da s. Pietro, che ordinò il lo- ro i.° vescovo, la luce del vangelo dopo l'Ascensione del Sicnore, ed abbracciaro-
d S /:! è
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
VOL. LXXV.
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCLV.
La presente edizione è posla sotto la salvaguardia delle leggi vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni relative.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO -ECCLESIASTICA
TES
TES
1 ESSALOMCA, T1ic<;salonìca, Thcrniii. Sede arcivescovile dell'aulica Macedonia, aulica e celebre cillà, situa- la in fondo del suo golfo Termaico, ora chiamata Salunichi o Salonicchio, città della Tutchia europea in Romelia, capo- luogo del sangiaccalo e della giurisdizio- ne del suo nome, uno de'più popolati del- l'impero ottomano, a i i5 leghe da Co- stantinopoli, ed a 70 d'Atene. Costruita sulla china d'una montagna a guisa d'an- lìtealro, n'era la vetta difesa da una cit- tadella di vasta estensione. Residenza d'un pascià a 3 code, d'un gran n)ollah,e d'un nrcivescovo greco con 8 suftVaganei e 70 preti, e del gran hakam degli ebrei che vi sono numerosissimi, le sue cupole, gli alti suoi minareti, le case circondale da giardini piantati d'alberi, tra'quali pre- dominano i cipressi, i suoi bastioni, le tor- ri e il castello, le danno dalla parte del mare un aspetto imponenlissimo. Il re- cinto, che può aver 4ooo tese di circon- ferenza , è di mattoni , fiancheggialo da loi ri e interrotto da 5 porte; 3 di esse tor- ri, più dcH'altre considerabili e situate in
riva al mare, hanno nome di fortezza; il castello delle Sette-Torri, che occupa la sommità della montagna, è male armalo e signoreggiato dalle vicine allure. Salo- nichi, benché considerata come una delle più belle città della Turchia, non è per- ciò meno irregolarissima , per le sue vie angustissime, tortuose e non insiniciate, per le case mal costruite e per l'aria mal- sana, ad onta d'ima certa polizia. L'ac- qua bevibile vi si conduce per canali da una montagna vicina, i laghetti della qua- le gelandosi nell'inverno somministrano il ghiaccio per l'estate. Vi si coniano 10 grandi moschee e alcune pir;cole,tra le qua- li le 7 primarie furono tutte antiche chie- se; la moschea di Cassini è l'antica chiesa di s. Giorgio, l'Eski-Djarai o vecchia mo- schea composta di due templi e ricoperta di porfido e di diaspro, è la celebre chiesa di s. Demetrio martire ili Tessalonica. La missionede'calloliciè affidala a'Iazzarisli; ne parlai nel voi. XVIII,p. i o8,e la chiesa di s. Luigi già de'gesuili,dislrutta da un in- cendio, fu ultimamente rifabbricata. Di- pende dal vicario apostolico de' latini di
4 TES
Costanliiiopoli. luoltie visono varie chie- se greche, iix-lle sinagoghe, 9 bagni pub - bhci, molti han, un bel bezeslan.la scuo- la ebraica vi fiorì con bella biblioteca in notabile edificio, fu celebre ed eia con- siderata come una università. Si trovano molle antichità, essendo le più interes- santi, i Propilei dell'antico Ippodromo, la Rotonda sul modello del Paulheou di Roma, e gli archi trionfali d' Augusto e di Costantino I. Adorava questa città va- rie false divinità, ed a parecchi impera- toli rese culto pubblico. Giove era prin- cipalmente onorato a Tessalonica, come padre d'Ercole, ceppo della famiglia rea- le. Anche Apollo era rappresentato sopra i suoi monumenti. Un Cabiro vi avea un tempio, e furonvi rappresentati i giuochi cabirici ed i pitici a onore de' Cabiri, co- me gli olimpici a onore di Giove. Avea questa ricca e polente città, pegli spelta- coli e passatenipo de' cittadini, un anfi- teatro in cui davansi combattimenti di gladiatori. ed un circo pe'giuochi pubbli- ci. Sainnichi, ad eccezione di alcune fab- briche di coperte e tappeti di lana, non ha manifatture propriamente dette, ma è il centrod'ungian commercio, ed ècon- siderala come la città più importante del- la Turchia europea dopo Costantinopoli. Hiceve da quasi tulle le parti deirim[)e- 10 produzioni greggie che sparge poi pei* tutta l'Europa. Sta il commercio quasi in- teramente nelle mani de'greci e degli e- brei.e la maggior parte de' turchi viene considerala di loro razza e sono chiamati mamini per distinguerli dogli altri mao- mettani; come pure in quelle de'negozian- ti fiancesi, inglesi, tedeschi, italiani e o- landesi, che tulli vi tengono consoli e fat- torie: i francesi ed i tedeschi vi faimoil Iranico più impoi tante. Questa città non ha \eraniente porto, ma una rada eccti- ienle.e conia quasi 1 00,000 abilauli,cofn- piesi i molli stranieri. Sono ne'conlorni alcune miniere d'argento poco ricche, e bagni d'acr|ue termali nell'estate frequeii- Iblibsiiui. Straboue dii^ft che questo luogo
TE S
era chiamato 21ieniui.e\\ era un villag- gio quando Cassandro figlio d'Antipalro re di. Macedonia, dopoAlessandro il6'/v/«- df^ falle varie conquiste nella Grecia, a- bolita la democrazia d'Atene, fatta mo- rire Olimpia madre d'Alessandro e spo- sata Tessalonica sua sorella , ingiatidila considerabilmente Tcnna e trasportati- vi gli abitanti delle città vicine, le die ii nome di sua moglie. Cassandro cessò di vivere 3oi anni avanti l'era cristiana. Al- lorché fu la ìMacedonia conquistata sopra Perseo suo ultimo re, da Paolo Emilio co'romaniji 68 anni innanzi la detta era, fu divisa in 4 parti, e Tessalonica stabilita capitale della 2.^ 11 governo particolare della città era regolato da magistrati chia- niatiPolilarchi,e dipoi sotto l'impero gre- co continuò ad essere diretta dal proprio senato. Nel lenipo del suo esilio, Cicero- ne ne passò una parte a Tessalonica. Vi dijiiorarono alcuni imperatori romani, e Valeriano e Gallieno, dopo la metà del HI secolo, le dierono il titolo di colonia, come portava quello di Neocori, per a- ver avuto il privilegio di celebrare solen- nemente le feste e i giuochi omonimi in onore degl'imperatori ogni anno, e le città che n'erano decorate ricevevano daKoma l'immagini de'nuovi imperatori, oltre al- tri privilegi, e ponevano il titolo del Neo- coralo sulle loro medaglie e monete, che coniavano nella celebrazione delle feste e giuochi. Aveano propri sacerdoti chia- mati pure Neocori, incaricati delle prin- cipali funzioni ne' sagrifizi. Le sole città più popolate erano insignite del Neoco- rato, e l'ottennero anche replicatamente, comeEfeso, Smirne, Sardi, Pergamo, Ni- comedia e Tessalonica, per avere eretto de'teinpliagl'imperatori e perciò merita- to il ìNeocoralo. Su questo gli antichi ci lasciarono poche notizie, ed i moderni non dicono molto di veramente preciso e si- curo. Nel 3qo avvenne la famosa strage di Tessalonica, d'ordine di Teodosio 1 ii 6'/v///r/r.Duterico comandante delle trup- pe d'llliiia,chc taceva lu sua le^ideuza iu
TES
Tessalonica, avea fallo carcerare un coc- cliiere addelto al circo, per aver sedotto una giovane fantesca di sua casa. Il po- polo gli domandò la libertà del cocchie- re, affinchè potesse comparire nel circo un giorno di festa: il che non avendo potuto ottenere, montò sulle furie e si abbando- nò agli ultimi eccessi. In questa sedizio- ne parecchi ufFjziali furono uccisi a colpi di pietre, e strascinali i loro corpi per le vie della città: Buterico pure perde la vi- ta. Questa notizia fece montare in colle- ra l'imperatore, il quale, sebbene virtuo- so, era naturalmente focoso. A prò de'col- pevoli s'interposero s. Ambrogio vescovo di Milano, con alcuni vescovi intervenuti a! sinodo in quella citlà,e Teodosio I, sem- pre inclinato alla clemenza, promise loro la grazia: mail famosollufino, allora mae- stro degli uflìzi , e altri cortigiani gli fe- cero cambiare risoluzione, sotto pretesto che l'insolenza del popolo era stata trop- po grande; che l'impunità sarebbe peri- colosa, e che un esempio di severità era necessario in quella circostanza. Si man- dò adunque un ordine al comandante d'Il- liria, per mettere a morte settemila uo- mini di Tessalonica, il quale ordine fu e« seguilo colla più grande barbarie. I sol- dati colsero il momento in cui il popolo era radunatone! circo, e trucidarono tut- ti quelli che poterono e che incontrarono per la città. Questa strage durò 3 ore e pe- rirono 7000 uomini senza distinzione (Va gl'innocenti e colpevoli, e tanta fu la bru- talità de'soldati, che uno schiavo fu tru- cidalo per essersi offerto in luogo del suo padrone. Si dice parimenti che un padre vedendo i suoi due figli pronti a ricevere il colpo mortale, si gettò a'piedi di quelli ch'eiano per vibrarlo, e li commosse sif fittamenle colle sue lagrime e con I' of- Iella di tulio l'oro che possedeva, che gli promisero di lasciarne vivere uno a sua scelta. Quest'infelice padre, a cui la sua tenerezza impediva di fìrne la scelta, cor- levn a'suoi figli l'uno dopo l'altro, senza p jlcrsi decidere; e i soldati impuzienti del-
T E S 5
l'indugio, tolsero la vita ad ambedue.Que- sla tragica scena ricolmò di dolore s. Am- brogio e gli altri vescovi. Il santo credet- te tuttavia di dover dissimulare per qual- che tempo, allineile Teodosio l venendo a fare delle cousideiazioni, potesse rien- trare in se stesso. L'imperatore non era allora a Milano , ma dovea tornarvi fra pochi giorni. Il santo lasciò la città per non trovarvisi con lui, ma gli scrisse u- na lettera piena di alfetto. Dopo averlo esortalo a far penitenza, gli dichiarò che non poteva ricevere la sua offerta, né of- frire i di villi misleri alla di lui presenza, finché non abbia soddisfi Ito la giustizia divina. Aggiunse, d'esser pieno di rispetto verso l'imperatore, ma che dovea la pre- ferenza a Dio, e che l'amore che gli por- lava dovea conciliarsi colla salute di sua anima.Uitornatos.AmbrogioinlMilanoed essendosi l'imperatore presentato per en- trar nel tempio secondo il costume, il santo l'incontrò nell'atrio e gli vietò di avanzar- si di piij, dicendogli : » Signore, pare che voi non conosciate ancora l'enormità del- la strage commessa per ordine vostro. Lo splendore della porpora non videveimpe- dire di riconoscere la fralezza di questo corpo s'i magnificamente vestito. Voi siete composto di fango, come i vostri sudditi: non vi ha che un Signore e padrone del mondo. Con quali occhi considererete voi il suo tempio? Con quali pieili calpesterete il suo santuario? Arduete voi, pregando, d'innalzare verso di lui le vostre mani an- cor grondanti d'un sangue ingiustamente sparso? R.Ì tiratevi adunque di qua, e non vogliate al vostro delitto aggiungerne iiu nuovo. Accettate con sommis-ione il giu- go che il Signore v'impone. Esso è duro, ma salutare, e procura la guarigione del- l'anima."Avendo detto il principe, per i- scusarsi, che David avea peccato; il ve- scovo gli rispose, che giacché l'avea imi- talo peccando, dovea altresì imitarlo nel- la sua penitenza. Teodosio I si sottomise e accettò la penitenza canonica clrjgli ven- ne imposta. Uitirossiuel suo palazzo, dove
G T E S
piissn 8 mesi senza antlore alla chiesa, in- ttiaiiienle occuj^alo nella penifenza [)iib- Mica. Venuta la festa di Natale, radilup- piò le sue layi iuie, pcnsamlo ch'eia esclu- so dall'adunanza de' fedeli. Rufino 1' in- dusse a recarsi in chiesa per domandare l'assoluzione, feimandosi nella sala d'u- dienza, ove s. Ambrogio gl'ingiuMse di col- locarsi fra'penilenli. Ivi l'iinperalore fece [ìubblica confe>si()ne del suo peccato., si Ijallè \\ petto e si sciolse in lagrime. Prima che s. Ambiogio gli dasse l'assoluzione, volle che ordinasse con legge di sospen- dere per 3o giorni l'esecuzione delle sen- tenze concernenti la vita e la confisca de' beni de'cittadini. Finalmente l'imperato- le ricevè l'assoluzione, ma non cessò per tutto il resto di sua vita di detestare ilIaU lo nel (juale era caduto per inganno, e ad istigazione degli altri. Vedasi l'annalista Rinaldi, an. 890, n.°i e seg. Nella divisio- ne dell'impero romano, Tessalonica re- stò congiunta all'impero greco e ne seguì le vicende. Guglielmo 1 redi Sicilia, vo- lendosi vendicare dell'imperatore greco Emanuele Comneno, s'impadronì di Tes- salonica, e ricuperala dopo la sua morte, nel I I 79 die per dote a sua figlia Maria il legno diTessalonica,nellosposarlaaRai- niei i marchese di Monferrato, nel quale artico!© riportai le notizie di vari ledi Tes- sal(jnica della potente famiglia di Monfer- rato. Il celebre marchese Bonif.icio III pu- re ne fu rc,e contribuì al concpiistodi Co- stantinopoli fatto da'Iatini francesi e ve- neziani, e allo stabilimento ilei loro im- pero, inarilando la fig'ia .Maria ad En- rico 2.° imperatore latino. Morendo Bo- nificio HI nel 1207, lasciò al figlio De- metrio di 3 anni il regno di Tessalonica, e amministratore il pai ente conte di Rian- diate. Questi, mollici rino, voleva conse- gnare il regno al primogenito Guglielmo V 1 marchese di Monferrato. Avendo sco- perto il disegno l'imperatore Enrico, si re- cò coll'csercilo a Tessalonica, e sebbene il tonte ne avesse chiuse le porle, riuscì al kgalu poulilicio Cououe di Delhuue di
TES
permettergli l' ingresso in compagnia di .\o cavalieri. iMa giunto Enrico alle porte, i soldati invasero la città e imprigionaro- no il conte. L'imperatore armò cavaliere il fanciullo Demetrio e lo fece coronare, e Margherita d' Ungheria sua madre fu messa alla testa della reggenza, ed otten- ne la protezione di Papa Innocenzo III, ed allreltanlo fece il successore Onorio IH, che pose il regno sotto il patrocinio della santa Sede. Nel 12 19 Teodoro La- scaris imperatore di Nicea, tiiltavia con- quistò il regno di Tessalonica, e Deme- trio si ritirò nel Monferrato, domandan- do aiuto dagl'italiani e dal Papa. Morto l'imperatore nel 1222, gli successeli ge- nero Giovanni Duca, e fremendo di sde- gno Teodoro Alessio Angelo parente del defunto, ed a cui toccava l'impero, intra- prese la conquista del regno di Tessaloni- ca, e dopo molli combattimenti s'impa- dronì ancora della capitale Tessalonica, Inorgoglito de'prosperi successi, prese la insegne imperiali e si dichiarò imperalo- re;e non potendo indurre l'arcivescovodi Tessalonica a coronarlo, ricevè le inse- gne imperiali e la corona per le mani del- l'arcivescovo di Bulgaria. Così l'antico im- pero greco si divise in 4 imperi; il Lnti- )ioi\\ CostdiilinopoH, quello di .V/r(v7 de' Lascaris, quello di 'Trclìisoiìda de'Com- ueni, e quello di Tcssaloniraj \(nui\\ im- peri per la loro debolezza ebbero corta du- rata, finché si ripristinò l'anlico. Nel 1 243 coronandosi Baldovino II in imperatore Ialino, confermò le ragioni del regno di Tessalonica in favore di Eleiia di Monfer- rato nipotedi Demetrio, maritatasi a Gu- glielmo signore di Negro[)onte, ciò che confermò pure nel i 244 1*<'P''< Innocenzo 1 V, contro Teodoro Comneno cieco, che se n' era impadronito, dopo averne cac- ciato il proprio fratello Emanuele. II re- gno soggiacque a varie vicende e venne del tutto meno in tempo di Giovanni fi- glio di Teodoro; poiché l' imperatore ili Nicea Giovanni Duca, irato con lui per a- vcr preso la porpora e il titolo d' iuipc-
TE S
latore, lo spogliò delle insegne imperiali e (lei regno che conquistò. Guglielmo VII il G'/Y/»(^/f marchese di Monferrato, aven- do maritato sua figlia Jolanda ad Andro- nico Il Paleologo imperatore di Costan- tinopoli, per dote gli cede i propri diritti al regno di Tessalonica. Quest'imperato- re, al dire d'alcuni, nel 1 3 i 3 fece cessione del medesimo regno alla repubblica di Ve- nezia, che meglio secondo altri neh 423 ne divenne signora: fu l'imperatore Gio- vanni 111 Paleologo che vendè Tessalo iiica a Venezia, alla quale la tolse prima della metà del secolo XV, o nel f 43o «Io- po assedio, l'imperatore de'turchi Amu- rat II, il cui successore Maometto II im- padronitosi nel 1453 di Costantinopoli, liiuiì all'antico impero il regno di Tessa- lonica, e tuttora è nel dominio ottoma- no, seguendo i destini della Turchia^dì cui fa parte.
La fede cristiana fu predicata in Tes- salonica dall'apostolo s. Paolo. Co'suoi discepoli e cooperatori, s, Timoteo e Si- la, s'imbarcò per la Macedonia nell'an- ìio 02, e promulgò l'evaugelo in Tessa- lonica sua capitale, dove gli ebrei avea- no la sinagoga. Vi predicò 3 giorni con- secutivi, ma gli ebrei avendo mosso con- tro s. Paolo ed i suoi compagni il popolo ed i magistrati, i fedeli furono costretti di condurli fuori della città. Essi recaronsi a Berrea, dove gli ebrei li ascoltarono con '^ioia e molli di loro si convertirono, co- mepurenon pochi gentili, tra'quali mol- le donne di qualità. Gl'i ebrei di Tessa- lonica avendo saputo che s. Paolo co'suoi compagni trovavansi a Berrea, vi si reca- rono e suscitarono un tumulto. Avendo ;. l'aolo dovuto partire dalla città per re- iMtsi in Atene, per mezzo di Sila e di Ti- moteo che avea lasciato in Berrea seppe [)oi che i cristiani di Tessalonica soifri- vano persecuzioni. Allora s. Paolo man- do loro Timoteo, per confortarli e ren- derli piìifcrmi. Indi passato s. Paolo a Co- rinto, vi si recarono Timoteo e Sila, con- ■jlaudolo con riferirgli lo stato de'tessa-
TE S 7
lonicensì, che perseveravano nella fede, m.ilgrado le persecuzioni; però molti si aflliggevano troppo per la morte de' lo- ro parenti, altri non erano abbastanza i- struiti intorno alla venuta del Salvatore e intorno al giudizio universale; l'avvisa- rono pure che alcuni erano oziosi, cu! io- si, inquieti. Ed è perciò che poco dopo s. Paolo scrisse la sua 1 ."epistola a'tessalo- Tiicensi, ch'è pur lai. 'delle da lui scritte. Egli vi consola i fedeli, ne loda il fervo- re, la costanza, la carità verso tutti i cri- stiani della Macedonia; dà loro alcuni av- vertinienli intorno alla santità del ma- trimonio, alla fuga dell'ozio, la manieia di piatigerei morti, le precauzioni che con- viene porre in opera per non essere sor- presi dall'Anticristo, e sopra alcuni altri argomenti. La 2. "epistola a'tessalonicensi fu scritta per rassicurarli contro i timori ch'erano stati loro inspirali sulla fine del mondo.Egli Jiuovamente vi condanna l'o- zio, ed esorta i lessalonicensi ad un'in- vincibile pazienza, qualunque sia la per- secuzione che possa loro sopraggiungere. Ebbe questa cospicua città la sede vesco- vile per istituzione di s. Paolo, e vi furo- no vescovi greci, armeni elatini. Sino dal I. "secolo della Chiesa i vescovi di Tessa- lonica furono soggetti al patriarcato ro- mano e divennero metropolitani, nel IV secolo esarchi dell'llliria, e nel Xli della Tessaglia. Furono loro sulfraganei i ve- scovati di Berrea, Erisso, Servia, Citnim, Campania, Petra, Ardamiri o Herculia, Platamon o Pianiamone, Poliann, Cas- sandra, Lita,[lenclina,Diuin, Stobi, Dea- boli o Deboro, Parecopoli, Torone, Era- clea, Taso o Tasso, Primula, Zappara o Zapara,Drygobizia ed altre. Nelle IVoti- zic ecclesiastiche, l'Illiria era divisa in 3 diocesi ecclesiastiche: la 3.' di esse por- lava il nome d\ 3Iacedonia ovvero i.\' fi- ///7V/orientale,comprendeva tutta \aGfc- cia. ed avea per nietropoli Tessalonica che esercitava per il Papa, come suo vi- cario apostolico, la giurisdizione anche sulla Morea e suir£/,'?V'o(/ .). La giuris-
8 T E S
dizione lUioque dell'arcivescovo di Tes- sidouica come vicario del Papa, si eslcii- deva nella Crei iti, ììtW'/lliria. nella Ma- ct'iloniaA\e[\'Ei)iro,in:\\a Tessaglia, iiel- r Acaia, di cui Atene era la metropoli, nella Dacia, nella Mesia, nella Darda- niaavenlea metropoli Scopia, utWd pro- vincia Pre\-alitana, e nell'isola di Cre- ta o Ct'ndiaff '.). la tali arlicjli e ne're- lativi parlai della vaslagiurisdizione del- l'arcivescovo di Tessalonica, priucipal- ineule per l'eniineule qualifica di vicario ilella s. Sede, ()er aveie i Papi loro coui- jnesso le proprie veci sino dal IV secolo e con podestà esarcale sopra i vescovi e i uielropolitani delle ricordate provincie, cioè negli articoli Illiria e Macedonia, e ti. Sisto III e altri difesero i diritti del- l'arcivescovo di Tessalonica. 1 greci per lo scisma e per le violenze dell'iconocla- sta imperatore Leone 111 Vlsauiico, sot- trassero dall'antica giurisdizione pontifi- cia, esercitata con facoltà delegata dagli arcivescovi di Tessalonica, quella parte dell'llliria di cui esso era vicario aposto- lico, e s. Nicolò 1 nell'858 ne domandò il ristabilimento, frastornato daH'inifjuo Tozio, ed Alessandro 111 concesse all'ar- civescovo di Tessalonica il privilegio di farsi precedere dalla croce astata, e lo ri- levai nel vol.XVlll,p. 260. Notissime so- no le acerbe controversie suscitatesi in ijuesti ultimi anni tra il |)utriaica di Co- stantinopoli e il cleio di Atene (lutti e- leiodos^i),il <|uale pretende distabilire la ina religiosa indipendenza sopra 1" indi- pendenza politica del regno di Creda, quasi che la soggezione o libertà religio- sa sia un corolliu 10 della soggezione u del- la libertà civile. Tra le scritture die dal- l' una e dall' altra parte si publ>licaro- no, tiene luogo principalissimo un'opera iitampala in Atene nel i8jÌo dall'arcbi- iiiandiila Farniacide professore di teolo- gia neiruniversilà d'Atene. Ora volendo <|uesti dimostrare la vanità delle preten- sioni del patriarca bizantinosopra la cliie- sa ellenica, si lasciò sfuggile alcune pa-
T i; S
role che quasi spada a due tagli ferisco- no egualmente la chiesa bizantina e quel- la del regno ellenico. La Grecia pro[)ria- mente detta (egli scrive) dipendeva dal Vicario del Papa residente a Tessalonica, e Leone Isaurico imperatore iconoclasta fu (juegli che tentò di sottrarre tpieste cou- Iradealla giurisdizione del Pontefice Gre- gorio il per farle passare sotto il patriar- ca Anastasio infetto anch'egli della stessa eresia. Cosi, dice Farmacide, fu un impe- ratore eretico che tolse queste diocesi alla giurisdizione d* un Papa ortodosso, per sottometterle ad un patriarca eretico co- me lui. Questo brano che tolgo dalla Ci' \'iltà cattolica, nella rivista dell'opera lo- data e intitolata : L' Eglise orientale, par Jaccpu's Pitzipios, R.ome i855, fece ad essa giustamente esclamare: » Vedete se non è questo il proverbio che nulla è più forte della Verità, la quale sa tiionfire ancora degli animi più ostinati nell'im- piignarla!" Dopo che l'empio Leone III sottomise al [latriarca di Costantinopo- li le Provincie discorse. Papa Imioceu- zo III le restituì all'ubbidienza della san- ta Sede, quando conferì il pallio all'ar- civescovo latino di Tessalonica. Peiò do- po la conquista de' turchi, 1' arcivesco- vo greco scismatico si sottopose al simi- le patriarca di Costantinopoli, col tito- lo d'esarca di Macedonia o piuttosto di Tessaglia. Ih ."vescovo greco di Tessalo- nica fu s. Aristarco discepolo di s. Paolo, ordinato dallo stesso apostolo, che soffrì il martirio nella persecuzione di Nerone, ed il martirologio romano lo registra a'4 agosto. Suo successore fu Caio, di cui è fit- ta menzione nell'epistola a'romani, e che Origene dice che fu vescovo di Tessaloni- ca, seguendo la tratlizione del suo teni|)o. Indi Achilleo, nella cui epoca fiorì s. De- metrio martire di Tessalonica, chiamato da'greci il gran inaitire, poiché nel 3o7 presentato in Tessalonica all'imperatore ]Mas-.imianoErcole(|ual militare che aveu abbracciato il cristianesimo, lo lece chiù-
T E S
ciiii all'ali fi teatro, e trafiggere a colpi di lancia, e così riportò la corona del mar- tirio. Strascinato da'cariiefici il cadavere [ler la piazza, alcuni fedeli segretan)ente lo seppellirono fuori della città, e circa I oo anni dopo Leonzio prefetto del pre- torio d' llliria vi fece sopra edificare una bella chiesa, riedificata poi dall'impera- tore Basilio il Macedone, per la gran co- pia de' miracoli co' quali Dio avea illu- strato il frequentato sepolcro di questo eroe. 1 greci ne fanno la festa a' 26 ot- tobre, i latini 18. il vescovo Alessandro fu ul concilio JXiceno nel 32 0; Giovanni è mentovato nell'epistola del concilio di Filippopoli; nel 347 intervenne a quello di Sardica Aezio, e nel SSg a quel di Ri- mini Eremio. Celebre per santità e pel suo attaccamento alla fede cattolica fu A- sconio o Ascolio,a cui dalla chiesa di Go- zia fu scritta l'enciclica sul miulirio di s. Saba nel 372, e mandalo il suo corpo, co- me narrai a Svezia, e di questo vescovo fecero elogi s. Basilio e s.Ambrogio.Dimo- rando Teodosio 1 in Tessaionica nel 38o, ammalatosi gravemente, volle essere i- struito nella religione cattolica e riceve- re il battesimo da questo santo vescovo, il quale morì verso il 383. l^apa s. Da- maso 1 nel 38o l'avea costituito suo vi- cario nelle provincie dell' Illirico orien- tale. Dignità die il Papa confermò al suc- cessore Aiiisio, e altrettanto fecero i Pa- pi s. Siricioes. Anastasio 1. Di Anisio per la sua santità se ne legge la men)oria nel martirologio romano a'3o dicembre. Nel fio Rufo, al quale scrisse Papa s. limo- ceiizo 1 nel 4 '2, costituendolo suo vica- I io nelle provincie che enumerai nel voi. XL,p. 232; podestà che confermò Papa s. Douifacio 1. Nel 4^1 fo al concilio di Efeso e poi morì. Anastasio egualmente fu da s. Sisto 111 dichiarato vicario apo- stolico nelle provincie illiriclie, con epi- stola scritta al sinodo adunato in Tessa- ionica nel 43 5, e morì dopo quello di Cal- cedouia e di altro nel 45 ' tenuto in Tes- talouica. Quindi furono vescovi Eusiteo,
TE5 9
N. verso il 479, Andrea per aver abbau- donato lo scisma d'Acacio di Costantino- poli, gli scrissero lodandolo s. Felice 11 e s. Gelasio I Papi. Nel 5i 5 Doroteo ere- lieo per comunicare con Acacio, nondi- meno scrisse una gi'atulatoria a s. Ormi- sda per l'elevazione alla SqCìg apostolica, perle cui sollecitudini tornò all'unità cat- tolica. Elia si trovò neh' aliare de' Tre Capitoli s. al costituto fatto da Papa Vi- gilio nel 55o in Costantinopoli, ed al V sinodo si fece rappresentare da Benigno d'Eraclea. Biasimevole fu l'arcivescovo Taleleo, che visse a tempo di s. Grego- rio I, il quale scrisse al successore Euse- bio. Papa s. Martino 1 nel 649 scomu- nicò nel concilio di Laterano Paolo ere- tico monotelita. Giovanni II intervenne nel 680 al VI sinodoesisottoscrisse,/ort/i- ìies misericordia Dei episeojms Thes.m- lonicae, et J icarius apostolicac Sedis et Legatariiis : quest'ultima voce si di- ce usurpazione. N. del 7 1 6, Teofilo sot- toscrisse al VII sinodo, Tommaso trasla- lo da Alessandria, e fu nel 787 al con- cilio Niceno 11. Gli successero Giuseppe studita, poiN., indi luiovamente Giusep- pe nell'808, che perdifendere il cidto del- le ss. Imniagini patì molto e fu cacciato in prigione. Giovanni eretico partigiana diFozio,come lo fu Leone. Da Creta ven- ne trasferito l'ateniese Basilio I di santa vita, e perciò morì tra'lormenti, celebra- lo ne'iMenei greci il 1 ."febbraio. Teodoro fu all' VI 11 sinodo, ove l'indegno Fozio fu fitto patriarca; indi Paolo II, Anatolio, Teofauio, Prometeo poi deposto. Teodo- lo, Niceta 1 trasferito da Marronea, nel I i56 Basilio II di cattolici sentimenti, per cui scrisse a Papa Adriano IV. Insegui- to Costantino I, Eust.izio ilotto già elet- to di Mira, ornalo ili molle viitìi. Mi- chele Chumni, Costantino II Mes(jp(»la- inita, familiaie d'Isacco Angelo Comne- no imperatore, e perciò si ricusò dare le insegne imperiali (lell'impero di Tessaio- nica al fralelld Teotloro Alessio Angelo, onde questi si fccecorouarc da Demetrio
io T E S
mei vescovo di Bulgaria, come nniroi; ov- vero come liferisce il p. Le Quieti, ^Z/-- < liicnìscoj)it/n Tlu'xsaloiiiccnscni Theo- doro coronnm ideo iniiìoiwre renuisse, nuod lcgiuimu.<! Thcasaloniccnsis ìmpe- rii licwrcs in Ilalùim ad Jfonoriiim III Pnpain,ìiti(]uepcrr('Xcrat.Vd\ec\\eTeo- doio mandasse in esilio Costaiilino II, per e<setsi ricusalo di ungerlo. Manuele Dy- sip;tl() fu rimosso doll'inìperatore Miclie- le Paleoloi5o,-ioslituendogli Giovanni Cy- doiie, al qiiide e agli alili metropoliti o- lieti tali scrisse Gregorio X per I' unione della (.hiesa greca colia latina. A Deme- trio I successero Igna;,i.). iVicela II di Mi- tileiie, Giacomo di santa vita, Geremia del I 322,(iiovanni IV, Giovanni V, Ma- cario superiore de'roonaci del monte A- ilio, DdU^etrio 11, Nilo Cahasilas deli 34o, acerrimo avversario de'Iatini, che mollo scrisse sugli errori di sua nazione. Gre- gorio Palauias monaco del monle Albo, Compose anch'egli diversi scrini contro i Ialini sulla processione dello Spirito san- to, e per difendere ropinioue di (juelli che dicevano che la luce che gli Apostoli vi- dero 6ul monte Tahor era una luce in- creala. I seguaci de'suoi errori si dissero dal suo cognome palamiti. Dopo ili 354 promosso alla sedi; di Costantinopoli, gli successe in questa di Tessalouica Nicolò Cahasilas, poi Isidoro autore d'operejGa- hriele I ornato di virtù lodò con orazio- ne funebre l'imperatore Emamiele Pa- leologo, e mori nel 1429; Simeone, al cui tempo i turchi espugnarono Tessalouica a' "ZQ marzo i43o; Gregorio 11 monaco; ÌNifo nietiopolila di Tessalouica ed esar- ca di Tessaglia, poi patriarca di Coslaii- linopoii; Giovanni VI sedeva all'epoca della celebrazione <lel concilio di Firen- ze, per la riunione delle due chiese, ed al «juale intervenne l'arcivescovo di Kioi'iu [ I .) [sidoro di Tcs.snloidca (F.) chcEu- geino IV creò cardinale. Occupala la cit- 1.1 e la regione da'turchi, non si Irovaiio jiiiri arcivescovi sino a Macario II, che nel 1 j5i fu ammesso nel concilio diTrcu-
TES to e fece la professione di fede cattolica. Nel I 5G4 lo era Teona,nel ijyc) Joasaf- (o, indi Melrofane; Gabriele 11 nel i .Tpo traslato a Costantinopoli; Paisio;nel i634 Atanasio di Creta, che recatosi in Roma fu da Urbano Vili ammesso alla comu- nione cattolica; Giacomo, Callinico, Me- lezio del 1672, Neofllo nel iGf)4> che do- po 3 anni fu deposto da'turchi e condan- nato a' triremi; Metodio lo fu 6 anni, I- giiazio lo era nel 1740, quando il p. Le Quien scrisse la cronologia de'prelali di Tessalon:ca,neirO/'zV/i.y christianns t. 2, p. 27, e nel t. i, p. i44^ registrò Isaia vescovo di Tessalouica armeno, che inter- venne al concilio di Sis; e Commanville neir riistoirc de toiis les archcvc.schcz^ dice che Saloniki o Tessalonica, nell'e- sarcato di Macedonia, sotto il patriarca- to di Sis armeno, nel secolo XIII per gli armeni divenne arcivescovato onorario. La sede vescovile di Tessalonica degli ar- meni nel secolo XIII divenne arcivesco- vile. Dopo che i Ialini s' im[)adrouirono di Costantinopoli in principio del secolo Xlll, vi stabilirono un vescovo Ialino del loro rito con autorità d'Innocenzo IH, e NivelodeCherisy,già vescovo di Soissoiis, fu nominato arcivescovo di Tessalonica nel 1 2o5, ebbe dal I*apa il pallio, e mori a Bari nel 1207, ritornando a Costanti- nopoli dovecontluceva alcune truppe riu- nite in Francia per soccorso de'Iatini. Nel 1208 Innocenzo 111 con sua lettera eles- se Pietro di Piemonte abbate de'certosi- ni del monastero la Ferie, potente in o- pere e sermone, già vescovo d'I vrea, nel i20f) traslato a patriarca d' Autiuchia perchè non avea accettato la sede di Tes • saloiiica. Nello stesso 1208 lnnocen/,o III a postulazione de'ranoiiici di s. Sofia di Tessalouica, e di .Margherita vedova di lionifacio nidi Monferrato, e de'magna- li del regno, gli sosliluì Guarino vesco- vo Verisiense, e gli confermò i privilegi della chiesa di Tessalonica. Formò inol- tre la provincia ecclesiastica di vescovi bulhagauei Ialini, colle sedi di Cilrum,
TES
Dcnoa, Campnnia, Servia, Petra, Plafa- nion, Ardamiri, Cassandra, Vardarieii- se,Laiigardensee Nerisieiise, alcuni nomi delle cjuali per incuria degli anaanuetisi sono coiiotti, pei- cui come spesso avvie- ne nella nomenclatura di non poche del- l'antiche diocesi, non si può stahilire il vero noa)e,essendo con altri chi.imale da' geografi sagri, il che rileva anco il p. Le Quien. Il Papa invitò al concilio generale di Lalerano IV l'arcivescovo e vescovi della provincia Tessalonicense. NehaSg N. arcivescovo di Tessalonica accompa- gnò nel'a spetlizione di Palestina l'impe- ratore latino Baldovino II. Nel 1345 Cle- mente VI fece arcivescovo fr. Lodovico { d'Orvieto fiancescauo. Ijonifaclo IX nel I 396 Iraslatò da Antivari a questa chiesa Lodovico li Donalo (T'.),e poi neliSgc) hi iriisfer'i a Pisa, e nel 1 4o8 divenne car- dinale. IMartino V neh 4' 8 fece arcive- scovo fr. Paulo da Roma francescano, che successivamente avea occupato lesedid'I- sernia e di Monreale, ed al quale eragli stata commendata la chiesa di Tebe. Al- tri non si leggono neW Orìens dir. t. 3, [). I ego. Imperocché conquistata neli43o Tessalonica da'lurchi, fu interdetto co- me altrove a'paslori latini tli risieilere nel- le diocesi; laonde Tessalonica, Thcssalo^ ìiiccii, divenne un titolo arcivescovile /'/« jxirlibus, che conferisce il Papa, co'simili titoli vescovili da esso dipendenti diErisso, Apollonia, Lita, Deboro, Parecopoli, To-
i rune e Tasso. Furono per idtimo insigniti del titolo arcivescovile di Tessalonica i seguenti. Per morte di mg.' fr. Ignazio di s. Gaetano, Gregorio XVI a'22 novem- bre i<S39 lo conferì all'ottimo mg.' Vin- cenzo Massi vescovo di Gubbio (J.), scio- gliendolo dal vincolo di quella chiesa, ed
i eccellente nunzio di Torino presso il re di Sardegna (l.). Per la pianta sua mor- te, il medesimo Papa nel concistoro de' ?,?, gennaio 1844 dichiarò arcivescovo di Tessalonica il celebre e dotto autore d'o-
I pei-eprcgievoIimg.'AngeloAnlonio Scot- ti di Procida arcidiocesi di N<ipuIi,cuslo-
TES II
de di quella regia biblioteca, già dallo stes- so Gregorio XVM fatto suo prelato do- mestico e protonotario apostolico, stalo istitutore de'reali figli di Francesco I re delle due Sicilie, con quell'elogio che si legge nella proposizione concistoriale. Pin VII l'avea nominato prefetto della Va- ticana, ma non accettando gli surrogò il non meno sapiente mg.' Mai poi cardina- le, e fu ancora vicario apostolico de'gre- ci d'Italia di qua dal Faro, cui fece ac- cettare la bolla di BenedettoXlV, e com- missario della bolla della crociata in Na- poli. La sua profonda dottrina, l'elenco delle sue opere, e il novero di sue virti^i, è celebrato nella necrologia, riportata nel 1. 1 ,p. 298 degli Amialì delle scienze re- ligiose compilati dal prof. Arrighi. Inol- tre Gregorio XVI avendo destinato nel 1845 nunzio apostolico di Snagna(h .) mg,"^ Giovanni Brunelli romano, segreta- rio della congregazione di [)ropaganda fi- de,con breve apostolico ebbe il titolo ar- civescovile di Tessalonica, ed il regnante Pio I X a' i5 marzo 18^3 lo creòcardina* le, pubblicandolo a'7 marzo 1 853; per ti- tolo gli die la chiesa di s. Cecilia, e lo fece prefetto della congregazione degli studi. TESSIEa Pietro, Cardinale: Nac- que nella città di s. Antonino, diocesi di Cahors, ove ottenne un priorato, dottore in gius canonico e cappellano di Giovan- ni XXII, neh 3 17 questi l'inviò nunzio in Sicilia (al qual articolo parlando di questa missione lo chiamai Testori*), con (lUglitilmo vescovo di Troyes, alla corte di Federico II per stabilire la pace col re R.ol)erto; ma fu una tregua di 3 anni, il 2.°non mantenendo il convenuto. Nel me- desimo! Siy fu destinato con (ìalhardo vescovo di Riez, Pietro de'Prati poi car- dinale, edaltri, a formare il processo con- tro alcuni malefici cospiratori controia vi- ta del Papa e de'cardinali, per tentativi di veleno. In premio di sue fatiche nel 1 3 i 8 otteiuie l'abbazia dell'insigne chiesa di s. Saturnino di Tolosa, ed a' 20 dicembre i32o Giovanni XXII lo creò cardinale
12 T E S
piefedi s. Stefano al Monte Celio, colla carica di vice-cancelliere di s. Chiesa. Sic- come profondo teologo e canonista, ebbe tU\ Papa r incombenza di scrivere sulla cpiestione allora agitata singolarmente nell'ordine francescano, intorno al domi- nio di Ciislo e degli apostoli, circa le co- se che (iervivano al sostentamento della vita. Dopo aver esaurito l'incarico, raor\ in Avignone nel 1 325, altri prolungando- gli la vita.
TESTAFEIIRATA SCEDERRAS V AUR\zio, Ctii-flinfilc. Nacque in Valletta capitale dell'isola di IMalla, a' "ìo aprile I 7'78,dachiarae ragguarilevole famiglia per antica nobiltà, magnanime virtù e ricchezza. Furono suoi genitori Pasqua- le barone di Cicciano e Lucrezia M.M' Au- reli, i quali osservando nel figlio animo genUle e assai composti costumi, divisa- rono di collocarlo a eilticare in qualche nobile e rinomato istituto dllalia, ove il cuore e l'ingegno si culti vassero, e gli fos- sero istillali nell'animo sani principii di pii-tà. A tale ell'elto scelsero il collegio Clc/iiciitino (di cui riparlai a Somasciu) di Roma, dove si raccoglieva il fiore del- la nobiltà italiana. Ivi egli ben presto die a conoscere la dolce indole di cui l'avea dotato natura, e mostrò intellettoad ogni nobile scienza; imperocché percorsa con sotnmo onore la carriera studiosa, si for- mò bella reputazione per l'alma città. Sen- len<losi inclinalo allo stato clericale lo abbracciò, ed in fresca età Pio VI lo an- noverò tra'suoi camerieri segreti sopran- numerari, e poi lo fece prelato domesti- co,conservandogliil [."udìzio: tale era an- cora nel I jqS, come ricavo dalle Notizie (li Jloina. iJa essepuie apprendo che suc- cessivamente lo destinò governatore nel 1 ySt) di Narni, nel i 790 di Città di Ca- stello, e nel 179^ ti' Fano: Io era pure nel I 7f)S r|uando il Papa fu portato pri- gione m Francia, ove gloriosamente mo- ri. Eletto nel 1800 a successore Pio VII, questi poco dopo lo nominò delegato a- postolico di Cu(ncriiio e sue dipcndeuzc,
TE S
come leggo nelle Notizie di Roma; indi passali (> mesi lo promosse nel 1801 a de- legalo apostolico della vasta provincia di Macerata, e lo attesta Leopardi, Serica Rectoruni Anconitanae Mctrchiae, ove vieppiìi esercitò le sue virtù, sapere e co- noscenza delle pubbliche cose,qualità che univa a prudenza, giustizia e singolare cortesia; esercitandosi da lui la carica eoo magnificenza e decoro, riuscì d'univer- sale soddisfizione della provincia, e mo- dello a'zuagistrali, per cui le popolazio- ni lo piansero allorché il Papa lo tolse dal suo mirabile reggimento, preconizzando- lo nel concistoro de'20 settembre 1802 arcivescovo di Derito inparllbiis, per in- viarlo nella Svizzera nunzio apostolico. R.icevè l'episcopale coiisagrazione dal car- dinal Giuseppe Doria Pamphilj vescovo di h'rascati, e nel declinar dell'ottobre i8o3 parù per Lucerna. Narrai a Sviz- zera come l'illustre prelato, in mezzo al commovimento e perturbazione guerre- sca di tutta Europa, funse il dilllcile inca- rico, e nella deportazione di Pio VII eoa quello ili Vienna mg.' tSVvr/'o// furono gli unici nunzi che restarono al posto loro (trannee in parte per quello pure di Spa- iarla mg."^ Gravina). In tanta dillicoltàdi tempi e mentre la s. Sede era tanto mal- menata, egli seppe acquistarsi la stima e l'alFetto delia signoria del cantone ove ri- siedeva,non menocheil rispettoe la consi- derazionedegli altri cantoni elvetici. Sen- za ingerire sospetti, con prudenza zelò gli interessi della religione, e con saggia av- vedutezza potè tenere in riverenza pres- so la nazione svizzera la sua rappresen- tanza e il potere della chiesa romana, ed il) epoca in cui infelicemente si deprime- va l'autorità del supremoCapo dellaChie- sa, massime in Italia, Francia e Spagna. Anzi ottenne dalla dieta generale della confeJerazione,che i monasteri dellaSviz- zera non dovessero essere gravali di tas- se [)iù degli altri cittadini, ad onta ch'e- rasi stabilito di laglieggiarli forte, e per- chè non si leulusse sopprimerli, ;^Ii riu-
TE 3
SCI di non potersi ciò eiretluare senza il pontificio beneplacito. Ritornalo Pio VII liioiifànte alla sua sede, volendo preDiia- re il prelato che con tanta fedeltà e no- biltà avea per ben i3 anni sostentilo in Isvizzera la dignità di nunzio apostolico, con notabile ritardo alla sua giusta ele- vazione, lo richiamò in Roma, lasciando egli tra gli svizzeri un nonieamatoestinia- lo. JXeli8i6 giunto in Roma fu ben ac- colto ed encomialo dal Papa, e da lui ne' primi di marzoi8i6 venne promosso a segretario della congregazione de'vesco- ■vi e regolari, primario uflìzio che ezian- dio esercitò con moltissima lode. Final- mente Pio VII, che nel concistoro degli 8 raarzoi8i6già lo avea creato e riserva- lo in petto cardinale dell'ordine de'preti, in quello de'6 del seguente aprile lo pul> blicò, nominandolo insieme vescovo di Si- nigaglia, conferendogli per titolo la chie- sa di s. Pudenziana, e annoverandolo al- le congregazioni de' vescovi e regolari, propaganda ftdc, fabbrica di s. Pietro, e buon governo; e poscia fu dato in pro- iettore alla terra di Morrò nel distretto di Jesi e nella sua diocesi, ed alla confra- ternita delle s. Stimmate di Filottrano. Portatosi in Siuigaglia coll'animo pieno di evangelica carità verso il gregge alle sue pastorali cure aflldato, senza fasto e con modesto decoro, l'indicibile sua alfa- bilità e le magnanime sue azioni presto superata la comune espetlazione gli gua- dagnarono tulli i cuori, e nell'universale si nominava ad esempio de' vescovi ze- lanli,solleciti e benefici. Tulto a tutti, sen- za distinzione amorevolmente accoglieva ciascuno in qualunque abito, singolar- mente i poveri, di cui fu vero padre, e co- loro che conosceva bisognosi di soccorso o di consiglio. Nelle slesse punizioni, ch'e- ra costretto inlliggere, il faceva con amo- re, considerando virtuosamente un figlio nel colpevole. Non è a dire com'egli co' suoi caritatevoli modi si affezionò soa- vemenle i diocesani d'ogni grado e con- dizione. Non si diparli inai dalla sua a-
TE S i3
mata sede, se non che per giovare a'suoi figli, e per intervenire a' conclavi in cui restarono eletti Leone XII, Pio Vili e GregorioXVI,niuuode'(iuali furono me- no di Pio VII io ammirarlo, per 1" im- menso bene che faceva, e di buon grado ■vi contribuirono. Siccome questo lo de- scrissi a SiNiGAGLiA, meglio e dettaglia- tamente lo celebrò con edificanti partico- larità r aurea penna del prof. Giuseppe Montanari, nel Breve comwcnlario del- le cose operate in Si/ifi;/ìglia dal car- dinale, provocato dalla divola alfetluos;» riconoscenza del suo l)enefìcalo cancellie- reLivio Bruschettini sinigagliese,eda lui dedicato al rispettabile poi poratocol suo ritratto in fronte, col precipuo intendi- mento di palesarci moltissimi e gì andis- simi benefìzi compartiti alla sua [)alria, in che fu corrisposto nobilmente e con e- leganza di dettato, inoltre Livio imito al padre e ad altri della curia, pubblicò pu- re colle stampe un magnifico elogio bio- grafico in istile lapidario. Per non ripe- tere dunque il descritto a Sinigaglia, gio- vandomi del Commentariu[i\\ cui die un saggio Francesco M.' Torricelli neW 11- limi di Roma t. 9, p. i i i, e rilevando: Nel commentario impareranno i giovani l'arte di bene scrivere, i grandi l'arte di fare il bene), mi limiterò qui ad accenna- re, che il cardinal Testaferrata, modello d'ogni più bella virtù, lasciò in tale illu- stre città e diocesi njonumenli indelebili della sua sapienza e della sua industrio- sa e inesauribile carità. Riaprì in fatti a' chierici il seminario, ampliato e miglio- rato; affidò alle monache benedettine l'i- struzione delle fauci ullejriaperseque'mo- nasteri i cui beni non erano stali venduli nella dominazione francese; ripristinò le collegiate della diocesi; istituì del proprio un monte di pietà; die nuovi chiostri al- le orfane e alle esposte, facendo rifiorire l'ospedale degl'infermi; ornò templi ma- gnificamente, e nella cattedrale, olii e di- versi nìiglioramenli e doni di utensili sa- gri^ costruì ricca cappella, facendo orni»-
li T E S
jedi corone preziose l'iinniai^iiii dellalMa tloiiiia e del divin Figlio; chiamò le so- relle della Carila a reggere le oi fanelle, e i fraltlii delle scuole cristiane 1' orfano- liododa Idi fonilalopegli orfani, i:he por- la il suo nome : InUociò resterà perenne- menle impresso ne'cnori de'snoi diocesa- ni, che per organo del nuinicipio gli de- cretarono vivente l'onore dell' eHlgie in inai nio,ton corrispondente epigrafe nel- la sala coiuiinale. Quella ricorderà le sue moitcpiici egeneroseazioni,esercilale lar- gmienle con tante beneficenze sopra la (liietlissinia snagregge,le ptihhlicheepri- ■^ate Jiniosiiie, elargite pure alla peiico- liinte onestà per condnrla ad onore; e che .•■[)iì sempre a tutti le viscere di sua pa- tema pietà, regolata da spirilo di sincera religione. Oltre icpiolidiani soccorsi, di- slnbueniloli anco di propria mano, par- ile olai mente in tempo della s. visita o del- la villeggiatura, aiutava mensilnienle4oo fimiglie, che altrimenti sarebbero slate {ibiiiindonate nella miseria, in lutto riful- ge il< lo oli imo ed e.->i mio pastoie, onde chia- rii e benedetta resterà sempie la sua me- moria. Giunto alla grave età di 86 anni, |'(,clii giorni dopo il suo ritorno dalla vil- leggiatura di Vaccarile , ed assistilo dal suo ospite cardinal Alessandro Snoda le- gato di Folli, cessò di vivere in Siniga- giia a'3ago>lo i 84 3,n)ezz'ora dopo il mez- >< di, mentre si celebrava la t'.miosa (ie- la, come notifica con isplendide parole il n.^GS del Diario di Itnnia, tra il pian- to e commozione universale de'snoi de- .solali diocesani, gareggiando negli onori funebri e nelle alleltuose dimostrazioni (li duolo. La funebre orazione pose nuo- Minieiile in chiarii luce una vita beneme- imtisNima, che si spense Iranfjnillameu- le nella pace del Signore, e che fu tutta lina continuazione il'ogni opera di carità t di religione; essendo altresì stato l'am- plissimocardiiial vescovo decoroso orna- luenlo del sagro collegio e dell'episcopa- to. La sua salma fu deposta nella sua cap- l'clla dellu calledrule con onoi ifica lapide.
TES TESTAMENTO, Tcstamcnfwn, Tu- Indac Testamcnlariac. Alto di ultima volontà, nel quale si costituisce 1' erede, Tcslntio mentis, formandone l'etimolo- gia e la definizione, cioè un'esplicita di- chiarazione della propria volontà, di tut- tooiò diesi desidera succeda dopo la Mai-' te (/.) intorno alle proprie sostanze. Aio- destino aulico giureconsulto roma no, nel- la legge I, (F. h. t.,ne fa questa definizio- ne: T'oluìitatis nostrac j'iista scntenùa de co quod vis post, mortem suam fieri {'elit. Dunque il testauienlo è una giusta disposizione della nostra volontà (alme- no deve essere), su ciò che ciascuno vuo- le che sia fritto dopo la sua morte. Il le- sta mento si fa per lo più per iscriltura pub- blica con rogito di notaro, commettendo- ne l'esecuzione agli eredi, o all'esecutore testamentai io che ha meritato la fiducia del testatore. Chiamasi testamento per si- gnificare ch'è una dichiarazione della no- stra volontà fatta alla pre^eI)za de'lcsli- nioni, i quali attestano e fanno fede del seguito atto. Il testamento comincia ad avere il suo elTeltu subito dopo la "morte del testatore, e può sempre essere da lui livocalo fino all'ultimo istante di sua vi- ta, sebbene Morilioiido (/^ .), ma sano di mente e intelligente. Al testau)enlosi pon- no fare delle aggiunte o cambiamenti con olire disposizioni chiamate Codicillo, co- dieilli, tabella, perchèCoc/fXanlicamen- le fu detto il lestamenlo, rendendo ragio- ne della voce il Donati, De' Diitici, p.i8. Il lestamenlo è inoltre un atto che deve e>sere conforme alle formalità prescritte dalla legge. Afllnchè una persona sia ca- pace di far testamento, bisogna che ab- bia le qualità lichieste dal diritto natu- rale e umano in generale, quanto dalle leggi o statuti particolari de'luoghi in cui \uole essa fare il suo lestamenlo. Le oc- correnti (jualilà sono l'uso della ragione e (li celli sensi, l'età, la proprietà, ed il libero possesso de'beni de'quali intende di dis|)orre in via di lestamenlo. Per con- seguenza sono incapaci di testare i furio-
T E S
si, gl'insensati, gl'iinbecillijipiodiglii.gl'in- tculelli dall'autorilà pubblica; non pon- ilo egualmente leslaiegl'impubfiijequeb li cliesono raorti civihnente. Negli stati in cui è conservata la patria podestà , i figli di famiglia non ponno testare, eccet- tuato il caso in cui non siavi peculio ca- sti euse, cioè acquistato in guerra, o quasi- castrense, cioè acquistato con qualclie ca- I ica, o per l'esercizio d'una professione di iililiià pubblica, come di avvocalo, medi- co, uolaro, ec. I migliori scrittori sosten- gono che l'origine de'teslamenti, quanto alia loro natuia, sta nel diritto delle gen- ti; tua che i regolamenti sulla foimadei testamenti, la capacità attiva o passiva, o . altre condizioni del testamento, sono di di- ritto civile. Ragionai a NotaRo, l'antico Scriniario (V.j, del suo grave, delicato, onorevole e responsabile ministero, qua- le geloso custode delle pubbliche e priva- te azioni degli uomini, ministro e deposi- tario della fede pubblica, manteuitore del- le facoltà altrui e testimonio inefiagabi- le de'pubblici e piivali interessi, fia'qua- lì i testamenti, i legati,! codicilli, dove v'in- tervenga l'autorità del principe e il vigo- re delle leggi. Ivi accennai, come aulica- mente si stipulavano gli atti, le donazio- ni e i testamenti de'chierici dal Primice- rio della s. Sede (l\) e da'suoi notar), e poi si fece anco da altri ecclesiastici. Ivi notai, e ripetei ne'vol. LIX, p. yy.LXI, p. 9, che il Papa Pio IX affidò al Sena- to Ronioìio la cura e sorveglianza dell'ar- chivio e deposilo degli alti notarili di Ro- ma. Che nel palazzo Sah'iati^ova del go- verno, vi è l'archivio Urbano, eziandio cogli alti pubblici di que'notari i cui uffi- zi furono chiusi, ed ancora di quelli esi- stenti per esuberanza de'medesimi: gli at- ti de'uotari capitolini,! cui uffizi cessaro- no, si conservano nell'arciiivio di Campi- doglio. La raccolta esistente nell'archivio Urbano rimonta ad un'epoca anteriore al 1744» e di recente fu bene riordinalo e classificato, a vantaggio del governo e del pubblico. Negli articoli òetrìl/iuiali^esÀ-
T E S 1 5
stenti e non più esistenti, parlai de'Ioro speciali notali. Diconsi Libali pii (f .) le disposizioni fatte dal testatore per l'a- dempimento di qualche opera pia, in fa- vore della chiesa, de'monasteii, degli o- spizi, degli ospedali e altri benefìci stabi- limenti,ede'poveii. Anche i legali depre- catorii, essere obbligatorii per gli eredi, i quali debbono impiegare i legati pii ri- pudiali in altre opere pie. La Congrega- zioiie della rev. fabbrica dis. Pietro(1 .), vigila all'esatto adempimento dei legali pii; e per RoJiia più specialmente la Con- gregazioiie della visita ai;ostoliea e a- dewpimento de' legati pii di Roma (V.). Sui legati pii si pt;ò anche vedere Con- gregazione DEL Concilio, Congregazione de' vescovi e regolari, ed altri relativi articoli, come Ceni di Chiesa e Rendita ECCLESIASTICA. A Legati PI!, oltre l'aver parlato del più principale che riguarda l'argomento, disM pure dell'origine delle pie lascile, e dell'anlichità di far donati- vi per testamento o per codicillo, degli ebrei, egiziani, greci, romani pagani ecri* stiaui, longobardi e franchi: delle facol- tà concesse a quelle che si facevano Ee- ligiose e Monache (T\), per disporre del- la 3.' parte di loro sostanze in opere pie: riportai le antiche formole usale nelle pie disposizioni: Per la redenzione de' pec- cati j per la salvazione dell'anima pro- pria e di alleile de'parenti j-forntoìe che consimili o varianti riprodussi in diver- si analoghi articoli, ed a Regalia. Nell'ar- cibasilica Lateranense , celebrandosi gli AìUìiversari di Suffragio a' V< fanti, nd imitazione de'sagri Dittici (T .), dal più antico de'pi eli beneficiati, dalla partedel- r evangelo e dopo 1' OJJertorio , si pro- nunzia con voce chiara il nome del testa- tore, in di cui suftiagiosi offre il s. Sagiifì- zio, e dicendo: Praesens Anniver.sariuia celebra tur prò anima iV. iV. etutprcces no.stras Deus eocaudire dignetur, conjes- sionem agamus. Confiteor Deo omni- potenti, etc. Indi due beneficiati recitano due Pater ed Ave, uno per la remissio*
iG T ES
ne (Ielle colpe del ca|>itolo, l'ald'o pel no- minalo ilefìinlo. Talvolia recitnnsi pure o il Dcprnfuiuìis, o il Misererà, ec. L'u- so cie'leslatnenli è della più remota aiUi' ciiilù, e la loro origine dee riferirsi al di- ritto della natura e delle genti, e non già al diritto civile, poiché essi fjcevansi an- che ne'lenipi in cui gli uomini altra leg- ge non aveano se non quella della natu- ra. Al iliritto civile devono soltanto rife- rirsi leformalitii e le regole stabilite per la confezione de'teslatnenli. Si legge nel- 1j Cronaca d'Eusebio, che ^'oè divise la terra cli'egli conosceva tra' suoi tre figli .Sem, Cam e Jafet, e che dopo aver dichia- ralo il riparlo da esso fallo a'medesitni, trovandoci presso il fine di sua vita, sle- se quella sua volontà in uno scrilto, che sigillò e consegnò a Sem. Da questo si ri- leva pine quanto sia antico l'uso del Si- gi/lo (I .) . per segnare e legalizzare gli alti pubblici. Abramo ancora, mentre non avea alcuna prole, proponevasi d'isliliii- le suo erede il figlio di Eleazaro, suo in- tendente o ministro di tutti i suoi alfari. In appresso lasciò tutti i suoi beni ad Isac- co suo figlio, e soltanto ordinò alcuni le- gati particolari a' figli della sua concu- bina o moglie di 2.° ordine. Isacco, per in- gegnosa industria di Piebecca, die al se- condogenito Giacobbe la sua benedizio- ne, lasciandogli come creduto Esaù pri- mogenito il godimento dei suoi possedi- menti più fertili, e benché sopravvenuto Esaù e conosciuto l'inganno e da lui sol- lecitato grandemente a riformare la sua ultima disposizione, non voile gianunai rivocarla. Giacobbe dispose siu)ilmenle colla celebre sua benedizione l'ordine di successione tra 'suoi figli, ed assegnò al mi- nore Giuseppe la porzione doppia che ap- parteneva al primogenito Piuben. Gli e- gizi impararono la maniera di disporre de'beni loro per testamento dai figli e ni- poti di fiiacobbe, gl'israeliti o ebrei, che soggiornarono buigamente in Egitto. Al- ti i credono che gli egizi già conoscessero l'uso delle dispusizionilcslaiuentarie, oal-
TE S
mono le avessero apprese da'iliscendcnti di C^am. Nel libro del profeta Ezechiele si pirla egualmente di eredità e di lega- li. Trovasi in Geremia una prova dell'u- so che aveano gli ebrei di faie un dupli- calo de'contratti civili, di cui uno resta- va aperto nelle mani dell'acquirente, e l'altro sigillato veniva depositato in luo- go sicuro. Però avverte il Bergier, Dizio- ìiario enciclopedico, che il termine Te- stamento negli scrittori ebrei non fu a- doprato nel senso di dichiarazione del- l' ultima volontà. Che se il solo esempio che trovasi presso i loro patriarchi d'un Testamento propriamente detto è quel- lo di Giacobbe, che al letto di morte ma- nifestò a'siioi figli l'ultimo suo volere, ma questo era piuttosto una profezia di quan- to loro dovea avvenire, e di ciò che Dio avea deciso sulla loro sorte, anziché una disposizione libera e arbitraria di Giacob- be. Di più dichiara Bergier, che (pianto alle uhi me parole di Giuseppe, Mosè, Gio- suè e David, non si può dare loro il no- me di Testamentn , se non in un senso assai improprio; ciò che ripeto a Testa- mento Vecchio «Nuovo, per la spiegazio- ne etimologica de' vocaboli. I legislatori greci viaggiando neirEgitto,avendoneap- preso le migliori leggi, quindi fu introdot- to il regolare ii<o de'testamenti a Sparta, in Atene e nell'altre città della Grecia. Tra'roraani, nella legge delle XII tavole eia ristretta ne' soli padri di famiglia la facoltà di far disposizioni testamentarie e di assegnare o ricevere legati; ma il dirit- to di far testamento era già radicato e sparso nell'uso presso i romani, e tra lo- ro riguardavasi come un onore l'essere partecipe in caso di morte delle liberalità degli amici, e così l'esclusione da quelle disposizioni riguardavasi in qualche mo- do come vergognosa. Riferisce Plutarco, chementrei romani erano ordinati in bat- taglia e pronti ad imbrandire gli scudi e a cingersi delle loro vesti militai i, costuma- vano di fare il loro testamento anche sen- za alcuna scrittura, uumiuandu soltanto
TE S
il lofo erede alln presenza di 3 o 4 lesli- moni, il che dicevasi Ialinamente, tosta- mento fatto nel procinto di combattere, in nrocìnctn facta. Trovo però nel cita- to Donali, die i soldati romani fino sul- la sabbia scrissero i loro testamenti olo- grafi col gladiiim. Dicesi olografo, gre- cismo de'Iegali, il testamento, codicillo o simile, ch'è scritto di proprio pugno del testatore, il Cancellieri nelle Disscrt. e- pistolari l)ìl>liogrq/icJie,a p. 8, riportai! diritto e privilegio concesso a'militari, in procincfuet in expedi tiene a\\ convalida- re im leslanientoo codicillo olografo, pri- "vo di tutte le necessarie e legittime solen- nità; insieme ad un elenco di scrittori clie lianno trattato del testamento militare e del testamento marittimo fiuto sul mare, la cui forma è prescritta dalle leggi del governo del testatore, che dcbbonsi osser- vare sotto pena di nullità. Il testamento olografo, non firmato alla presenza d'al- cun ufiJziale pubblico, è quello che ven- ne interamente scritto, colla data e colla firma di propria mano del testatore, sen- za alcuna addizione di mano straniera; poiché se vi fossero delle cose scritte da ;illra mano,ciò produrrebbe la nullità del testamento. La sola formalità richiesta per questo genere di testamento, è chesia tutto scritto colla data e colla firma di mano propria del testatore, senza addizio- ne alcuna di mano straniera. Nello stato pontificio però non ha eflìcacia il testa- mento olografo, se dal testatore prima di sua morte non viene consegnalo ad un pubblico notaio in presenza di due testimo- ni; salvo il caso se si trattasse d'un testa- mento che chiamasi inter liberos,o ad causas pias,\ quali ponno aver eincàcia per privilegio, rapporto al i. "secondo il di- ritto ci vile, e rapporto al 2.°in forza del ca- pitolo Relatum. Inoltre Cancellieri, Dei misteriosi attributi de' numeri ternario e setfen/71-io, a p. 75, dicendo dovere es- sere 7 i testimoni necessari perla validi- tà della consegna della propria ultima vo- lonlà,ricorda diverse opere che ne tralta-
VOL. LXXV.
T E S 17
no. Le dichiarazioni che si fanno per mez- zo de'testimoni, sono il genere di prove il più antico presso tutte le nazioni. I roma- ni ficevano anche i testamenti, radunati i comizi in pracinctnper acs,etlibrani, presente l'antistato, l'erede come imma- ginario compratore dell'eredità, il pub- blico pesatore, e 5 testimoni uomini, pu- beri e cittadini romani. Tra di essi, se una moglie rinunzia va 1' eredità del marito, sulla sua Sepoltura (1''.) si poneva ima borsa con entro le chiavi di tutte le co- se domestiche, che per averne cura avea ricevuto dal marito nel giorno dello spo- salizio. Questo costume si mantenne in Francia nel medio evo. Leggo nel Gua- sco, / riti funebri di Roma pagana, p. I I , che quando l'infermo con mortali se- gni (che secondo le curiose osservazioni di Plinio erano, il ridere nella violenza del male, l'adattarsi l'orlo della veste, il ripiegare e increspare le lenzuola, il non voler essere scosso dal sonno, il giacer con • tinuamente supino, l'aver il polso disegna- le e formicolato, e altri che si manifesta- vano negli occhi e nel naso) indicava vi- cino il suo trapasso, si facevano avvisare i congiunti, radimati i quali il moribon- do o leggeva o f.iceva leggere il suo te- stamento scritto sopra le tavole cerate te- stamentarie (al modo detto a Scrittura}: terminata la lettura, pronunziava ad al- ta voce, sela veemenza del male non glie- lo impediva, queste parole. Haec uti in his tabulis cerisi'e scripta sunt, ita do, ita lego, ita le-itor: itaque k>os, Quirites, testimonio praebetote.(lvie^laa\ineMO era la formola usata ne'testamenti,che si fi- cevaoo calatis Comitiis. Il moribondo chiamava quindi il suo erede, e gli por- geva gli anelli, che avea in dito, o ch'e- ra solito portare, servendo anche di sigib lo. Questa ceremonia di consegnar all'e- rede i propri anelli , appunto derivava perchè siccome uno di que'cerchietti con- teneva il sigillo, col quale si chiudevano i contratti e le letlere,*così conveniva che il testatore cedesse nell'alto della dona- 2
i8 TE S
zinne le sue divise, come clii clona un for- ziere o altra cosa simile , cede anr.he la chiave che lo npre. Adempiuti così gli oljbliglii propri dell'uomo did)bene,quaii- do si avvedeva d esser negli eslienii rao- nìcnti s'accomiatava da'Mioi paienli e a- niici. Moglie, Jìgli, anìici, addio, ^-ivi le, state sani Jiuehì- io \'i ri\'eda eolaggiìc negli Telisi. JNell'alto d'esalar Io spinto, un j)ai ente conginngendo alla sua la pio- pria bocca, con pielcsissinin ufìlzio, ne li- eevea l'estremo fiato vilale, ed un altro gli chiudeva gli occhi. Nel 7Wo/o(/ .)( he i lomani cuslodi\ano nel Ter?ii)io(/ .) di Saturno, eravi ancora il deposilo in cui si riponeva il ventesimo di tutte le suc- ce>sioiii, che si riscuoteva da lutti gli e- redi, fuorché da' figli de' defunti. Sicco- me l'adottare è lo sle>so che prendere uno straniero per suo Figlio, inellerlo ne Ila sua famiglia, e destinai lo alla sua succes- sione, così i figli adottivi presso i roma- ni dividevano tutto co' figli naturali del Padre adottante: ed è appunto per cjue- slo che prendevano il nome e il sopran- nome di colui che lì adottava; ma per in- dicare la loro discendenza e la loro nasci- la vi aggiungevano il nonie della stirpe o il sopiiirinome di rjucl ramo di famiglia dond'essi erano nati. Vi erano tra'roma- ni due specie di adozione, una che si fa- ceva innanzi al pretore, e l'altra nell'as- send)leadel [ìopolo romano in tempo del- la repubblica, mentre ne'tempi posterio- ri fetesi mediante rescritti imperiali. Oc- correva òhe il padre naturale emancipas- se il suo figlio, ed acconsentisse che pas- sasse nella famiglia di colui che lo adot- tava. L'adozione di pei sona libera chia- mavasi airogazione. 1 figli adottivi non erano punto distinti dagli altri, ed entra- vano in tutti i dii itti che dà la nascila a'fi- gli, lelalivaroenle a' loro [)adii adottivi soltanto; poiché non ereditavano alfallo dagli avi, né dagli zii, a meno clie que- sti non avessero acconsentilo all'adozione. L'adozione era nn'imitazionedella natu- ra, inventata per sollievo di coloro ch'e-
T E S
rane privi di figli; gli Eumichi non po- tevano adoltarne, e colui che voleva a- dottare, bisognava che avesse i 8 anni di pili del figlio che adottava. L'in)perato- re Adriano preferì i figli adottivi a'iiatii- rali, perchè cpielli, diciva egli, si sceglie- vano, e questi li dava il ca^o. A INbe^- TE, dicendo tle'gradi di parentela, ripar- lai dell'adozione. Tulli i popoli inciviliti conobbero l'iinporlanza e i vantaggi del- le disposizioni testamentarie , e toltile praticarono variando solo le formalit.'i, co- me può vedersi specialmente nel Nieu- poi t, De ritUnis roìiiaìioriim, ed in tul- li gli altri scrittori dell'antichità. Co'lan- tino I nel Zio per togliere le cagioni del litigare detern)iiiò,che ne'tcstamenti non fosse necessaiia alcuna forma di paiole ne! ftr l'istituzione dell'erede, e che bastasse che il testamento fosse scritto in qualun- que malei ia, usandosi per antico [)ifi fie- quentemente di scrivere in tavolette di legno, come notai a Scbittura, onde di- cevano darsi la possessione eonfra tahìi- las, eontra ligmi/n. Testamenti scritti o scolpiti in pietra trovansi iie'celebri mar- mi di Faros, e in tempi posteriori si scris- sero testamenti sopra diverse materie, fio- che più comune d'ogni altro divenne l'u- so della pergamena, che si proli asse, mas- sime per quella sorte di alti, sin oltre il secolo XIV, ed alla quale successe la car- ta. L'erodila, //<7r/-(Y///<7.v. pigliasi pe'beili stessi che si ereditano, o pe'diiilti die si hanno sopra i beni di un defunto, h'tie- (ìejuieres, è quello che ha diritto di suc- cedere ad un altro nel possesso di alcuni beni, e se ne distinguono di più soi la. Vi sono gli eredi legillimi ed i presuntivi, i quali hanno un diritto acqiiistatoalla suc- cessione del defunto; tali sonoi figli rispet- to a'Ioro padri e alle loro madri. Si cliia- ma\ano [iure eredi ali intestato, pevchò succedono di pieno diritto, e senza che siavi testamento in loro favoie. Vi sono gli eredi testamentari, che sono chiamati all'eiedilàin tutto e» m parte al testamen- to. Sonovi eredi estranei che non sono in
TES
nessjinmodo solida giurisdizloiiedel Ic- stalore, eredi de' pioiMi, eredi di acqui- sii, eredi beneficiali o per beneficio d'iii- \eMlano,i quali accellano una siiccessio- ije, senza essere obbligali a'deliili, se non die alla concorrenza della so>>lanza lascia- ta, con obbligo di farne inveiilario, e poi ripudiarla, subentrando nel possesso i ere- clilori; ovvero non è obbligalo di soddi- sfarli se non alla concorrenza di quanto Ila ricevuto. Visone eredi fiduciari, ese- cutori delle segrete disposizioni del testa- tore. Sonovi ancora eredi legatari, cui il flefunloha lasciato qualche legalo di do- nali vo; eredi sostituiti all'erede legillinio, supposto ch'esso non possa o clie non vo- glia accettare l'eredità; eredi àn' Fidi-com- messi (T\) che islituisconsi per lasciare la successione ad un altro. Finaluieute vi sono eredi degli ufiizi , di cariche, di di- gnità. Egli è questo il diritlo che la per- sona provveduta d'un uflìzio, d'una ca- iica,d'una dignità, ha di trasmettere quel- lo a'suoi eredi o successori. Questo dirit- to ebbe probabilmente la sua origine nei regni e i\Q principati, che si vollero ere- ditari, e si allargò poi grandemente nei Ijassi tempi, allorché si istituirono \ feu- di, i quali per la maggior parte da prin- cipio non erano se non che le cariche ed ullizi, per lo più di governi. Si goduno gli uffizi ereditari per concessioni sovrane. I Papi crearono le cariche ereditarie di Principe assistente al soglio pontificio, di Maresciallo di s. Chiesa e del Con- clave, di Vessillifero di s. Chiesa (V.),td anche di Gonfaloniere del senato e po- polo romano {T .). Gli eredi sono tenu- ti, sotto pena di peccalo mortale, d'esegui- re la volontà del testatore, di osservare i suoi coalratti legittimi, di pagarne i de bili secondo l'estensione dell'eredità, d'a- dempiere i voti reali, come sono leofTer te, ma non i personali, come i digiuni, i pellegrinaggi, ec. Secondo il diritto comu- ne non potevano essere ìslituiti eredi gli eretici ed i pagani, i fautori e nascondi- tori di eretici, gli apostali, le società proi-
TES 19
bile, gli esiliali, i colpiti d'una sentenza iiifautaule,quelli che perseguitavaiiiti car- dinali, gli scomunicati denunciati, i ba- stardi, i colpevoli d'incesto con persone religiose, i rei di lesa maestà, i simonia- ci. La diseredazione o privazione delj'e redilà, exhaeredatio, è una dispo>izionc per la quale escladesi dalla successione o da porzione di essa, quello cui è duvula ed a[»parliene per legge e per uso. Secon- do le leggi romane la diseredazione non può esser fatta che per teslamentu, per- chè non si può istituire erede che per le- stamenlo. Giustiniano I proibii a'paJri e madri il diseredare i loro figli senza giu- ste cause espresse nel testamento, e delle quali l'erede istituito deve farne prova do pò la morte del testatore. Queste cau-<e Giustiniano I le stabilì nelle segueuii. 1! padre e la madre e altri superiori pomio diseredare i loro figli: se essi hanno al tentato alla loro vita; se essi gli hanno per- cossi o hanno fatto loro qualche oltrag- gio o qualche grave Difesa; se essi non gli hanno liberati dalla prigione, obbligan- dosi di pagar per essi, secondochè pote- vano permetterlo i loro beni; se essi gli hanno lasciati in cattività, potendoli ri- scattare; se il padre essendo stato deinea- te, essi aveano mancato di rendergli que- gli uffizi che tale stato poteva donaiiJa- re; se con alcune violenze o per nllra cat- tiva via, Io aveano impedito di disporre de'suoi beni per testameulo; se essi si so no resi loro accusatori di tuli' altro de- litto che di quello contro il principe o con- tro lo slato; se un figlio avea commesso incesto colla sua madrigna; se si era im- pegnato in alcune abitudini con iscelìera- li e ne segui va la vita; seavea abbraccia to una professione inlame che non fosse quella del padre; se una figlia preferiva al matrimonio una vita infame. Secondo alcuni giureconsulti, si volevanoduecou- dizioni per la validità della disereilazio- ne in paese di diritto scritto. La i.' the fosse fatta con testamento in buoni for- ma, di maniera che uou era valevole se
20 T E S
veniva fi Ila da un codicillo, ed anclie da un Ie<t;inipnlotl>e non fosse sosleniilo die dalla clausola codicillare. La 2/ die ti te- slanieiilo contenente la diseredazione sus- sistesse; per cui quando l'erede isliluilo mancava prima del testatore, il lestamen- lo non polendo sussistere, la diseredazio- ne svaniva, e il figlio diseredato raccoglie- va la successione (il> inlislalo. Era la stes- sa cosa quando l'erede istituito ripudia- va l'eredità ocirera incapace a raccoglier- la. Non succedeva lo ste:-so ne'paesi d'u- so; la diseredazione poteva esservi fatta con un semplice alto. La diseredazione die fa un padre d'un figlio, non può e- stendersi a beni sostituiti, perchè essa non può aver maggiore estensione dell'istilu- zione.Ora i beni non ponnogiammai esse- re compresi uell'islituzione; quia .scilicct Iona sithstìtiita non jurv liacreditario, s('(l Jìirc sa?if;nìiiìs ad filiian pertincnt. Cliiaoiasi poi diseredazione ofìiciosa quel- la the torna in vantaggio del figlio disere- dato, e clie le leggi romane consigliano a'padri saggi eprudenti.Taleèquellache un [ìadre fa, allorquando avendo un figlio dissipato, lo disereda e istituisce i suoi ni- poti, non lasciando a tale figlio die il go- dimento di sua porzione ereditaria, per goderne in vita, a titolo di pensione ali- mentaria colla clausola ch'essa non po- trà essere lolla da'suoi creditori. Alla di- seredazione o pretei izioiiede'lialeliiodel- le sorelle, il diritto romano non accorda loro la doglianza d'inoUiciosità, che allor- quando uno di loro, a pregiudizio degli altri, ha istituito una pei sona infame. INIa in paese regolato da particolari statuti non si poteva, senza giusta causa, privare i col- laterali de'[)i (pi ibeni.se do ven no loro ap- partenere per disposizione degli statuti in cuieraiiosilnali. Ora colpruK Vermiglio- li, Lizioiii di dìiitlo canonico, lib. 3,lez. 2G, De Testamenti ed altre ultime vo- lontà, di questo argomento vado a dame un estratto.
Il testamento si divide in sciitlo, in nuneufjati\o, e in misto. Lo sailto, dice-
T E S
si di quello, che è inleramenle scrilto e sottoscritto di pugno del testatore me- desimo, oppure è scritto di mano di al- tra persona di fiducia e sottoscritto dal lestaloie: se il testamento è tutto scritto di pugno del testatore, chiamasi anche o- loi^i-afo. 11 /nmrupativo.iWcesi quello nel quale non v'interviene alcuna scrittura, ma il testatore colla sua voce nomina e istituisce lerede. Il misto, che dicesi an- co nuncupativo implicito, è quello che partecipa e dello sci ilio e del nuncupati- vo, e che avviene quando il leslafore scri- ve di propria mano, o sottoscrive il testa- mento, poi lo sigilla dichiarando a testi- moni essere quella l'ultima sua voIonl;u Questo testamento misto, è quello che si f<i presso il nolaro e i testimoni, col qua- le il testatore esterna la sua volontà. O il notaioo altra persona di fiducia del te- slatore redige in iscritto la disposizione di sua ultima volontà. Quindi la scheda testamentaria chiusa e munita dT 7 sigil- li, dal testatore in presenza di teslimom viene consegnata al nolaro che ne stende il rogito. 11 lestalore nel consegnare la sche- da deve dichiarare al nolaro ed a' testi- moni insieme presenti, che in essa è scrit- to il suo teslainento; giacché in questa es- senziale formalità consiste l'implicita nun- cupazione, ed è basata la validità del te- stamento.Morto il teslalore,ad istanza di chiunque, si può procedere all'apertura e pubblicazione del teslamenlo. Conviene però adire l'autorità giudiziaria, se il te- slatore non abbia espressamente facolliz- zato il nolaro a pubblicare il testamen- to senza mandato e presenza di giudice, ma alla sola presenza di due testimoni. Al testatore poi è permesso ritirare in vi- ta quando vuole la scheda testamentaria dal notaio cui l'avrà consegnata, ed in questo caso deve per alto pubblico, da ro- garsi dallo stesso notaio alla presenza di due lesti moni, ri lasciargliene ricevuta, on- de in perpetuo consti tale fatto. Ritiralo che sia il testamento non ha più alcuna eflicacia, se non venisse di nuovo coDse-
T E S gnato nelle forme prescritte. AfTuichè sie- no validi i detli leslaineuti, conviene vi coMcoiiano certe furmalilà e solennità vo- lute dalle leggi, che sono interne ed ester- ne. Le interne sono comuni a tutti i te- stamenti anclic privilegiali ; l'isliluzione dell'erede, e se è testamento paterno, la menzione de'figli, o come eredi, o come diseredati con causa,o legittimati; {'ester- ne, l'intervento in un sol tempo di 7 te- stimoni pregati all'uopo, questi devono vedere il testatore, udirne la voce chiara- mente, e se è di notte vi occorrono 3 lumi accesi. Deve farsi il testamento in un so- lo atto e contesto, ed in tempo continua- to, permettendolo lo stato della malattia del testatore. E' comune al testamento scritto, nuncupativo e misto, che ad essi intervenir non debbano né i parenti del- l'erede, né l'erede stesso, né i parenti del testatore, e neppure ponno essere testimo- ni: cioè quelli che sono in potere del te- slatore o dell'erede. Il di Ini padre che lo ha sotto il suo potere, né i fratelli, che sono sotto la podestà del medesimo padre. Gli altri consanguinei ed adìni del testa- tore o dell'erede, i servitori, udiziali, mi- nistri e domestici ponno essere, ed anche i fratelli emancipati, e pure il padre nel testamento del figlio emancipato; il ma- rito nel testamento della moglie, e tutti questi ponno essere cessando la ragione legale, i •vincoli cioè dell' unità nascente dalla patria potestà ponno essere nel te- slamento d'un 3.° Non ponno essere testi- moni gl'impuberi, le donne, i muti, i cie- chi, i sordi, le persone dichiarate itifami, e tutti quellicui è interdetta la libera am- ministrazione de'propri beni; ponno esse- re i legatari, i fidecommissari particola- ri, ed anche i loro parenti. 11 testamento scn'tlo deve il testatore scriverlo, o per lo meno sottoscriverlo, e non sapendo o non jìotendo scrivere farà la sottoscrizione im 8.° testimonio e il notare. Lo devono sot- toscrivere i testimoni, e devono apporvi i loro sigilli, ed uno solo è per tulli ba- stante. Il teslameuto /luncupalivo si po-
TE S 21
ne in iscritto da un notaro a perpetua me- moria dell'atto, e se i testimoni ad una- nimità asserissero alcuna cosa, che fosse in contraddizione collo scritto, si sta al det- to di questi, e lo scritto non ha alcun va- lore. Può dirsi, che i! testamento si è con- segnato ad un amico , se si spiegherà se sia scritto di proprio carattere, si diviene in tal caso alla ricognizione, e se nulla a- vesse detto deve riportarsi all'onoratezza dell'amico, in cui ripose fiducia il testa- tore. l\Ia tale maniera di testare, secon- do le leggi dello stato pontificio, non ha valore. Noterò, che i testatori illetterati non ponno fare che il testamento nuneu- patii'o, ossia il meno solenne, giacché nel solenne si richiede la loro firma, o l'in- tervento d' un 8.° testimonio, il quale si richiede anche nel testamento del cieco. 1 testimoni poi devono essere letterati, os- sia debbono firmarsi in tutti i testamen- ti, e lo spacco della croce pe' testamenti non è valido. Dello spacco della croce, valido per altre sottoscrizioni, ne riparlai nel voi. LXIII, p. i >. Non può morirsi con più testamenti, ma l'ultimo legalmen- te fatto prevale; come neppure può mo- rirsi parte testato e parte intestato, e se si dassequestocaso l'erede nominato pren- deintera l'eredità. Il dirittociviie ammet- te i testamenti privilegiati, come il milita- re; quello che fa il padre versoi suoi di- scendenti legittimi; quello insinuato nel- l'archivio del principe;(juelIo fatto in cam- pagna; quello in tempo di peste (quan- do nel 1837 il cholera afflisse Roma, con editto del cardinal vicario, ad esempio del praticatosi nella Pestilenza sotto Ales- sandro VII, si concesse da Gregorio XVF a' parrochi e confessori le facoltà di ro- gare i testamenti, e così neppure in que- gli estremi momenti defraudare il desi- derio de'moribondi); quali privilegiati te- stamenti sono esonerati, o di tutte o d'al- cune delle solennità esterne. Il prof. Ver- miglioli si limita quindi a trattare di quei testamenti prescritti e ordinati dal dirit- to canonico, col quale per altro an#rchè
22 T E S
pfssa lesinisi n causa profana, non resta (li-rognto alle iliS()(>sÌ7Ìoni dtl tliiillo ci- ^ile, eresiano in pieno %ig<)re, ma volen- dosi prevalere del lesianienlo canonico deve farsene espressa menzione. IVr pri- vilegio delle l)olle di Alessandro \l, Giu- lio ìli, Fio IV, Sisto V e Paolo V, pon- ilo testare i cardinali (quanto al hreveper disporre de'Inro beni e de'sagii utensili, anche pel decretalo dal regnante Pio IX, ne tenni proposito nel voi. LX, p. ig?- e seg.: de' carclinali celebri e generosi coi loro fiitnigliari con magnifici testamenti, trattai alle loro biografie e specialmente di diversi ne feci onorata menzione nel voi. XXIII, p.i3i. Anche il Nardi, De fu/rrodii, t. 2, p. i g6, dice eh' è validis- >imo il testamento olografo d' un cardi- nale. A n'articolo Lutto parlando di ([uel- lo de' cardinali, dissi pure del compen- do pecuniario che in morie lasciano a'Io- lO famigliari per corruccio o vestiario e fpiarantena, enei voi. XXIII, p. i 3o, del- le pensioni e spaili/ioni di scudi 2000, e 3ooo se principi, che assegnano a'me- desiroi. Nel decorso secolo i Di(frl di Ho- rnii pubblicavano il tenore de'testamen- li de'ciirdinali, prelati e signori laici), tul- li i vescovi assistenti al soglio, ed alili ecclesiastici (cioè di (juelli che notai a'Io- ro ailicoli, i Comlavisti e Dapiferi go- dendo privilegi riguardanti i testamenti; e ipielii de'famigliai i ponli[icii,se loro viene speditoli breve de'privjlegi loro spellanti, liiipoi tainel vol.XMll.p. i02,io3eseg.), e le sn[ipelleltili sagre de' ve-covi e ret- tori di chiese devonsi non agli credi, ma alle rispettive loro chiese, giusta la bolla di s. Pio V. Gli ornamenti della cappel- la, i calici, lecrocide'curiali episcopali, dei raidinalie altri benefidali, che muoiono in l'orna, secondo la bolla di Giulio III, spettano alla sagrestia della cappella pon- tificia. Ria di questo meglio ne trattai nel citalo luogo, riferendo le disposi/, oni di Pio IX. E qui aggiungerò, che gli eccle- siastici IJcni'fii itili (J\) non ponno testa- re senza fncoitù, altrimenti vanno sogget-
TES
li agli Spogli ccrlcsiasliri. In tale ar- ticolo ho parlato con qualche dilhisione ilelle disposizioni teslamentarie ilegli ec- clesi.islici d'ogni grado soggetti allo spo- glio o esenti da esso per indulto aposto- lico o per seguile composizioni colia rev. camera degli spogli; non che di quanto ri- guarda i cardinali, il loro breve di testa- re, i frulli arretrali non percetti, e gli ii- tensili sagri. Secondo il diritto pontificio vale il testamento fallo avanti al parro- co o ordinario confessore, con 2 o 3 te- stimoni, ed è più vale- ole se fatto a cau- sa pia, come se venissero istituiti eredi i Pnwri, la Chicsa^W MonasU'ro (T^.),'^&' condo il cap. Riladtnii i de Tcstameiit. Si fa questione in questi testamenti, se ponno essere testimoni le donne. La più assennata opinione è la negativa, mentre si ricercano due testimoni legittimi, che non sono le donne, nel teslamento. Il di- rittocanonif'oderoga alla solcnnitìi del di- lillo civile in quanto al numero, attenen- dosi al detto della s. Scrittura, in ore dico- rimi v(d friiimslal ornile ver!)iii>i; ma non deroga alla qualità. La donna non può essere testimonio nel teslamento per la .sua fragilità, il che milita in qualunque testamento. Stabilisce ancora il diritto pontifìcio, che se invece del parroco v'in- tervenissero altri due testimoni legittimi, il testamento sarebbe valido, mentre essi farebbero le veci del parroco, e sarebbe- ro d' un' autorità maggiore del parroco stesso, e sembra che questa massima pos- sa aver luogo soltanto ne'tesfameiiti a cau- sa pia. Secondo il diritto ilei Regolainen- lo legist(Uì\-o giudizi/ir io di Gregorio XVI, sono validi i testamenti per i/iipli- (ila Niineiipazione, quando siano scritti interanjente, datali e sotloscrilli di carot- iere del testatore, presenti due testimoni iill'atto della consegna nelle mani di pub- blico nolaro, quale consegna deve conte- nere la dichiarazione del testatore. Che la schedola chiusa e sigillata è scritta, data- la e soltoscrilla di suo carattere, ed an- che l'atto di conscRiia dovrà essere sotto-
T E S scritto dal testatore, da due teslimoiii e dal tiutarochese ne rogherà. Modifica \l detto Regolamento il lestauieiito secon- do la forma del cap. Ctini csscs,e%\ ren- de valido soltanlo quante volte sia frit- to negli esplodali, ovvero da persone ma- iale e defunte in una campagna, ovillag gio lontano più di 3 miglia da'Iuoghi ove risiedono ptdjblici notari, ed iti tali casi devono osservarsi le regoleslabilileda Be- nedello XIV nella sua Istituzione cecie- siastieaìo5, Quarnvi.s- conscntaneiun. Il leslamento,secondo tale prescrizione, deve essere rilevato; questa rilevazione però, se- condo l'opinione della s. R.ola, si esige di necessità, quando il testamento sia fatto seinpliccnienle e ^'crbal/iienteìo f iccia del parroco e testimoni, e ciò per una mag- giore e sicura prova della volontà del te- statole, e per ruiiuovere le frodi e raggi- ri. 1 leslamcnti in favore della causa pia restano tiel loro vigore, a termini del pre- scritto dal duilto canonico. La disposino- ne testamentaria non deve dipendere dal- l'altrui arbitrio e volontà, e ciò è espres- samiMite riprovato dal diritto civde. Ciò nondimeno l'equità canonica ammette, che chi lascia all'arbitrio e volontà altrui in favore della causa pia, non dicesi mo rire intestato. Alcuni dottori opinano do- versi piuttosto intendere del dare esecu- zione alle ultime volontà, come accade nell'erede fiduciario, che della disposizio- ne. Come pure è cotilio verso, se un le- siamento fatto a causa non pia sia vali- do nel furo di coscienza se mancassero le solennità esterne ordinale dal diritto po- sitivo, quali secondo la comune opinione in tale alto nasce l'obbligazione natura- le, la quale ancorché non partorisca azio- ne civile, tuttavia le solennità di diritto ne' testamenti si richiedono acciò facciano fede nel f jro esterno, e per togliere qua- lunque falsila, frode ed inganno. Queste tolte e assicui alo tale essere la volontà del testatore, ad evitar qualunque dubbiez- za di coscienza, dice il prof Vermiglioli, dovrebbe eseguirsi. L'istiluzioae dell'ere-
T E S 23
de è la base e il fondamento della testa- mentaria volontà, ed essendo solennità so- stanziale è di necessità assoluta in qua- lunque allo di (dlima volontà anche pri- vilegiala, ancorché sia in piena facollàdel testatore d'islituire erede chiunque abbia la facollà passiva di testare. Tuttavolta il testatore, che abbia soggetti al patrio po- tere i suoi discendenti, deve necessaria- mente nel testamento o istituirli eredi, o diseredarli nominatamente per giusta cau- sa da provarsi; se avrà preteriti i discen- denti emancipali, il giudice darà a que- sti il possesso de'beni contro il testamen- to. Ojtinano alcuni, che secondo il dirit- to canonico non sia necessario che il pa- dre istituisca erede il figlio, o nominata- mente lo diseredi, ma che valga il testa- uiento se lo preterisce nella qualità ere- ditaria, purché gli lasci qualche cosa a ti- tolo di legalo o donazione. Ma la più as- sennata opinione è che i figli devono isti- tuirsi eredi, diseredarsi per giusta causa, o legittimarsi a titolo d'istituzione. Una volta la legittima (cioè quella parte del- l'eredità de'genitori, che non può torsi ai figli, per accordargliela la legge) non do- vea essere meno della 4-' parte sulle so- stanze de'genitori; in oggi se i figli sono 4 o meno, si dà per legittima il triente, cioè la 3." parte e tutti vi hanno luogo, e se sono 5 0 più si dà il yc/nisse, cioè la metà dell'eredità: se co'figli concorressero i ni- poti, questi succedono in .s'^/r/^/, quelli in cdpi. Che se meno si lasciasse della legit- tima, si può agire non colla querela di te- stamento inofficioso, ma per la costituzio- ne di Giustiniano I; quale azione non si eslingue col quinquennio, come la que- rela d'inofficioso, ma dura 3o anni come tutte l'altre azioni personali. Questa le- gittima dev' essere interamente libera e senza onere. Se i figli eredi sono gravati dell'onere di restituire l'eredità, eoo sosti- tuzione fidecoramissaria universale, han- no il diritto alla percezione della legit- tima e della trebellianica (vale a dire la 4.' parte, che all'erede è permesso di ri-
24 TES
tt'ueisi nel resliluiie i fjJecominlssi uni- \t'i>ali), eJ anco se l'eieclità fosse grava- lidi legati oltre il dodrante(inisiirii),lian- iio il benefizio alla clelrazione anciie del- Ki fiilcidia, eccettuati i legati pii, e altri che laleggea laldelrazione non auinielte. An- che il vescovo da'Iegati lasciati alle chie- se di sua diocesi ha il diritto alla detra- zione, che dicesi porzione canonica, ed è TBiia secondo la consuetudine de'luoghi, t non ne sono esenti neppure le chiese [)ii- vilcgiate. Non si deve tal porzione se i la- kcili I iguaidano ornamenti, fabbriche, ce- l'ì, lumi e altre pie cause, cou)e per ali- naentare i poveri, per maritare e collo- care povere donzelle in monastero. Nasce ili^piita fra'dottori, se il testatore lascias- m; al vescovo qualche legalo, se esso ab- bia il duitto di percepire anche la porzio- ne canonica: la pili plausibile o[)inione si è, che se il testatore non fa menzione del- hi porzione canonica, pub delrarla. Non è vietato al testatore, all'erede o eredi i- sliluiti, unoo più eredi sostituii e. La so- stituzione è diretta e i/ulii'ctta o obli- (jiui. La diretta è quella che si ordina colle parole dirette, e che si fa dipende- re dal fdtlo [)roprio la tradizione dell'e- redilà nel sostituito; ì'indirclta u oldicjiia è quella che si fa con parole obli({ue u [irccarie, che dicesi anco /idecoiiuiiissa- ria, ed è quella che ordina il testatore, che la trasmissione dell'eredità dipenda dal fatto dellerede istituito. Inoltre la di- n/la si divide in volgare , perchè è co- mune n tutti quelli che lianno l'azio- ne attiva e passiva di testare; \npnpiliii- re, esemplale, eoinpendiusa, recìproca o brevilocpiii, e iiiilitare. La sostituzione può essere espressa o taciti/. Il sostitui- to succede in tutti i diritti dell' istituito. Facendosi più sostituzioni di seguilo lu- na all'altra, il chuunato iiell'ullima sin- lentie sohliluito anche all'erede nomina- to, quando maiicliino i sostituiti inlertne- di. Il pi of. Vermiglioli pa>sa (juitidi a spie- gare le divisioni delia costituzione <//V(7- lii. ludi dichiuia, che i Icblutueuli calili
T E S
alti d' ultima volontà devono eseguirsi , ariiiicliè non resti delusa la disposizione d'un defunto, dagli esecutori i quali sono o gli eredi istituiti u altri, sia l'esecutore testamentario asit'^xìdlo dal testatore, sia quello stabilito dalla legge e che dicesi le- gilti/no. ovvero dal giudice e chiamato dativo. Questo incarico in principio, ed a cosa integra può ricusarsi, accettato può costringersi a proseguire, dal vescovo del- la diocesi o dal suo vicario, e anche dal sovrano secolare, come materia di misto foro, i)er reirettuaziune della volontà del defunto. Se non è nominato l'esecutore, può costringersi dal vescovo l'erede anche colle censure, e se ricusa si può interdir- gli l'amministrazione de'beni del defun- to, e privarlo d'ogni comando e vantag- gio che gli si dovesse per titolo del testa- mento. 11 vescovo è l'esecutore dell'ulti- me volontà , stabilito anche dal concilio di Trento, laonde i vescovi agiscono co- me delegati apostolici ne'casi dalla legge concessi, quali esecutori di tutte le pie disposizioni tanto derivanti da ultima vo- lontà, (juanto da alti fra vivi. Queste teo- rie sui teslamenli e altri alti d'ultima vo- lontà, si ponilo applicare a'tidecommissi, legali, codicilli e donazioni per causa di morte. Nella lez. 27,11 prof Vermigliuli ragiona, L>('//rt successione intcstala.K"\'i dice che può andarsi al possesso d'una e^ ledila, o per testamento o senza: non può ac(piistarsi l'eredilà, uè per patto, né per contratto. La successione intestata è un diritto accordato dalla legge d'ac(juista- re il dominio di lutto quello che spetta ad un uomo a cui si resta congiunli coi vincoli del sangue, secondo l'ordine sta- bilito dalle leggi, e che si è lasciato in mor- te senza disporre, e cjuando non si fece af- fatto testamento, o si fece illegalmente, cioè senza le solennità volute dalla legge, ovveroche fatto il testamento poi si rom- pe, e si rende irrito e mancante dell* e- rede. La successione intestata, rapporto ai beni de'secolaii, si delei isce in primo luojiu u'diaueuUculi legittimi, o ai leQilU-
TES mali per susseguente mairi cnonio. Man- caiidu i (lisceiitlenli,si dà luogo aj^liascen- denli, salva la prerogativa del grado, co- sicclièi pili prossimi al defunto escludono j più remoti: la divisione *i fa per sV/'/yj/, non per capi. iNon trovandosi né discen- detiti,nè ascendenti, né collaterali, succe- donsi a vicenda il marito e la moglie di legittimo matrimonio. Se il coniuge su- perstite fosse stato contemplato nel tesla- cuenlo, enon avendoavutoquanto la leg- ge gli accorda, avrà diritto al supplimen- lo. Quando non sia vi succesiione a cui per diritto competa l'eredità, succede il f" isco (/ .) . il quale succede pure a esclusione di tulli all'eredità de'rei di lesa maestà, che a'nostri giorni fu limitato al solo uii- sfaito di perduellione ossia delitto di sta- lo; d'eretici non tollerali; di (pielliclie non avessero vendic;ila la morie del loro au- tore avanti i tribunali qualora non fo>se stata naturale, se avesseroimpedilodi fir lestamento. 11 fisco peiò resta escluso dal- la chiesa, dal monastero, dal collegio, did corpo militare e da un numero di perso- ne , a cui sia slata fatta in comune una donazione dal sovrano, nella successione iutestala d'un chierico, monaco, o addet- to a collegio o sodalizio. 1 beni de'pelle- grini che muoiono in lontani paesi, dopo fatte tutte l'indagini onde ini venire gli e- redi, non succede uè l'ospedale, né l'ospi- zio, né l'albergo in cui niorirono, ma si competono al vescovo per erogarli in cau- se pie, come approvò Onorio HI. Circa i heni de'rnorieuti negli spedali de'poveri e de'pellegrini, sembra a tali luoghi devo- luti, e si può vedere cosa rispose a'dubbi la congregazione del concilio l'S maggio i683. A'beni patrimoniali d'un chierico succedono i discendenti, e in mancanza gli ascendenti, ov vero i collaterali, e in loro mancanza la chiesa a cui prestava il ser- vizio. Vi sono casi in cui il peculio del chie- rico si divide tra il vocovo, la chiesa, i poveri ed i parenti. Morendo un bastar- do o un naturale senza lestamento e pa- ieuli, bucceJe airciedilà il priucipc. Al-
TES 2j
la successione intestata si ammeltono an- che i religiosi professi non mendicanti, e l'eiedilà l'acquista il suo ordine. Se inuo» re prima d'aver piofessato, se non ha te- stato prendono l'eredità gli eredi legit- timi. Altri giurisperiti, quanto alla succes- sione testamentaria, ecco in breve quan- to riferiscono. Successione dicesi della sur- rogazione, che si fa di tulli i diritti e pe- si d'un defunto nella persona del suo e- rede. Vi sono varie sorla di successione, cioè: la lestameiitaria, quella ch'é devo- luta all'erede istituito; la legittima o ab iiìtcstato, quella ch'é devoluta dalla sola disposizione della legge agli eredi del san- gue; la chiamata nude vir et iijor, ch'è quella per la quale, allorché il dehmto non lascia parenti ingrado succe^sil)ile, uè fjgii naturali, i beni della successione spet- tiiuo al consorte sopravvivente;successio- ne del fìsco è quella eh' è devoluta allo stalo.
L'albinaggio o l'albinalo, la cui eti- mologia deriva da alibi iiaLiis, o da ali- bi nasci o da ach'cna, è quella legge o di- ritlo in forza della quale il fisco d'un pae- se succede ne'beni d'un forastiere morto nel paese medesimo senza che vi fosse na- tur;ilizzato, sempre che il defunto non ab- bia disposto de' suoi beni, e non abbia ivi fra'suoi concittadini alcun erede ne- cessario. L'origine di (|ueslo diritto risale a'tempi remotissimi ne'cpiali gli stranieri erano considerati come nemici presso le pili colte e potenti nazioni deirautichità. Sono note le inumane leggi fatte dagli a- leniesi in odio di quelli che non nasceva- no entro il territorio della loro repubbli- ca. Sembra naturale il credere, che que' romani stessi, i (juali contendevano agli e- stranei, pcrcgriiiis, la facoltà di condur- re in moglie la figlia d'un cittadino ro- mano, la capacità di aspirare alle cariche dello stalo, e persino il diritto di succe- deie co(ne eredi ocoine legatari ne' be- ni d'un cittadino romano,/»^ quii'itiun^ avessero con più forte ragione ad opporsi a che uu c»Uuncu pulessc mureudu Ira-
26 T E S
snit'Ucre !c proprie ricchezze agli abitato- ri di legioni non sottoposte alla romana cloininazione, o chianiare al godimento di e8>e nel romano territorio una generazio- ne (li persone che destava gelosia e difìì tlenza nella conqni-.tatrici-' del mondo. Al- lori he dopo l'irruzione de'barbari in Eu- ropa pullularono gli ordini fendali, al- lorché gli abiiuri, i carupi, le vettovaglie, le consorti, e le vite de' sciagurati Sm'i e / assilli (J '.;, venivano giudicate una proprietà de' pochi e polenti oppressori, Donerà «l'aspettarsi che questi tlimostras- iero maggiore indulgenza verso gli stra- nieri,di quello che fosse per loro usata ver- so i propri concittadini. Aggiuìigasi che la necessità di tenere in freno i sudditi e mantenersi colla forza nell' usurpazione delle I egie prerogative, sottoponendoli a grave dispendio, li rendeva acutissimi in- tlagalori di luiti gli spedienli the vales- sero ad ampliai e il tesoro feudale, fra'qna- li non era cerio il più illegittimo quello (l'iippro[)riaisi : beni de'furastieri che fos- sero morti nella giurisdizione de'lorodo- Djinii. In fine la disperazione delle classi conculcate, la preponderante fermezza de' principi e i progressi della civiltà grada- tamente riuscirono a far crollare presso il maggior numero delle nazioni un tal si- stema di violenza. Fu abolita 1' infamia di tener l'uomo Schicivn (7.), venne io- li cjdotta l'equalilù nell'amministrazione della giustizia civile, ritornarono a' reg- gitori de'popoli que'privilegi che I oligar- chica prepotenza avea tolti da essi; ed an- che il diii'lo d'albiiiaggio nato dall'egoi- uno degli antichi, e sanzionalo dalla fcu- dile rapacità, fu in questa sociale rifor- ma dalla legislazione di alcuni paesi con- servalo a' loro principi per timore forse che l'abolizione scemar potesse la nazio- nale prosperità e agiatezza, impadionen- dosi il fisco de'beni de'furastieri defanli. L'opinione de'()ubbricisti è divisa intor- no al punto se il diritto d'albmaggio sìa o no findato sull'ordine naturale. Affer- mano ahiini che essendo l'uMiana Società
T ES distribuita in diverse nazioni, ne venga di conseguenza che ognuna di esse abbia la facoltà di regolare colle proprie leggi ead arbitrio le successioni e il commercio de* beni , e di distinguere , allorché trattasi d'accordare il conseguimento de'diiilti ci- vili che debbono essere esercitati ne'limiti del di lei territorio, la condizione del cit- lailino da quella del forasliere. Avvisano altri che una nazione non abbia siili' e- slraneo se non che r|ue'soli diritti che la propria sicurezza può renderle necessarii, e che i beni che sotio di proprietà dell'e- straneo non cessino d' appartenergli per essere posti fuori del territorio della sua patria, o pei ch'egli ne >ia accidentalmen- te lontano. Montesquieu non dubitò di chiamare insensati i diritti sui beni del fo- raxiiere morto e su quelli de' naufraghi. Ove poi deviando dalle astratte specula- zioni,si consideri che l'esercizio d'un sìo- dioso diritto, lungi da es^eredi giovamen- to alla nazione che se ne prevale, riesce il più ilelle volte alla medesima pregiu- dizievole; imperocché se da un lalo il fi- sco di lei s'impingua colle successioni de- gli estranei, dall' altro ne viene grave il deiriraenlo a'membri stessi che la com- pongono, i quali per giusto titolo di re- ciprocanza vengono esclusi dalle succes- sioni nel paese a cui gli estranei appar- tengono; ove si consideri che una tale e- sclusione ingenerando la diilidenza e il di- sgusto ne'foraslieri che ne sono percossi, diminuisce le relazioni sociali e di com- mercio fra'diversi stati ne' quali è divisa l'umana generazione, troverassi ben giu- sto il temperamento introdotto ne'tempi a noi vicini da'più illuminati principi, di rinunziare per mutui accordi al diritto di albinaggio, riserbandosene soltanto l'eser- cizio verso quelle nazioni le quali si ri- fiutano di pareggiare gli stranieri a'Ioro sudtliti nel goihmenlo de'dirittidi succes- sione. Ecco un elenco di reciproche con- venzioni per leabolizioni fra'nspeiti vi sta- ti de'dirìlti d'albiiiaggio, che ricavo da- gli Annali iV Italiii del eh. Coppi. Nel
TES I 7^3 fra il re di Sardegna, e l'impera- trice regina d'Ungheria e di Boemia. Nel 1768 Ira Francia e Toscana, acciò i lo- ro sudditi potessero lilìerainente succe- dere nell'eredità loro devolute nello sla- to dell'altro. Nel 1772 tra la Sardegna e la Baviera. Nel i 782 Ira la Sardegna e la Spagna, stabilendo fra' rispettivi sudditi un'assoluta eguaglianza e intera recipro- cazione in fallo di successione, dichiaran- dosi espressamente che i beni ereditari tanto nel possederli che nel venderli ed esportarne il prezzo non fossero soggetti a pesi di sorte alcuna, lolti quelli a'qnali sono tenuti i sudditi propri e naturali del paese in cui si trovano le devolute succes- sioni. Nel 1784 ti'a l'Austria e la Tosca- na pel Milanese e Mantovano. Nel 1787 tra la Sardegna e il Portogallo. In Fran- cia fu abolito nel 1791 dalla Convenzio- ne, dichiarando che la costituzione non ammeltevaalcundirittod'albinaggio.Ncl ibo6 tra Francia, regno d'Italia e Par- ma. Nel I 8 [ofra'regni d'Italia e di Napo- li. Nel 18 12 fra il regno d'Italia, col prin- cipato di Lucca e Piombino, colla Prus- sia e colla Svizzera. Nel 18 (7 tra il redi Sardegna, il duca di Modena e la duches- sa di Parma. Ne! 1818 tra il re di Sarde- gna con Toscana, Massa e Carrara, il re- gno delle due Sicilie, e lo Stato pontifì- cio : fra l'Austria e Parma: Ira il re del- le due Sicilie e la Prussia, dichiarando il re che 1' albinaggio non sarebbe eser- citato relativamente a' sudditi di quel- le potenze, le qu;di per parte loro non lo esercitavano verso quelli del regno delle due Sicilie; per conseguenza gli stranieri comincierebbero a godere degli elfetti ri- sultanti da questa disposizione dal giorno in cui la potenza alla quale apparteneva- no avrebbe manifestato di non esercitar- lo contro i sudditi del regno delle due Si- cilie; indi molto potenze dichiararono per reciprocanza di non esercitare tale diritto e di considerarlo soppresso pe'stiddlli del- le due Sicilie. Nel 1825 tra il re di Sar- degna e quello di Sassonia. Nel 1826 tra
T E S 27
il rediSarclegna,quoIIodi Wurlemberg,e il duca di Lucca. Nel 1827 tra il re di Sar- degna e Amburgo. Neli83o tra il redi Sardegna equello di Baviera, conferman- do col duca di Modena l'abolizione del- l' albinaggio con Massa e Carrara. Nel 1 835 il granduca di Toscana dispose.»» A.- vendo rivolta la nostra sovrana attenzio- ne alle veglianti leggi che per diritto di retorsione escludono gli esteri dalle suc- cessioni inToscana, abbiamo riconosciuto che la loro conservazione è essenzialmen- te contraria a' veri interessi dello stalo, e perciò siamo venuti nella determinazio- ne d'ordinare: Gli esteri, a qualunque na- zione a[)parlengano,saranno auìmessi nel- l'avvenirea succedere in tutta l'estensione del Ieri itorio de'nostri stali nell'eredità te- slateed intestate, e ad acquistare per qiia- lun(|ue litolo,ancheIucrativo,alla paride' nostri sudditi e nel modo stesso ed a'me- desimi elfelti, senza che ad alcuno di essi possa opporsi 1' esi>lenza delie leggi che inabilitano i toscani a succedere eil acqui- stare nello stato a cui appartiene. Nel ca- so di divisione di una successionedeferita per alti di ultima volontà, o per dispo- sizione della legge, ad eredi toscani e stra- nieri, e composta di beni situati parte in Toscana e parte in estero dominio, gli e- redi toscani potranno prelevare sui beni situati nel granducato una porzione egua- le in valore a'beni posti in paese stranie-
da
o, e aa quali pe
le le
o statuti di quel
paese vengono esclusi. E tale disposizio- ne ne' casi analoghi si applicherà pure a- gli eredi per titolo singolare ed a' lega- fari." Nel 1837 il re di Sardegna conven- ne con quello di Annover, e col princi- pe d'HohenzolJern-Sigmaringen, l'aboli- zione dell'albinaggio fra'rispettivi suddi- ti. Neh 838 il re di Sardegna concluse al- trettanto col regno del Belgio, con Hohen- zollern-Hechingcn,ecoirelettore d'Assia. Neli83c) il re di Sardegna col granduca di Sassonia Weimar-Eisenach,ecol gran- duca d'Assia. Neh 841 il redi Sardegna e l'imperatore di Russia ratificarono le
28 T E S
ilichiaiazioni del i Sag.suirabulizionedel dirilto di detiazione già esercitato a pro- fitto dellci corona sull'esportazione e lias- uiissione della eredità e di allri beni ap- partenenti a' loro sudditi, e stabilirono. » Gli stranieri essenilo aoKnessi nell'itn* pero di Russia e nel regno di Polonia a raccogliere le successioni, ed il diritto di albinaggio non essendo in vigore in quegli slati, limperatore obbligarsi di non sla- bihrlo in avvenire, né di esercitarlo sul- l'eredità che fossero devolute ne'suoi sta- ti a' sntldili sardi. Heciprocanieule il re di Sardegna obbligarsi a non esercitarci! diritto di albiiiaggio verso i sudditi del- l'imperatore di Russia. Questi potessero pertanto raccoglieie l'eredità che fossero loro devolute negli stali sardi. Intendersi che tali stipulazioni non derogassero alle legislazioni pai licolari degli slati delle par- li contraenti, in (pianto concernealle con- dizioni, mediante le quali è permesso a- gli stranieri in generale di ricevere in e- redilà beni stabili, o allri immobili qua- lunque." Dopo tali e altre stipulazioni di reciproche convenzioni, è da speratsiche fra non molto la legge inumana dell'al- hinaggio' venga interamente cancellata dal diritto pubblico europeo. De' testa- nienti e altre ullime volontà, come eser- cilate dagli antichi e dalle odierne nazio- ni, in molli de' loro articoli lo accennai, così ile'leslamenli curiosi e singolari, co» medi ali;unedis|josizionislravai;aiili. Nel- le biografìe de'Papi e negli articoli Pro- fessione DI FEDE, Penitenziere maggiork, Sepolcro de'Pontefici, parlai de'Ioro te- stamenti, e delle ullime loro disposizioni dichiarale moribondi. Solo qui dirò, che Onorio IV, fu l'esecutore testamentario del predecessore Martino IV. Gregorio XI nel suo leslamenlo rivocò e abrogò qualun(|ue cosa potesse aver dello, noa come Papa, ma come un uomo privato, controia callolica fede, per isbigliodi lin- gua , ovvero per fpialche perturbazione. 11 lungo discorso fatto da Nicolò V a'car* diuali, vicino a morire, e chcooDlieue io
T E S rislrello la storia del suo ponti ficaio, è chiamato suo leslamenlo. Leone X asse- gnò i beni delle Mcrclrin[1 .)\f\x Roma, che morissero ab intestato. a\ monastero delle Convertile, di cui riparlai nel voi. LXXU, p. i8g, dicendo che Clemente Vili confermò il disposto, ed aggiunse che facendo testamento, dovessero lasciargli almeno la 5.' parte de'Ioro beni. Clemen- te VII vicino a morte esclamò: Scil pon- tificato si conferisse per eredità, nomi' nerei nel mio testamento per Successore (V.) ilcarclinal Farnese. Gli successe do • pò 17 giorni col nome di Paolo HI. Nel citato articolo riportai il novero di que' Papi, che disegnarono nel punto eslre- mo il successore, come per disposizione testamentaria. Cenedello XIII edificò e dotò \' Ospedale di .?, Gallicano (/'.), de- cretando che al medesimo dovessero ri- cadere tulle l'eredità di quelli che muo- iono in Roma uh intestalo e senza legil- mi eredi. Clemente XIV moribondo fu slimolato a fne il testamento, ma egli si contentò rispondere : ì^a roba anderà a chi tocca. Quando Pio VI si recò a Vien- na, prima di parliredièa'suoi nipoti il suo testamento sigillato, dicendo loro: Ecco^ se io morrò in questa ^ita, U ultima mia volontà: ricordatevi di me nelle vostre orazioni. Sul clamoroso testamento di d. Amanzio Lepri a favore di Pio VI, ripar- lai nel voi. LUI, p. 9I Pio VII neli8o3 ordinò agli abitanti di Roma e dell'Agro romano.che facessero testanieiilo,una sov- venzione aW Ospedale di s. Spirito ( f.), non minore di paoli to.vSu questo vasto e iiuportante argomento ponilo supplire quegli autori cb^ trattano de'teslamenli nel corpo del Diritto, come Bartolo, Bal- do, Heiueccio, Donneilo, Ciijacio, De Lu- ca,Brunemann ed i seguenti autori. Fran- cesco Thirion, De testamento ologra- pho, Argenlorati I 7 I 3. Job. Geilkirche- rus. De testamento militari, Ingolsladii 1577. Jo. Henr. Bergen, />/. 7'- de J are militum circa, tesianienta, S'iltember- gae 1691. Carlo Vander Ileydcu, Dis-
TES
scrt. de pvivilcs,iis militum testamenta' l'US, Lngiltini Jjiitav. 1695. Ferdinando Hoininel, Dv diffcrcntia cxigua iiiter test, niilif. et tfstanicntnm pagaimm, in Jlostko ronditum, Lipsine l'j'ì'J- Jo. Christ. Treilliiiger, Disscrt. de militihu.'i jure niilitari testaufibiis , Argentorali 1752. Pietro Magdaleno, De numero te- sliitin in testameìitiiin requisito, Vene- liisi586. Gio. Tahoris, Dissert. de se- ptenario testiuin te'^tamenlorum nume- ro. Argentorali 1639. Samuele Sanlyn, De testìbus in testamento necessariis, Lllrajecti 1707. Calcagnini, De ultima i'oluntate, Piomae. Gaspare ^rTan^i, Tra- ctatus alisolutissimus de testarne/ito va- lido vel invalido, Bononiae i843. Ber- nardino Ijfdsetti, De testamentis, Ro- niae 1 698. Emanuele Dunii, De veteri ac novo jure eodieillonun eommentai'ius, Romae ( 752. Giusto Bohmers, Disputa- tio de eodirillis. Quaglia, Pratiea lega- le sìdle donazioni tra vivi, e de' testa- menti, Torino. Francesco cardinal Mnn- l\ca, De eonj'eeturis ullimarum volunta- ?/<«?,Romaei 58o,Veneliis i6o5. Capra e Bolognini, Z>c testamentis et substitutio- nibus.Tovie,De pactisfuturae suecessio- h/.?, ColoniaeiGgg. Bruni, De statutis a successione f Gemi nas, necnon cognato- rum lineani excludentibus curo aliis. Cavp't, De executoribus iestamentariis et comniissariis, Romae 1672. Grossi, De suceessionibus ab intestato.'^ca^oW 1678. T. Daniliouderi, Pupillorum patroci- nium, Venetiisi 572. Galganetti, Z>f' tu- telaet cura tutoiibus eteuiuitoribus,Ye- iietiis 1617. Patini, // notaro ben istrui- to, di cui vi sono diveise edizioni.
TESTAMENTO VECCHI O E NUO- VO, Testamentum t'etus et Novum. 11 termine di Testamento (7 .) in Ialino e in altre lingue significa propriamente l'at- to col quale si dichiara l'ultima volontà per la disposizione delle sostanze e altro; ma dagli antichi scrittori ebiei non è a- doperà lo in questo senso, secondo il Ber- gier, Dizionario enciclopedico^ dicendo
TES 29
che li solo esempio che trovasi veramen- te presso i patriarchi d' un Testamento [T .) pi ripriamente dello, è quello di Gia- cobbe, che al letto della morte manife- stò a' suoi figli l'ultimo suo volere, e ri- guardante le loro Ti'ilnc (T'.jj ma que- sta era una profezia di quanto dovea loro avvenire,ediciòche Dio a ve va deciso sul- la loro sorte, anziché una disposizione li- bera earbitraiia di Giacobbe. Ed inoltre dichiara, che quanto alle ultime parole di Giuseppe, Rlosè, Giosuè, Davidde, non si può dare il nome di testamento, se non ia un senso assai improprio; qualificando o* pera apocrifa composta in greco da un giu- deo convertito al cristianesimo ne' primi tempi della Chiesa, il Testamento de' XII Patriarebi figli di Giacobbe. Aggiunge che la parola ebraica Beritb significa in generale, disposizione, istituzione, tratta- lo, ordinanza, alleanza, comepure una di- cliiarazioiie di ultima volontà ; quindi i traduttori hanno comimemente tradotto quel vocabolo per qoello di Testamento, sebbene alla lettera significhi piuttosto un' alleanza, un trattato solenne col quale Dio dichiara agli uomini le sue volontà, le condizioni sotto le quali egli fa loro le sue promesse, e vuoie accordar loro i suoi beni. Dio si ilegnò più d'una volta di fare tali trattati cogli uomini, facendo (7//<'rt/?- za con Adamo, con Noè sortilo dall'arca, con Àbramo; ma non si dà a quegli alti solenni il nome di alleanza o testamento: il nome di testamento fu espressamente riservalo alle due alleanze posteriori, a quella cioè che Dio conclude cogli Ebrei a! monte Sinai co\ ministero di DIosì-, ed a quella ch'egli fece con tulli i Cristiani colla mediazione di Gesù Cristo.W quale la fermò nel |)rezioso suo Sangue, spar- so per la redenzione di lutti gli uomini, e durerà quanto il mondo. La prima chia- masi Yantica alleanza oi]\\ l'ecchio Te- stamento, e la seconda è \a nuova allean- za ossia \\ Nuovo Z'e,y^7/7?f/( ^.Essendone* disegni divini l'antico testamento un preli- minare, una figura e un preparatone de
3o T E S
nuovo feslnniento, «mìi I)en coiiveniciile «Ile Dio ne fìiresse uielteie in isciillo le disposizioni e le promesse, e die queste ci fissero lrasn:esse dullo slesso Mo-è, e da- gli <t1ii i iioniiiii da Ini ispii ati^siccoinescei- li pei ;iniiini7ÌMie lavila *()!oiil;i.Diocpian- lo Jill'anlico tcfstanienlo relTeftiiò con 4 ^ libri, i qtio!i contengono le sole vere ori- gini del genere limano, e un'infinità di no- li7Ìe sl<ii ielle sulle prime età del mondo; e peniò interessano tulle qoanle le na- 7Ìoiii. Questi libri c'insegnano con cerlez7a l'origine, i progressi, i diversi periodi del- la vera Religione (f^.): senza di essi tut- to è tenebre, favole, sistemi frivoli, più facile a distruggeie die a coslruire. Il te- slainentf) nuovo significa il nuovo ordine di cose, die piacipie a Dio di stabilire per mezzo di Gesù Cristo suo unigenito figlio, ossia la nuova alleanza cheba volutocon- trarre cogli uomini, colla mediazione di quel divino Salva tare (\t\ genere uma- no. Questo testamento è nuovo non nel .senso cbe Dio ne abbia formato il dise- gno ieceulemente,seiiza averlo annunzia- to ne'secoli precedenti, senza averne pre- venuto il genere umano, e senza averlo preparato; ma è nuovo nel senso die Dio cioè ha dato per mezzo di Gesù Cristo delle lezioni più chiare, delle leggi più per- fette, delle promesse più vantaggiose, una >peranza più sicura, maggiori motivi d'a- more, grazie più abboiiduiili ditjuelleac- cordate agli ebrei, e che perciò fgli esige da noi viriti iìkjIIo più sublimi. 11 dottore delle genti s. Paolo in falli diiiima questa nuova alleanza \' FA'aiigcloo\a buona no- vella, che Dio avea promesso pi ima per mezzo de'suoir/Yi/t'^/ nel la sagra ScrittU' /YT.Le opere del nuovo testamento dichia- rate canoniche dal concilio di Trento sono 27. De'siin boli dell'antico 0 vecchio lesla- nieiifo, rappresentali da'primitivi cristia- ni lie'loro monumenti, per ispiegaie la fi- gura e il figuralo, ne ragionai a Simbolo e Sjmboi.ka. 1 falli dell'antico e del nuo- vo testamento furono sino da'piimi tem- pi della Chiesa espressi da tutte le aili,
TE S
massime nc'sagri 7V//jy.'//, nelle Cafacnn:- /<', ne" r//////*'//, per esprimer vi il confron- to tra la figui a e il figurato. I saggi ammo- niscono gli artisti, specialmente i pittori, di fuggile nelle loro lapiU eseiitazioni di filli sagri, missimenellecliies"-, quelli che iono lubrici in se, o cnstig une il coiicetlo per modo che non sieno mai d"inciaui[)0 idi' occhio e alla mente de' riguardanti, siccome sarebbe l'antro di Lot inebriato dalle figlie, e condotto nell'orrendo e ri- provevole inganno; il gran cimento del virtuoso Giuseppe nella casa di Putifir; o la tradita ospitalilàde'Beniamili nel li- bi o de'Giudici; l'inciampo di David nel vedere Bersabea, o l'agguato a Susanna de'due iinpudici veccliioni di Daniele, e cosi d'altri fitti che si leggono nel diviii libro della Bibbia registrali a scuola e non mai a seduzione immorale de'feJeli. Nd- l'arlicùIoBiGBiAla dissi raccolta dclla.S'c/-/^- /»/Yi .sv7^'/v7, che coiiliene il Tcxta/nc/ilo \Tcchio e il Tcstainrntn nuovo. Parlai dei suoi libri chiamali ■à\\c\\^Canone(T.)^(A\Q la Chiesa ammette per canonici, nel det- to numero, sì dell' antico e sì del nuovo lesUimenlo: da chi e in quali idiomi scrit- ti dagli Scrittori sagri (F.). Dell' auto- rità, venerazione e bellezza della sagra Bibbia; di sua traduzione in pressoché tutte le lingue, e con dilTerenli e molte- plici edizioni, chiamandosi il testo Iali- no della Bibbia, dichiarato autentico dal concilio di Trento, col nome di T olgatd (J '.). Dissi delle riprovevoli società bibli- che, che alterando il senso della Bibbi. 1, la riempirono di errori, e così viziala con immenso numero di esemplari la dilfu- sero e dilfondono in tulle le lingue e ilia- letti.ln queste traduzioni di eretici e [uo- testanti, essi .-cullano, mutano, aggiungo- no, precipuamente in que'testi, che citali a dovere sarebbero contrari alle loro fal- se dottrine; onde furono sollecili i l'api, per eliminarne le funeste conseguenze, di avvertire i cattolici di silfiUe i'.ilsifica/io- ni, vielando di ritenerle e leggerle sotto severa proibizione e con peua di scoiuu-
T E S
iiica. Nell'arlicolo Scrittura sagra, di- chiarai essere designali con tal nome ge- nerale i libri dell'aulico e del nuovo le- slameuto , composti dagli scrittori sagri ispirali dallo Spirito saiito^ che ivi eiiuiiie- rai,per cui la s. Scrittura è la parola di Dio scritta. Che il vecchio testamento con- tiene i libri sagri scritti prinui di Gesù Cristo, il nuovo testamento contiene i li- bri sagli scritti dopo Gesù Cristo, e con- tenenti la ìxi'^^e i\e\\' Evangelo f^'-). Chia- marsi la s. Scrittura anche Bibbia, // /?'- òro per eccellenza, e il libro de'lihìi. La s. Scrittura dividesi in due parti, nell'an- tico e nel nuovo Testa/neìito,e di questo vocabolo ne spiegai I' etimologia. Ripor- tai i canoni de'concilii di Costantinopoli e di Trento, sull'autcnlicilà ecanonicità dei libri delle s. Scritture; i decreti de'Papi; come si classificano e distinguono i me- desimi dalla Chiesa, quale giudice inse- gnante nella persona del soininoPontefìce, maestro universale e infjllibile. R;igioiiai ancora sulla lettura della s. Scrittura e del- la s. Bibbia, di loro sinistre e maliziose in- terpretazioni, e feci parola de'y?. o Settan- ta interpreti (7^.) dell'antico Testamen- to, che pe'primi lo tradusseio 277 anni avanti Gesù Cristo, con mirabile unifor- mità. Kegli articoli Tabernacolo e Tem- pio DI Salomone ripailai della prodigio- sa arca dell'Alleanza e delTestanienlo, do- ve si deposeio le due tavole di pietra del- la legge che Dio diede a Mese sul mon- te Sinai, scritte dalle dita di Dio, cioè per per la operazione immediata o da un an- gelo, e se da Mosè certamente per ispi- razione dello Spirito santo, e contenen- ti i precetti del Decalogo oss,\ii i dieci prin- cipali Coìnandamenti dì Dio {T .), cioè le parole dell'alleanza da Dio conclusa co- gli ebrei, e perciòl'Arca santa fu detta del- l' Alleanza e del Testami'nto. Fu an- che denominata assolutamente Testimo- niìim , perchè conteneva le dette tavole della divina legge 0 della testimonianza dell'effettuala alleanza. La Volgala leg- ge in Taheniacìdo, ma l'ebreo legge in
T E S 3 r
Testimonio. Il libro della legge che sole- vasi mettere sulla testa de* re di Giudea nel giorno di sua coronazione, è pure chia- malo Testimoni unì, ed Isaia disse Testi- monium uno scritto che avea composto per ordine del Signore. Si vuole che oltre le tavole della legge, fosse collocalo nel- l'arca la verga del Sommo Sacei-dote \- ronne che prodigiosamente avea fiorito, ed un vaso di quella manna, colla quale Dioaveanudiitogl'iNracliti per4'>anni nel deserto dell'Arabia. Sebbene molti scrit- tori alFermino che l'arca del Testamento s'ignori ove fosse Ira-portata, nondimeno si vuole essere precisamente quella della patriarcale Chiesa di s. Giovanni in La' terano, come col Crescimbeni altri as- seriscono esistere nella medesima, l'arca del vecchio Test.'imento, il pastorale d'A- ronne e la veiga di Mosè. Memore s. Pie- tro dell'arca di Noè, sotto il cui simbolo era figurata la Chiesa, e siccome in (luci- la, oltre la famiglia Noetica, che lalllgu- rava la Sinagoga (T\), vennero racchiu- si tutti gli animali della terra secondo le di verse specie, che nondoveano perire col diluvio, sotto la figura de'quali er;mo e- spressi i gentili, come più chiaramente s. Pietro slesso l'avea conosciuto nella visio- ne del gran lenzuolo cogli animali, quan- do egli chiacnò per divino consiglio nel- la persona di Cornelio il centiuione la gentilità alla fede: memore ancora del- l'arca del TeslamentOjdentro la ([uale si conservava la legge di Dio, ed il vaso del- la manna ch'era il simbolo della divina Eucaristia, per tanto e pe'misteriosi sim- boli dell'arca, scelse s. Pietro per celebr.t- re il divino Sagrijìzio un'ara di legno a forma di arca, e al modo che accennai nel voi. LVlll, p. 2 I 3, e narro a ss. Teste. Riferisce il Crescimbeni a p.121, Stato della ss. chiesa papale Lateranensc.che in un santuario di essa sono riposti l'ar- ca del vecchio Testamento, il pastorale o bastone d'Aronne, la verga di Mosè, e la tavola della cena del Signore, le quali ve- nerabili reliquie si aioslrano il giovedì
32 T E S
Siinlo e nella festa di s. Tnmmnso aposto- lo, ardendovi conliiiuaniente innan/i Ire Iainpadp,per disposizione del cardi nalRa- sponi. Si può vedere Predica, ove ripor- tili le opere di diversi sagri espositori del- la sagra Scrittura, la (piale si fa nelle cat- tedree nelle chiese. E (|ni diibclie la lettu- ra dell'antico e nuovo Teslaniento si suol fare anche nel refettoi iodi molte corpora- zioni religiose. A hbiamodas. Giustino ciò chefacevasi nell'adimauze e sagre Sì'/ms- .v/ (/ .) de* piimitivi cristiani, e special- mente in quelle del Papa, alle quali esso interveniva. Prima di giungere all'azio- re immediata del s. Sagrilizio. il chieri- co Lettore leggeva da'lihri dell'antico e del nuovo Testamento quanto corrispon- de all'oilierna lettura delia sagra Litur- gia AeW E pistola e deiryù'<7»^(7oy quin- di il Papa faceva seduto un' omelia, un discorso a'fedeli congregati, su quel tan- to che aveano inteso leggere da'lihri san- ti dell'antico e del nuovo Testamento, e- sortandoli a riteneine gl'insegnamenti; poscia seguiva l'oblazione deTedeli, e fi- nalmente il canone eia consagrazionedeU lespecieEucaristiche e tutte le altre par- ti del Sagrifizio. Anche gli ebrei tanto nel- J'adunanzc dell'antica che dell'odierna AV- 7ia^o^a {T .), facendovi orazioni e diver- se funzioni , viene loro spiegata la legge Mosaica e l'antico Teslameulo inteipre- tato i\iì' llahl>i/ìi (/^.). Ora ricorderò al- cune edizioni riguardanti il Testamento ■vecchio e il Testamento nuovo, e delle o- pere che ne trattano. Girolamo Natali ge- suita, Evaii'^clicne historiae iniagines ^ Antuerpiae 1(196. Agostino Calmai be- nedettino, I^a storia dcU'antieo e nuovo Testamento, traduzione dal franeese di •Seh'ag;gio Canturani, Venezia i 767. Na- tale Alessandro domenicano, ///v/o/'/<7 re- clesiastira veteris novìsque Testamen- ti s, opera et studio Constantini Ronea- glifi, aeredunt ainmadversiones J. D. AJansi,\p.nc\\\% 1777. Francesc'Autonio Zaccaria, />/s.9f/7/7r.;o«/4'/7/-/V',rioma 17 80: I .' Sulla storia ccelcsiastica del veccldo
T E S Testamento: 2." BihliograJJa per intra- duzione allo studio della storia del \'er- chio T'estamento, ossia Indieetto ragio- nato degli autori elle si possono consul- tare. Marco Mastrofini, liitratti poetiei, storici e critici de'persanaggi j)iic fanìo- si del l'antico e nuovo Testainento.^owìa 1807. J etus et novum Testanieiituìn , graece,cxversioneseptuagintainlerprc- tuni juxta esemplar Vaticanuni, Glas- guaei822. Lecchio e nuovo Testamen- to secondo la Volgata,traduzionc in lin- gua italiana e con annotazioni di mg.'' jlntonio Mardni, Pi ato 1 827-32. Biìdia sacra Eulgataeeditioins Sixti V Pont. Max.j'ussu rceognita,et Clementis T Ifl ouctoritate edita, Vesuntione i 828. Mo- naldo Leopardi, /«/o/vVz evangelica spie- gata, in italiano, Velavo 1 ^Zi. Storia san- ta dell'antico Testamento spiegata in le- zioni da vari celelai autori ,\^\e%c\a 1882. Pasquale de Nardis, Fatti di maggiore rilievo dell'antico e nuovo Testa mento^ Roma i836.Ab. Dassance, Les saintesE- vaugilestraduits de laT ulgate,illustrés par mni. Tony Johannot, Cavalier, Gè» rard-Segi!ÌnetBrevièrc,Pav\s iS36. Sto- ria santa dell'antico 7\'stamento spie- gfJta in lezioni da. vari celebri autori ^ Granelli, Pellegrini, Barotti , Rossi e Zucconi, Brescia i 8 3 7. Francesco Luca e Roberto Falesie , Sacrorum Bildioruni I ulgataeeditionisCoiicoi'dantiae adre- cognitinnemjussu Sixti V Pont. Max., lusulis 1 838. Novum Jesu Christi Testa- meli tiim T ulgalae editioidsjuxla exeni- piar Vaticanum, Parisiisi837. G. An- tonielli, Storia del vecchio e nuovo Te- stamento, Foligno i844- Bihlia sacra T^ulgatae editiouis, ad exemplar Vati- canum novissime expressa cura d.'' Jas. Fr. Aiuoli, latine et germanice,'L!in(iìS' liuti i84'>-46- Negli Annali delle scien- ze religiose compilati dal prof. Arrighi, nel t. 3, p. 254, t. 4> P- 3, si legge il i-agio- namentodel eh. barnabita p. d. Carlo Ver- cellone: Avvertenzecriticìie sulla versio- ne greca dell' antico Testamento fatta
TES
fin Jaìtila. Nello-stes^of..^) P-'^i e349j è riportata lii flotta aivilisi che con elo- gio fece il gesuita p. Giovanni Feiione, dell'opera del can. G. M. Maloii intitola- ta: La lettura della santa Bibbia in lin- gua, volgare giudicata secondo le Scrit- ture, la tradizione e la sana ragia- ne. Opera diretta contro i prinripii, le tendenze e i difensori piii recenti del- le società bibliche; con una storia cri- tica del canone de' libri santi del Testa- mento antico, delle versioni protestan- ti della Bibbia e delle missioni prote- stanti trai pagani ,V,o'van\o i84fi- La Civiltà cattolica, 2/ serie, t. 4. P- 55 r, fa la rivista della deplorabile ed enoiiea traduzione, che ad onta di averla la Chie- sa proibita sotto pena di scomunica, fa- talmente a piene mani si dona, e porta partitolo, Nuovo testamento tradotto in lingua italiana da Giovanni Diodati, Londra od altrove, ec. Rammenta che si- mili versioni di Bibbie falsificate e per- ciò non approvate, anzi condannate in o- gni Inogo, è peccato punito di scomuni- ca dalle leggi ecclesiastiche il distribuir- le. E" altresì peccato il ricevere tali Bib- bie monche e fcìisate, il leggerle, il rite- nerle. Se la Chièsa proibisce la versione dellaBibbiadelDioda ti ed al tri eretici, non è già perchè voglia vietare la lettura delia Bibbia, ma pevallre ragioni che principal- mente riduconsi a 3. La f .'si è perchè quel- la versione è fiìtta da un eretico, e la Chie- sa vieta tutte le traduzioni fatte da'pro- testanti; la 2. 'perchè è senza nota di sor- ta, e siccome la Bd)bia contiene molti luo- ghi oscuri, nioiti chea prima vista sono equivoci, e per chi non capisce pericolo- si,ese vi fossero note d'un Diodati non po- trebbero essere che ereticali, come quello che nel 1607 pubblicando la sua versio- ne in Ginevra ov'era nato, lo ritenne uno de'mezzi per propagar l'eresia in Italia; la S.'perchèèin più luoghi falsificata ma- liziosamente e fraiidolentemente. Quan- timcpie il sapere il Ialino non sia segno di grande sapienza, pure la Chiesa nella sua VOL. txxv.
TES 33
prudente discrezione lascia leggere il testo latino senza note; poiché suppone che chi ha fitto i suoi studi fino a capire il latino della Volgata, abbia abbastanza giudizio per non pigliar lecosea rovescio. Ma quan- do si tratta di quegli altri che non han- no fatto studio di sorta, e non sono per- ciò in caso di leggere la Bibbia in latino, essa ha ragione di credere che questi non debbono essereciraed'uomini. Perciò non volendo proibir loro la lettura della Bib- bia, la dà loro tradotta con note a pie di pagina, le quali spieghino i luoghi che po- trebbero essere interpretati male, e fra le buone e approvate traduzioni in ita- liano, bellissima e fedele è la ricordata di mg. 'Martini arcivescovo di Firenze. Vie- ne lodata la recente opera assai popola- re intorno alle ceremonie della Chiesa e alla storia biblica: Lecons sur la Bible ou Ilistoire de Vancien et du nouveau Testament suivies de Vexplication des céréinoniesde VEglisepar M. Gavniron ancienne maitresse de pensionai, Paris 1854.
TESTE GvGUZLMOjCardinale. Fran- cese di Condoni, illustre per chiarezza di sangue, per iscienza e virtù, arcidiacono di Comrninges, essendo nunzio in Inghil- terra, assente da Clemente V a'22 o 24 dicembre i 3 ! 2 fu creato cardinale diaco- no, e per distinzione il Papa gli mandò ia detto regno il cappello cardinalizio; e poi lo dichiarò dell'ordine de'preti colla chie- sa di s. Ciriaco per titolo. Da Giovanni XXII, alla cui elezione si trovò piesente, fu fatto I ."vescovo di sua patria, donde pas- sò all'arci vescovato di Pieims, vescovati da altri contraddefti. Mor\ in Avignone nel i32G, e non più tardi come altri pretese- ro, insieme ad altre cose non vere.
TESTE DE'SS. PIETRO E PAOLO, Capita ss. Petri et Pauli magni Aposto- li,custodes tutelares, propugnatores Ur- bis. Insigni e celebratissime reliquie degli eroici e trionfanti Principi (P ■) romani e della terra, i ss. Pietro e Paolo princi- pi degli apostoli, fondatori di Roma cri-
3 ; T E S
sliana e suoi massìini prolelloii. Esse so' no quelle sagre ossa , quelle iDaiidiliole, qneMmli, qiie' ciani che furono già de- stinali ila Dio per vasi di elezione a pre- ditare la verità in tulio l'orbe. Allres'i so- no i gloriosi e principali trofei delia no- stra s. Pieligione.uiio de'[»iìi preziosi eiiie- slimabili tesori sagri che vanta possede- re l'avventurosa ed eterna Ixtmn/ (/ .) pa- li ia di tutti i cattolici j oggetti della pro- fonda venerazione di tutto il Cristitnicsì' //7o, esistenti nella i /chiesa del mondo la sagrosantapalriarealcarcihasihcae Chie- sa fli s. Ciovanni in Laterano {J .),trìiì- dre e capo di tulle quante le chiese l r- l isct 0/7)/.?,ecalledraIe del souimo l'on- tefìce /// omncm gciitcìu Pritiìaluni ha- lui. Le sagre Teste de'ss. Pietro e Paolo, in uno a'Ioro Liniina Jpostolnrwn^l .), che formano l'ornamento inconiparahiie delle patriarcali basiliche ove sono i loro l)eati corpi, cioè la Chiesa di s. Pietro in f aticanofi\i.\Chicsa (li s. Paolo nella \'ia (ostiense [à'ìcw ri[)arlai aTEMPionel com- piere la desciizione del risorto splendido sagro ediflzio), in ogni len>po ebbe i fe- deli d'ogni grado accorrenti, anche da re- mote legioni, a sfogare la loro tenera pie- tà e divozione da cui furono e sono [)ene- Irali persi grandi benefattori universali, ('ostante, profonda e munifica fu la cura de' Papi, pel mantenimento e inciemen- lo dell'ossequio e riconoscenza \erso i due precipui campioni illustri della Chiesa, e perciò gelosi nella custodia e conserva- zione dellesagre ceneri de'ss. Pietro ePao- lo. Imperocché, e come ripetei a Sepol- cro de'bomani Pontefici, l*apa s. Anacle- to eresse in onore di s. Pietro lai.^ me- moria; Papa s. Calisto 1 Irasfer'i le spo- glie de'medesimi ss. Apostoli alle Cata- (omhejePapa s. Cornelio con altra Tra- slazione le ricondusse a' luoghi illustra- li dal loro martirio col ministero di Lu- cina giuniore piissima matrona romana, e quanto al cf)ipo di s. Paolo nel cimile- rio nondicjuella matrona, ma di altra s. Lucina seniore e discepola dell'apostolo,
T E S che nel suo predio !' avea deposto, e so- pra del (juale Papa s. Anacleto vi avea e- dificalo una nieuìoria. Delle due Lucine, nel voi. Lll, p. 281, indicali luoghi ove ne parlo, essendo stale confuse, sebbene in assai diverse epoche ambedue fiorisse- ro. Il Severano nelle 3/eìnorie sai:;re.^). 38^7, riferisce che nell'area della basilica Ostiense eranvi gli orti di s. Lucina di- scepola de'[MÌiicipi degli Apostoli e di ro- mana famiglia senatoria, e dove essa sep- pelliva i coi pi de'mailiri, e il medesimo fece con quello di s. Paolo, riponendo pe- rò la lesta scparalameule dove fu poi e- retto un altare a s. Gregorio I , nell'en- trare in chiesa per la prilla grande a tle- slra. In questo luogo, allerma mg.' Nico- lai, Della hnsilica di s. Paolo, p. 37, fu trovato il suo capo, secondo la memoria precisa conlenuta in una iscrizione ivi col- locala nel muro: ///'<• inventmìi fuit ea- imi s. Patdi apostoli. Di tutte le reliquie de' ss. Pietro e Paolo e del loro culto ra- gionai ne'limghi ove si ptjseroe venerano, e singolarmente nelle loro biografìe, do- po che secondo alcuni s. Silvestro 1 le di- vise, il (he ricordai anco nel voi. LXIV, p. 97. Qui pure noterò, che passiuido in- nanzi alle confessioni ed agli altari papa- lidelle basiliche Laleranense, Vaticana e Ostiense,si deve fare la Genuflessione (f''.) indusivamenle dal Papa; e che Benedet- to XIV nel rendere [)iìi solenne tutta l'ot- tava della festa de'ss. Pietro e Paolo, or- dinò che nell'ultimo gioì 110 si celebrasse da'cardinali avanti less. Teslequellacap- pella semi-papale che descrissi nel voi, IX, p. i4o. a tale eirello erigendosi un aliare amovibile nella nave di mezzo avanti le ss. Teste. Inoltre lìenedetto XI V stabilì, che dopo il ve'«pero dello stesso giorno, il senatore e i conservatori di Roma in rubboni d'oro e con treno pubblico (col corteggio di tutta la curia cajutolina e dei caporioni, finche esisterono), si portasse- ro a venerarle nella basilica, ovesono ri- cevuti alla porta nìaggiore da 4 canoni- ci, essendo le ss. Teste esposte per tutto
T E S r[nel giorno. Indire s. Silvestro 1 forino In meiisii (leUVr/Zc/re tiiiigiiiore con quel- lo ligneo dis. Pietro, ove sino allorn avea- noc<.'I<'l)rnlo quasi setnpre i Papi,raccliin- (lenilolo nel medesimo, e lo descrissi nel voi. XII, p. 22. In quest'altare, in cui non \\ ( elebra che il Papa o un cardinale au- torizzato da speciale breve aposlolioo, si- no a Bonifacio Vili fn permesso per pri- vilegio di celebrarvi a'7 cardinali Fcsco- \'i sidntrbìcfin' lì' Ostia .Porto, Selva CaJi- diiìa, Sahiìia, Palcstrina, TusculoeAl' ì>auo(T'.)nA\a ebdomadaria ufficiatura, e perciò detti Ebdomadari [T .) Lalera- ncnsi e collaterali del !^apa. Fra tolte le cospicue prerogative di cjii è doviziosa- mente decorala i'arcibasilica Laleranen- se, la piìi singolaree illustre è senza dub- bio l'anticliissio)o possesso delle veneran- de Teste de'priiici|>i degli Apostoli, poi- ché tra le reliquie insigni de' santi delle quali si può fai ne 1' uiìlzio, la testa pri- meggia. La testa, r^7^of//, è la parte supe- riore e anteriore del corpo umano, la sua più nobile parie, la sede principale dell'in- gegno, del sapere e della bellezza,elo spec- chio degli affelli interni. 1 soli bruii guar- dano sempre in basso, ma l'uomo di cui non è quaggiìi la beata patria, il sapien- tissimo Facilore del tutto, nel crearlo se- condo la sua immagine divina, gli pose la testa in alto perchè mirasse lecose immor- tali e il Paradiso che lo attende operan- do virtuosamente. I latini dissero capo m singiilos hojniues, in capita, viritim j e per capo dissero pure la vita o uiiiouedel- i' anima col cor[)o. Francesco Cancellie- ri sommo erudito ci diede le preziose i1/c- morie istoriche delle sagre Teste de'ss. Apostoli Pietro e Paolo e della loro ri- cogìùzìone nella basilica Lateranense ^ con un' appendice di docianenti , Roma I 806. Quasi duplicate con postille del me- desimo,i suoi eredi le donarono, colla Sto- ria de' solenni possessi de'sonmu Ponte- fici, egualmente arricchita dalle postille dell'autore, alla basilica Laleranense, per esservi slato tumulato per distinzione, il
T E S 3ì
che rilevai ne! voi. LIV, p. 297, nella cap- pella dei Transito e Assunzione in cielo della B. Vergine; ma l'iscrizione sepolcra- le da lui composta e ivi citala ove si ri- porta, \\i levata e trasportala nella canie- retla dietio l'altare senza stabile sisteina- zione.e ciò per ornare il paviuiento,ed ivi appena ne lessi il nome in piccole lette-' re di melallo: Heic Fi\ Cancellieri. I de- creti de'principi, i monumenti i più soli- di della mano dell' uou^o, spesso da. chi deveconservarli,non che dal tempo, ven- gono distrutti. Solo la Storia, verace tut- to tramanda, e il suo testimonio resta im- perituro sino alla consumazione de'seco- ii.Pe'grandi meriti del Cancellieri, sia con l'erudizione, coll'alina Roma, e con la ba- silica Lateranense, qui lo reintegro nel tolto epitaliio, come una gloria nazionale, riproducendolo per grato animo e per am- mirazione.//<"/r situs est Franciscus Ilie- ron. Cancellieri US Rom. qui vixit ann. LXXV niensis il dies xix. Decessi t ir kal. januar. an. mdcccxxvi. Huini sepultus prope Cenotaphiwn T'. E. Leonardi An- tonelli Card, patroni benejicentissinu - Qui latein vivens haesi fere lustra per odo - Ipsc tuos recubo nwrtuus ante pe- des- Corporc duni tecum din virtutc re- sumpto- Perpetua liceat pace bonoque frui. Sarebbe riuscita assai più utile la 2/ edizione delle. l/c'/^o/'/V, pubblicata nel I 853 in Roma dal tipografo Ferretti, con avviso bibliografico che si legge a p. i 09G del Giornale di Pw ma, se illustrata col- le memorale aggiunte dell' esemplare e- sistente nell'archivio Lateranense. Le ss. Teste già l'a^eano dottamente illustrale, oltre gli scrittori della basilica, il benefi- ciato della medesima d. Giuseppe INL'So- resini, De Capitibusss. Apostoloruni Pc- tri et Palili in sagrosancta Lateranen- si ecclesia, asscrvatis. Opusculuni, etc, RomaeiSyS.Indifu compendialo dal cu- stode di Sancta Sanetnrum d. Giusep- pe Pazzaglia, Compendio delle cose piìi cospicue concernenti la Scala santa, e le ss. Teste chili apostoli gloriosi Pie-
^G T E S
Im e Paolo, tratto dalle oiìcic latine di Giiisi'pjicMariaSorcsiiii,coiiiinsnnìma- /■io di rclifiuic (ite \i conscn-aiio , e in' (hdiiciizc chi' sono nel Saneta SaNcto- ni/i!.V\.omaiCì'j'.\.\uo\\te prima del Can- cellieri, il tloUissimo cau. d. Giovanni Ma- langoni avea nel 1747 pubblicato in Ro- ma: [storia dell' antieldssinio oratorio o cappella di S.Lorenzo nel Patriarchio Lalcraneiìse . comunemente appellato Saneta Sanctorum. Siccome in qnesla per vari secoli si custodirono le ss. Teste, e siccome al santuario vi è unita la Scala santa, così in quell'arlicoloe in altri, col IMarangoni e col Cancellieri ragionai del- l'insigni reliquie medesime, laonde in bre- ve e per evitare ripetizioni vado a farne la licapitolazione, per poi col Cancellie- ri proseguire la narrazione. L'imperato- je Costantino I il G/Y///rA', divenuto cri- stiano, ridonò la pace alla Chiesa, accor- dò a'cristiani il libero esercizio del culto Joro, e circa il 3i3 donò a Papa s. ì\Iel- chiade parte dell'imperiale palazzo iWT.a- /(77///o.perdi lui uso e per quello de'suc- c.essori. Il Papa probabilmente nel remo- lo eslretno lato formò un oratorio per la celebrazione del s. Sagrifizio e altri riti. Certamente s. Silvestro I, ihe nel 824 gli successe, avendo ricevuto da Costantino I lutto intero il palazzo, vi formò la pon- tificia residenza o Patriarchio Latera- nen.se (J '.), poi Palazzo apostolico La- teranense {T .). In essa dedicò una cap- pella o oratorio, delta per eccellenza ba- silica,a s. Lorenzo arcidiacono delia chie- sa romana e mai lire, e vi pose le sue re- liquie. Adiacente al palazzo l'imperatore edificò l'arcibasilica Lateranense, nel Va- ticano la basilica di s. Pietro ov'era sla- to sepolto, nella via Ostiense la basilica di s. Paolonelcimilerio dis. Lucina senio- re, e s. Silvestro I le consagrò, ma per l'O- sliensecdubbiotal rito. Bensì ilPapa, giu- sta le antiche tradizioni, collocò nelle con- fessioni delle basiliche Vaticana e Ostien- se i corpi dess. i'ietro e Paolo; ed aven- do dichiarala l'arcibaiilica Lateranense
TE S
madre e capo di tutte le chiese, e sede del Pontefice romano, in essa pose le loro ss. Ti'ste, e ivi dentro l'altare con altri sa- gi i pegni le depositò. Altrettanto ri|)or- tano Baldcschi e Crescimheni nello >S7/7- io della ss. chiesa Papale Lateranen- se. p. 96 : Del trasporto delle sacre Te- ste de'gloriosi apostoli Pietro e Paola in questa ha si lira, e della loro venera- zione. Nella quale opera essi ci dierono nel 1723 un breve e importante eslrallo del libro di Soresini. INel i852 il dotto archeologo mg.'DomenicoBartolini pub- blicò in Roma la sua Dissertazione so- pra l'antichissimo altare di legno lin- chinso nell'altare papale della sagra- santa arcibasilica Lateranense. Do- vendo in seguilo parlare di esso, conviene che qui dia un laconico cenno della bel- lissitiia dissertazione. Uiferisce il eh. pre- lato,che Cornelio centurione, il i ."de'gen- tili che entrò nella chiesa di Cristo, per opera di s. Pietro che lo battezzò in Ce- sarea, allorquando 1' apostolo si recò io R.oma, Cornelio o l'accoiupagnò o lo for- nì di lettere commendatizie per la sua no- bile famiglia de' Cornell Pudenti, dove potesse alloggiare; ed a Chiesa di s. Pu- DENziANA, a Terme ed altrove, notai che iu tale casa si ospitavano i novelli cri- stiani, massime i provenienti dall'orien- te. Avendo s. Pietro convertito i Pu- denti, e nella loro casa stabilita la sua di- mora e seile, ivi estese le sue cure pasto- rali su tulle le parti del mondo e vi ce- lebrò il santo sagrifizio. IMemore dell'ar- ca di Noè, sotto il cui simbolo era figu- rata la Chiesa, e l'arca del Testamen- to dentro la quale si conservava la legge di Dio e la manna simbolo dell' Eucari- stia, scelse per la celebrazione della mes- sa un'ara di legno a forma d'arca, anche pel suo facile trasporlo in que' tempi di persecuzione, con furi in ambo i luti per inlromcttei vi le aste per trasportai la da un luogo all'altro, mediante maniglie. So- pra di essa celebrarono pure i successo- ri, e s. Evaristo nel disUibuiie i titoli o
T E S
oratoiii tielle diverse regioni di Roma, or- dinò die avessero aitai i eli pietra e l)ene- delti; però l'antica arca lignea si conti- nuò da 'Papi ad adoperare nelle sagre si- nassi a cui essi presiedevano, in riveren- za a s. Pietro. Eretto il luogo da lui a- bifato in titolo e nella Cìiiesa di s. Pu- dfiiziana, ivi abitando i Papi si conser- vava l'arca di legno, come luogo residen- ziale del vescovo di Rom;i, tranne i tem- pi in cui si ritirarono nelle catacombe e iie'cimiteri per le peisecuzioni,oin (|ual- clie altro titolo da loro eretto, oe'quali luoghi probabilmente trasferivano l'arca come altare portatile. Donato da Costan- tino 1 parte del palazzo di Lalerano a s. Melcliiade, d'allora in poi ivi fu stabilita la residenza papale. Crede mg.' Bartoli- ni che il palazzo avesse la propria basi- hca, e che s.Melcliiade la destinò pel cul- to cristiano, e che il successore s. Silve- stro 1 la dedicò al Salvatore, trasferen- dovi dalla casa de'Pudenli l'altare di le- gno di s. Pietro e de'suoi successori, e ve lo collocò solennemente,lasciandone qual- che tavola in quell'antico titolo, dove tut- tora si venera, porzione avendone pure la basilica di s. Marco. Sostiene ancora il pi elalo, chela basilica Lateranense non ha avuto mai confessione sotto l'altare in cui si custodissero le reliquie de'mar- tlri, mai il sepoicrino di essi nella mensa, ma sempre si è celebrato il s. Sacrifizio sul- l'altare ligneo, e di presente ancora si cele- bra ivi sul nudo legno, mentre per legge universale della Chiesa in tutto il mondo, secondo il decreto di s. E varisto, celebrasi sugli altari di pietra che contengono nel- la loro mensa le reliquie de'marliri. E' pregio singolare, unico ed esclusivo del- la basilica Lateranense, il celebrarvisi la divina sinossi sopra l'arca su cui avea ce- lebrato la messa s. Pietro e i successori, per esenzione dello stesso s, E varisto. Qui- vi da s. Silvestro 1 lino a noi è stato sem- pre custodito quell'altare sagrosanto, e nelle varie rovine e incendi, cui la basi- lica fu soltoposia uel corso di tanti secoli,
T ES
^7
sempre per divina provvidenza si è ser- ])ata illesa e integia quella lacera arca di legno vincitrice del tempo e delle bar- barie. Termina mg.' Cartolini con ram- mentare, quanto all'identicità dell'alta- re di s. Pietro, avere Benedetto XIV de- cretato: Che quando una reliquia da tem- po antichissimo riscuote il culto de' fe- deli con non mai interrotta tradizione della sua identicità, scienti e consenzienti i vescovi e i Papi, deve questa ritenersi come autentica, essendo sulllciente per de- cidere dell'identicilàdellereliquiela mo- rale certezza. Sull'asserto di mg.' Barto- lini mi occorre di fare due dichiarazio- ni. La I. 'è sulla erezione della basilica La- teranense, per la quale non intendo ac- cedere al suo opinaraenlo, ma solo di ri- portarlo, e ripeterò il protestato altro- ve : Chi narra dice un fatto, non con- ferma una sentenza. La 2.' riguarda la cap[)elletta che mg.' Bartolini non rico- nosce per confessione, benché molti scrit- tori con tal vocabolo la chiamarono, e su di questo pure non intendo farne que- stione, ma bensì noterò che nel suo alta re vi sono delle reliquie, poiché il capi- tolo della basilica Lateranense ritiene pos- sedervi i corpi de'ss. Crisnntn e Daria già vestale, martiri, e ne celebra la festa. So bene che altre chiese ne pretendono il possesso, e lo dissi conBuller nelle brevi loro biografie, il quale agiografo narran- do che i loro corpi furono trovati nelle ca- tacombe della via Salaria, Papa s. Da- maso I ne decorò la tomba e compose un epitaflloa loroonore. Dicendo poi ilButler dell'invenzione delle A't'//V/?izV de'ss. Con- iugi e de'Ioro compagni, che in tale ar- ticolo descrissi col p. Severano, Memo- rie sagre, sebbene dichiari che Stefa- no VI neir8j6 (non è giusta questa da- ta, perchè il Papa fu creato neir88j)di questi ultimi soltanto ne trasferì parte nella basilica Lateranense, e nella basi- lica de'ss. XII Apostoli (per cui il Papa la rinnovò, come riferisce il Piazza nel- YErucrologio dìRoì/iaa p. 64^, parlau-
38 TE S
di> de'ss. Coniugi che ilice vissuti vergi- ni, ma le relic|uie de'cjuali e non (|nelle tle'conipagni egli inlencle^lraslerite nelle delle basiliche, e che si venerano anche in s. Silveslio /// Cajtiti), menUe quelle de'ss. Ciisanlo e Daria nel!' 842 erano slate portate nell'abbazia di Pruni, indi in quella di s. Avolo, e cita il [). ÌSlaliil- lon, Ji tu Siiìicloìuni ord. s. JJciicd.'cti, secolo I\ , p. 61 1. Il p, Severanoin par- te conviene col Dutler, senza e>plicila- menteihchiararsi, anzi con s. Gregorio di Tonrs diceche Papa Pelagio (il I fu crea- lo nel 555, d 11 nel 578) concesse delle loro reliquie a un diacono che partiva da Roma, e concilia il nuovo rinveniuienlo seguilo solto Stefano VI, di porzione de' colpi de'ss. Crisanlo e Daria, e di queste una parte Giovanni X delgi4 ne donò a Ceieiigario I re d' Italia, e c[)e a >uo lenq)o Irovavansi a Iteggio {d\ Lombar- dia e lo notai in quell' articolo, dicendo le altre essere nelle due memoiale basi- liche di iioma),t-(l il reslo rimase nel La- teraiio, com'è solilo farsi in tulle le Iras- lazioui. Però qui ancora conviene tene- re pieseiile, che molli confusero la par- ie col tulio, e [)onno benissimo venerar- si le loro reli(piie tanto sollo l'aliare del- la confessione Lateranense, e saranno la maggior porzione, (|uanto nelle allie /{. chiese ricordale. Il p. Seveianu chiama la cappella sotterranea Lateranense, de'ss. Ci isanlo e Daria, e confessione. Raccon- ta che non solo vi fu venerala la veste di s. Giovanni apostolo ed evangehsla, ma ancora la dalmatica di Pascasio, la i|Uci- le toccala da un ossesso restò subito li- bero dal demonio. Che l'una e l'allia e- ranu tenute in molla venerazione, ope- rando il Signore per esse molle grazie, per cui in tempo di siccità e d'inonda- zione SI solevano cavar fuori, e si otleiie- va il tlesideralo. Porzione d'ambedue s. Gregorio I dava a quelli clie domanda- vano reliquie, e perciò la superstite di s. Giovanni trovarti mollo dimiuuila. Dun- que la cuppellclla suUerrauca ocoufcs-
T E S
sione Lateranense ebbe ed ha nel suo al- tare le ss. Reliquie. Fiallanlo divenula la cappella di s. Lorenzo roialerio pri- valo e domestico de'Papi, ebbe 3 altari, e nel G87 s. Sergio I vi collocò un rag- guardevole pezzo della vera Croce, che a'noslri giorni Gregorio XVI die in cu- stodia alla basilica \ alicana, come nar- rai hel voi. ^ lll.p. 3 14 *i altrove, descri- vendola. Essendovi slata collocata ncll'al- lai e maggiore la prodigiosa immagine a- chcropila de! ss. Salvatore (la cui origine raccontai nel voi. LXII, p. ^4) *^ della quale lo slesso Soresini nel 167 5 ci die, JJc ì/nrtgi/tc ss. Salvatoris, dall'oralorio nel 752 Stefano li! con solenne /;/o<r.v- sioiic andò nella patriarcale basilica Li- beriana. La liadizione riferita da Gio- vanni Diacono Lateranense, De ecclesia Latcraiieìisi, presso il p. Mabillon, Mu- scuinltalicumi. 2,p. 570, diceches, Leo- ne III del 7C)5 ripose nell'oialoi io molle ss. Reli(|uie, e nel 2." altare (nel i .°eravi la nominala celeberrima immagine, il 3.° era quello del titolare s. Lorenzo) le sa- gre Teste de' ss. Pietro e Paolo, ciò che si volle allribuilo as. Leone IV deir847. Però il p. Gianuingo gesuita nel Coin- mcntario {storico intorno alle ss. lit-li- qiiie de' Principi degli apostoli^ a'2g di giugno degli Acta ss. de'B(dlandisii, va congliieltiiiaudo che la tiaslazioue delle ss. Teste dalla basilica Lateranense nel- l'oratorio di s. Lorenzo del propiiwpio palriarc|iio, possa essere seguila ne!r8c)7 a tem[)o di l'apa Stefano Vi dello VII, per cagione d'un orribile leiremolo che rovinò tale basilica di Laterano, [ler ili- fello ancora di coslruzione, dall'altare principale posto nel bel mezzo e sollo l'ar- co maggiore, sino alla sua porla; e che perciò dovendosi rif.d)l)ricare, fu neces- sario di trasferire altrove le ss. Reliipiie ch'erano nel medesimo aliare, e perciò insieme con esse anco le ss. Teste furono collocale nella cappella pontificia del pa- lazzo Laleraiiense. ìNolerò, che l'aliare li- gneo di s. PieUo u quell'epoca era lode-
TES rato (li lamine crargento, circondato ne' 4 angoli da allieltanle colonne di porli- do S(jsreiienti l'elegante tabernacolo o ci- luirio. Avanti a questo eslendevasi ilpre- t,i)iterio,cliius()(la cinta inarinorea,e den- tro il presbiterio l'altare dedicato a s. Ma- ria iMaddalena, adorno pure di taberoa- colo. Inoltre l'altare avea una tavola col- le iniruagini dipinte de'ss. Pietro e Pao- lo. Fra l'altare e il coro 4colonne di me- tallo corintio scanalate sostenevano va- ne immagini di santi, e ciascuna un pre- zioso luminare cbe ardeva di baUamo o- rientale, a piedi delle (piali i divoti ap- jìeiulevanoi loro voti. 11 balsamo che nel- le feste principali bruciava in dette lu- cerne, solevano annualmente mandarlo gli orientali quale tributo alla chiesa ro- mana, benché sotto Papa Formoso del- rSg I , essi con denaro si alTraucarono da lai gravezza;e>iccomeofFrivanoauco de- gli aromati, come i garofani, per quan- to dissi ne' voi. XI 1, p. 4o, e L V, p. 4 ' > nella basilica tuttora con misteriosa be- nedizione si distribuiscono a* canonici e a tutto d clero Lateranense, prima della celebrazione de'vesperi nella vigilia di s. Gio, Battista, ioltoposta all'altare eravi la cap[)elladi S.Giovanni Evangelista eoo Fenestrella (T'.}, ove si custodivano le ss. Ueliquie, leallre essendo chiuse nell'alta- re, per l'operato da s. Gregorio I, al rife- rire di Giovanni Diacono. Ma, ripeto, mg. "^ Bartolini ritiene, che la basilica Latera- nense non ebbe mai sotterraneo e con- fessione in cui si custodissero sotto l'al- tare le reliquie de'mai tiri. Aggiunge che l'esistente piccolissima cappella non è di antica data, e soloebbe origine in età pò- steriore,quando rialzato il piano della cal- cidica o tribuna, venne sepolto iu buona parte il ciborio; allora fu che in quello spazio aiigu>to fra il piano antico e la por- zione interrata del ciborio, venne cava- lo quel piccolo andito con l'altare, indi per renderne sagro il luogo, vi fu conser- vata per qualche tempo la reliquia della luuica di s. Giovanni apo.stoio edevan-
T E S Z^j
gelista, come rilevai nel citato articolo, che poi per la grande lunidità fu neces- sario toglierla : inoltre un tempo si cuslo- divano anche gli Olii santi, che ivi an- nualmente si consagrano come cattedra- le del Papa vescovo di Roma. Egli inol- tre opina, che invece di aprire la doppia scala con balaustri e darle una forma d'antica confessione di martiri (come fe- ce Gregorio XVI e rinnovò più grande l'io IX), dovea chiudersi la cappellina e tornare la basilica nella sua intera inte- grità, pelsuoimico e singolare pregio che la distingue dalle altre chiese patriarcali, non che da quelle di tutto il mondo, di non avere confessione, vale a dire san- tuario di reliquie di santi sotto la mensa, perchè il suo grande santuario è l'altare ligneo di s. Pietro. Nel disastro ricorda- lodelI'Syg, rovinò il ciborio,egli altri or- nauìenti dell'altare nella più parte resta- rono distrutti. Dipoi compita la riedifi- cazione della basilica nel 908, regnando Sergio i 1 1, e per sua munificenza con nuo- vi ornamenti d'oro e d'argento, con ci- borio di stupendo lavoro tempestato di gioie, in questa congiimlura si crede che fossero riportate nell'altare della basili- ca le altre ss. Reliquie, ma le ss. Teste si lasciarono nell'oratorio del patriarchio, che avea preso il nome di Sancta Saii- cloriim e lo ha ancora. Questo titolo gli derivò dalle ricordale ss. lieliquie depo- stevi da s. Leone HI, le quali chiuse in un'arca di cipresso, questa avea l'iscrizio- ne di Sancta Sane to rum. Restò dun- que all'oratorio il classico titolo, coraechè divenuto cospicuo santuario, sia per l'ita- luagine acheropila del ss. Salvatore, sia per le Teste de'ss, Pietro e Paolo, sia pel numeroecomplessodelless. Reliquie che visi veneravano, e tenuto quindi il luogo piùsantoepiù venerabile di tutto il mon- do. Essendo l'antica cappella di Sancta Saiicloruni co' detti 3 altari e più vasta dell'odierna, nel voi. LXII, p. 60, 70 e 83, non che ne'molti luoghi relativi, de- scrissi le solenni pontificie funzioni, sagre
4o TES
ceiemonie e feste che vi cclebiaioiio i l'a- pi, inclusivameiile alla benedizione degli ylgniis Z>('/{de'quali i ipiii laiaSuPERSTi- 2I0NE, perchè a questa la Ciiiesa \\ sosti- tuì), rinnovata da ultimo dal Papa che regna (munifìcù col santuario della Sca- la salila, per quanto riferii in quell'ar- ticolo,e nel voi. LXVlI,p. i o5, ed in altri luoghi). Una di esse era quella del vener- «Pi santo, nel quale dall'altare de'ss. Pie- lioe Paolo, rompendosi i sigilli, .siestiae- \ano le loro ss. Teste, insieme a óiit Ciò- ti, e dal Papa si davano a baciare a'car- limali ed a tutti gli ordini di coloro che intervenivano, e poi ripoi.eva le ss. Teste e una Croce nel suo luogo, che lornavasi a .vigillare, e l'altra Croce presa da un car- dinale prete con essa in processione an- tlavano nella basilica di s. Croce in Ge- lusalcmme, ove si rendeva solenne ado- 1 azione alla medesima. INella festa dell'E- saltazione della ss. Croce, il Papa ficeva la stessa e>«tiazione, consegnoi.do a' car- dinali le ss. Teste, e il legno vivifico della vera Croce, per trasportarsi alla vicina chiesa di s. Silvestro 1 presso la basilica, onde venerarsi dal Papa^da' cardinali e dagli altri, indi processionalmente i car- dinali preti Seniori poi lavano le ss. Te- ste nella basilica Lateranense, e scalzi ri- tornavano nel palazzo a riporle nell'oia- torio.iSello slesso voi. LXll, a p. 62, con Giovanni Diacono, notai le copiose e in- fcigni reliquie che nel 1 1 59 si veneravano nella cappella di S'anela Saiicloìiun. per felenco che lòrmò d'oidined'Altssandro III, comprese le ^s. Teste, ed a p. 69 re- gistrai (juelle non riportate dal dello scrit- tore. Tornato Filippo 11 Augusto dalla ciociata di Terra santa, fu ricevuto in Ko- nia da Celestino 111, il quale gli lece que' doni che accennai nel voi. LI, [). G9, e gli lece nwjstrare le ss. Teste de'ss. l'ietro e i'aolo, ed il l'ollu sanlo. Innocenzo 111 dell 198 nell'armadio io cui erano ripo- ste le ss. Te>le,(ece lavorare due sportelli di metallo colle medesime scolpile, <la chiuderò! eoa chiuNi e culeuacci,ul Uiodu
TES narrato a p. 64 e 68 del più volte cilalo volume. 11 successore Onorio 111, dopo a- vere rinnovata la ca[)pelladi.S',///(7^i Saii- clcruin, pe'travagli della Chiesa, non so- lo de'minacciati da Federico II, ma co- me leggo in Uinaldi all'annoi 21 7, n.° 28, per implorare da Dio il suo polente pa- trocinio all'armi crociale d'Andrea 11 re d'Ungheria, di Leopoldo VI il Glorioso duca d'Ausilia, del duca di Moravia e di altri principi cristiani, nella sagra spedi- zione di Gerusalemme, per nuovamente liberai la cogli altri luoghi santi dal cru- dele giogo de'saraceni, non solamente or- dinò a'vescovi pubbliche processioni nel- la 1.' 6.' feria d'ogni mese in ciascuna cit- tà e in qualunque luogo popolato, ma e- gli slesso convocato nella basilica Late- ranense tanto il chiericato, quanto il po- polo, a piedi nudi si recò nella basilica Liberiana con processione di peniteii/a, portando avanti le Teste de'bb. Apostoli J'ietro e Paolo, per im[)eliare a'couibal- tenti pel popolo cristiano e di Gesù Cri- sto per riiilercessionedella sua ss. Madre raiutodivino,conoscendo non essere suf- ficienti i propri Dienti per ottenerlo. A. Pr.ocHssioNiì ancora riportai quelle altre fatte da' Papi colle ss. Teste, narrando qiiandosicavavang dalla loro custodia per farle venerare e baciare. Clemente IV cou suo breve a Isabella sorella di s. Luigi IX re di Francia, nel I 268 la disingannò dal credersi posseditrice del capo di s. Paolo, che gliaveanodonato corti greci con frau- dolenta assicurazione, ovvero lo confuse- ro con s. Paolo vescovo; breve che con al- tri documenti comprovanti l'idenlilà del- le ss. Teste si può leggere nel Cancellie- ri. INicolò lll<lel 1277 per la rinnova- zione del palazzo e dell'oratorio di San- ila Sanclorian, tolse da esso eh notte le ss. Teste e altre reliquie, e colle sue pro- prie mani, in casse distinte, ledepositò ge- losamente in altro lato del palazzo, e tioti nella basilica come dice il .Soresini, e poi ve le riporlo nell'unico altare da lui fal- lo costruire iuvecc dc'3 preccdculi,aveu-
TES clune rislrelta l'ai-ea e l'aulica forma, e riiiuliiiise iiicasse d'argento. Pare che cle- liic.isse il nuovo ontloi io, ollrecliè al suo titolare s. Lorenzo, anche al ss. Salvalo- 1 e, etl ci'ss. Pietro e Paolo, essendovisi fat- to (li|iinf;cie in attodoifiiie una chiesa a s. Piclio, oltre l'iininagine di i|uesti e tli s. Paulo in musaico. Con altri dipinti fe- ce esprimere le gesta e inariirio d' am- hediie, e i fatti rigtiaidaiiti le ss. Teste, e fra di esse una Croce, essendo quella di s Paolo alla destra per quanto dichiarai ne' \o\. LUI, p. 22 e 23, LX Vi, p. 93 e svj^.Aìccuiìo <\e Sigilli jìU!itifin!jàa[)po\- clic in tal modo in quelli di piombo del- le /olle pontilìcie, sono rappresentate le Teste de'ss. Pietro e Paolo, per dimostra- re i i^api con pubblica e solenne testiino- niiiiiza il loro speciale cullo alle medesi- uic, da Papa s. Paolo 1 in poi (|uanto al- le loro immagini, e prima di Pasquale 11 colla ss. Croce che le separa, dimostran- do non ostante che la maggiore onoranza devcsi a s. Pietro. Però Cancellieri cre- de assai più remota l'inlroduziune delle ss. Teste ne'sigilli pontificii per singolare distinzione de'Papi, onde autenticare i Io- io solenni atti e diplomi, e ne riporta le diverse opinioni; dicendo che vollero per ossequio e venerazione renderli legali eoa tali ÌM)()ressioni, per ricordare anche la loro residenza presso l'oratorio loro pri- vato di s. Lorenzo, ove si custodivano le ss. Teste, ed Innocenzo 111 e Innocenzo I V con encicliche nolificaiono all'episcopa- to e alle chiese, simili sigilli formare l'au- tenlicitiì delle ponlilìcie bolle [)er distin- guerle dalle false, anzi le medesime furo- no espiesse ne'loro denari e inoiwte, ed il N'eltori, nel Fiorino d'oi-o, p. 260, ne jl porla molte colle ss. Teste si de' Papi clic di altri principi che ve le fecero scol- pire, e che perciò volgarmente furono tliiainate /c.vto/i/, e siccome il loro valo- re era di 3 paoli, tal nome è reslalo alle monete papali d'egual valore. L'encicli- ca d'Innocenzo \\ì Pridcnico Btdlac uo- ^slrac, e l'euciclica d' luuoceuzo IV, fn-
TES 4r
ter eorruptìhiles, sopra l'autenticità del- le bolle [)onlificie dal sigillo di piombo, coirim|.rcssioiie delle ss. Teste, si leggo- no nel Cancellieri. Inoltre nell'articolo Sigilli roiVTiFicu riparlai dell'^://ir//o Pc- .5-(V/to/7V>, altro sigillo papale, coll'edigiedi s. Pietro; e qui aggiungerò, che Eugenio IV fece scolpire le ss. Teste nell'anellocol quale sigillava ìeh()\\ii,subCr//)iliunPri/i- cipitni yipostoloriun. Nicolò III nel ripor- je nella detta cappella di s. Lorenzo le ss. lieliquie e le ss. Teste, per custodia di queste s'r servi degli antichi sportelli, e vi pose analoga iscrizione, che si può legge- re in Marangoni a p. 36, ove il Pa[)ala chiama iSixs volte basilica, e dice d'aver- la consagrala.il cardinalStefaneschi nella descrizione del solenne possesso preso nel I 2(y5da Boiiif icio V ! 1 ! della basilica La- teranense, tra le sue reliquie enumerale ss. Teste: Et caput aetlicrei Petri, Pau' licjue Celebris, Bonificio Vili unì al ca- pitolo Laleranense 1' abbazia nullius di Ferentino i^J .), colia giurisdizione ba- ronale della contea: però il l'apa che re- gna separò dal capitolo l'abbazia e l'uni al l'arci diocesi di i9yjoZc'/o(^7'. ). Inoltre Bo- nifacio Vili, toltala dignità di Pr/o/r(/''.) dalla basilica e Chiesa di s. Giovanni iti Laterano (T"'.),\\ sostituì il cardinal Ar- ciprete (F.), della qual dignità riparlai a Preti CARDINALI. Nel I 3ut) mentre Cle- mente Va vea trasferito la residenza pon- lillcia in Avignone, nel maggio o giugno la basilica Laleranense rieddlcala da [)o- chi anni da Nicolò IV, andò in fiamme colle sue adiacenze, restando le ss. Teste illese nel contiguo oratorio di s. Loren- zo, preservalo prodigiosamente. Ora ec- comi a riprendere la narrazione col Can- cellieri.
Per la lunga e de[)!orabile assenza de' Papi dalvoma erasi trascurato inqiie'lem- pi torbidi e di fizioiie l'antico culto alle ss. Teste, che nondimeno sempre rima- sero nell'oratorio di Sancta Sanclonini. Ma piacque a Dio che nel 1 3G2 fosse e- levalo al ponliiicalo Urbano V Grimoar-
4o T E S
ceiemonie e feste che vi celebiaiono i Pa- pi, iiiclusivaiuenle aihi benedizione defili j-lgmis 7J<'/{cle''quali ripai lai a Supersti- zione, perchè a questa la Cliiesa \\ sosli- tiù), rinnovata da ultimo dal l^npa che iL'gna (munifico col santuario della AV^- la santa, per quanto riferii in quell'ar- licolo.e nel voi. LXVlI,p. i o5, ed in altri luoghi). Lna di esse era quella del vener- «h santo, nel quale dallallare ile'ss. Pie- tro e Paolo, rompendosi i sigilli, si cstrae- \ano le loro ss. Teste, insieme a due Cro- ci, e dal Papa si davano a baciare a'car- ilmali ed a tutti gli ordini di coloro che inlervenivano,e poi ripoi.cva le ss. Teste e una Croce nel suo luogo, che torna vasi a sigillare, e l'altra Croce presa da un car- dinale prete con essa in processione an- elavano nella basilica di s. Croce in Ge- rusalemme, ove si rendeva solenne ado- j azione alla medesima. ìNella festa dell'E- saltazione della ss. Croce, il Papa faceva lu stessa estrazione, consegnando a' car- dinali le ss. Teste, e il legno vivifico della vera Cioce. per traspoitarsi alla vicina chiesa di s. Silvestro 1 presso la basilica, onde venerarsi dal PapUjdu' cardinali e dagli altri, indi processionalmente i car- duiali preti seniori portavano le ss. Te- ste nella basilica Lateranense, e scalzi ri- lornavano nel palazzo a riporle nell'ora- torio. JNello stesso voi. LXll, a p. G2,con Giovanni Diacono, notai le copiose e in- cigni reliquie che nel i i 59 si veneravano nella cappella di Sa/icla SuihIoìuiìì. per lelenco che flurmò d'oidined'Alcssandro III, comprese le ss. Teste, ed a p. 69 re- gistrai quelle non liporlate dal detto scrit- tore. Tornato Filippo 11 Augusto dalia crociata di Terra santa, fu ricevuto in lio- ma da Celestino Ili, il quale gli lece quc' doni che accennai nel voi. LI, p. Gq, e gli Itjce mostrare le ss. Teste de'ss. l'ietro e J'aolo, ed il l olio santo. Innocenzo 111 <lel I 198 nell'armadio in cui erano ripo- 4te le ss. Teste, fece lavorare due sportelli di metallo colle medesime scolpile, da chiudersi con chiuNÌ e caleuac»;i,ul modo
T ES
nairato a p. 64 e 68 del più volte citalo volume. Il successore Onorio 111, dopo a- vererinnovnlalaca[)pelladi.S\//K7(^i Saii- ctoruiii, pe'lravagli della Chiesa, non so- lo de'minacciati da Federico II, ma co- me leggo in Uinaldi all'annoia lyjU.^zS, per implojare da Dio il suo potente pa- trocinio all'arnii crociate d'Andrea 11 re d'Ungheria, di Leopoldo VI il Glorioso duca d'Ausilia, del duca di Moravia e di altri principi cristiani, nella sagra spedi- zione di Gerusalemme, per nuovamente liberai la cogli altri luoghi santi dal cru- dele giogo de'saraceni, non solamente or- dini) a'vescovi |)ubbliche processioni nel- la i.' 6.' feria d'ogni mese in ciascuna cit- tà e in qualunque luogo popolalo, ma e- gli slesso convocalo nella basilica Latu- ranense tanto il chiericato, quanto il po- polo, a piedi nudi si recò nella basilica Liberiana con processione di penitenza, portando avanti le Teste de'bb. Apostoli Pietro e Paolo, per iin[)elrare a'combal- tenti pel popolo cristiano e di Gesù Cri- sto per linlercessione della sua ss. Madre l'aiuto di vinojconoscendo non essere suf- ficienti i propri meriti per ottenerlo. A. PnocnssioNE ancora riportai quelle altre fitte da' Papi colle ss. Teste, narrando quandosicavavaiigdalla loro custodia per farle venerare e baciare. Clemente IV con suo breve a Isabella sorella di s. Luigi IX re di Francia, nel 1 268 la disingannò dal credersi possedilrice del capo di s. Paolo, chegliaveanodonatocerligieci con frau- dolenta assicurazione, ovvero lo confuse- ro con s. Paolo vescovo; breve che con al- tri documenti conqirovanti l'idenlilà del- le ss. Teste si può leggere nel Cancellie- ri. Nicolò HI <lel 1277 per la rinnova- zione del palazzo e dell'oratorio di San- ila Sanctoi'uni, tolse da esso di notte le ss. Teste e altre reliquie, e colle sue pro- prie mani, in casse distinte, lede[)ositò ge- losamente in altro lalo del palazzo, e non nella basilica come dice il Soresini, e poi ve le riportò nell'unico altare da lui fal- lo cusUuire iuvecc de'S preccdculi,aveu-
T E S
tlone lislrelta l'area e l'antica forma, e rincliiuse incasso d'argento. Pare che de- tlicasse il nuovo oruloi io, oltreché al suo titolare s. Lorenzo, anche al ss. Salvato- re, ed a'ss. Pietro e l^aolo, esseudovisi fat- to dipingere in attoduilVire luia chiesa a 8, Pietro, oltre l'immagine di questi e di s. Paolo in musaico. Con altri di pai ti fe- ce esprimere le gesta e martirio d'am- bedue, e i fatti riguardanti le ss. Teste, e fra di esse una Croce, essendo quella di s. Paolo alla destra per quanto dichiaiai ne' voi. LUI, p. 22 e 23, LXVI, p. 98 e seg.,dicendode'i.S7;i,'77// /vo/^/Z/Mz/j-dappoi- chè in tal modo in quelli di piombo del- le hoilc pontificie, sono rappresentate le Teste de'ss. Pietro e Paolo, per dimostra- re i Papi con pubblica e solenne testimo- nianza il loro speciale cullo alle medesi- me, ila Papa s. Paolo 1 in poi <|uanto al- le loro immagini, e prima di Pasquale II colla ss. Croce che le separa, dimostran- do non ostante che la maggiore onoranza devesi a s. Pietro. Però Cancellieri cre- de assai più remota l'uitroduzione delle ss. Teste ne'sigilli pontifìcii per singolare distinzionede'Papi, onde autenticare i lo- ro solenni atti e diplomi, e ne riporta le diverse opinioni; dicendo che vollero per o^isequioe venerazione renderli legali con lidi in)pressioni, per ricordare anche la loro residenza presso l'oratorio loro pri- vato di s. Lorenzo, ove si custodivano le ss. Teste, ed Innocenzo 111 e Innocenzo IV con encicliche notificarono all'episcopa- to e alle chiese, sinjili sigilli formare l'au- tenticità delle pontifìcie bolle per distin- guerle dalle false, anzi le medesime furo- no espiesse ne'Ioro denari e moiicle, ed il Vettori, nel Fiorino d'oro, p. 260, ne riporta molte colle ss. Teste si de' Papi che di altri principi che ve le fecero scol- pire, e che perciò volgarmente furono chiamate /r.s7o/;/, e siccome il loro valo- re era di 3 paoli, tal nome è restato alle monete papali d'egual valore. L'encicli- ca d'Innocenzo \\\ Pridcinco Bullac 110- stracy e l'euciclica d' Innocenzo IV, /«•
T E S 4 1
ter corruptiììilcs, sopra l'autenticità del- le bolle pontificie dal sigillo di pioud)o, coll'impressione delle ss. Teste, si leggo- no nel Cancellieri. Inoltre nell'articolo Sigilli pontificii riparlai deiry-y/zc/ZoPc- iTrtto/70, altro sigillo papale, coH'edigie di s. Pietro; e qui aggiungerò, che Eugenio IV fece scolpire le ss. Teste nell'anellocoi quale sigillava ìeboWn^subCapitianPri/i- cipuni Aposioloram. Nicolò III nel ripor- re nella detta cappella di s. Lorenzo le ss. Reliquie e le ss. Teste, per custodia di queste sr servi degli antichi sportelli, e vi pose analoga iscrizione, che si può legge- re in Marangoni a p. 36, ove il Pa[)a la chiama due volte basilica, e dice d'aver- la consagiata. 11 cardinalSlef ineschi nella tiesci izioiie de! solenne possesso preso nel 1 2C)5da Doiiificio VII! lidia basilica La- teraneiise, tra le sue relitjuie enumerale ss. Teste : Et caput aethcrei Petri, Pau' licpie celebri.^. Bonificio Vili unì al ca- pitolo Lateranense 1' abbazia iinllius di Ferentino (/ .), colia giurisdizione ba- ronale della contea: però il Papa che re- gna separò dal capitolo l'abbazia e l'uni all'arci diocesi di Spoleto (T".).\nQ\\.ve Ho- nifacio Vili, toltala dignità di P/'/o/t(/''.) dalla biisilica e Cìdesa di s. Giova n/d iti Latcrano (f'\),\\ sostituì il cardinal Ar- ciprete (T'.), della qual dignità riparlai a Preti CARDK\ALi. Nel 1 3u8 mentre Cle- mente Va vea trasferito la residenza [)on- lilìcia in Avignone, nel maggio o giugno la basilica Lateranense riedificata da po- chi anni da Nicolò IV, andò in fiamme colle sue adiacenze, restando le ss. Teste illese nel contiguo oratorio di s. Loren- zo, preservato prodigiosamente. Ora ec- comi a riprendere la narrazione col Can- cellieri.
Per la lunga e de[dorabile assenza de' Papi daRoina erasi trascurato inque'tem- pi torbidi e di fazione l'antico culto alle ss. Teste, che nondimeno sempre rima- sero nell'oraloi io di Sa/irta Sa/ietoi-uin. ]\Li piaccpie a l)io che nel 1 3G2 fosse e- levalo al pontificalo Urbano V Griraoai-
4i T lì S
di, il quale ligiiardiuxlo la tlignilà papale come esilialii ni eli l<i dc'iiKJiili, iiuii volle nella coruiiazioue comparire in cavalcala ad Avignone. Animalo da (|ue.>lo senti- nienin, cominciò a vincere la ripugnanza di n)ulti cardinali, cli^ nella più pai le fran- cesi non volevano abbandonare il delizio- so clima di Piovenza, ed a risolversi di cetleie alle replicate istanze del popolo ro- mano, alle pei suasioni di s Brigida di S\'C- zid, e alle «pieiele del facondo Petrarca, die preso dall'anuirosoe nobile trasporlo che avea per l'alllitta lìoma, ebbe il co- raggio di scrivergli: Qtio iiu/iinni, animo Tu ad ripa/Il Rhodaia'y'^iil) auralìs tecto- riim laaiu'aiìhiiSy soinnum capix, et La- teraiatni liiiniì jactt et Ecclesiariim .Va- ler oiimhun, tecto careiis et vcnlìs pa- U't, etpluviisj et Petn,et Paulisanctìs' siniae Doiniis tremunt, et Jpostolorum, qiiae mine Aedes fuerat^ j'ani ruina est, inforinìsque lapidimi acen'us, la pi dei s tpioque peetorihus suspiria extorcpiens? Si determinò dunrpie ili riunirsi alla sua sposale di ricondurre la residenza pontifi- cia in /ìV>«/(7, ove giunse in trionfo sabato 16 ottobre iSGy. Lazione più strepitosa e memoiabde della sua breve dunora nel- l'alma cillii, fu l'invenzione e la nuova col- locazione delle ss. Teste nella baNÌlica La- leianense, dii huiiaiidoii Papa essere con- veniente che 1 Capi (le'ss. Apostoli, i qua- li accano piantalo co'loro sudori, ed ui- iiaHiata col pro|)rio sangue la Chiesa cat- tolica, ripo<assero nella basilici Latera- iiense,capo e madre di tulle le chiese, [)er prouuioverne la venerazione universale. Come ci(> segui, il Cancellieri con mol- teplice ei udizione ne raccolse le prove, ri- ferendo le rel.izioni >ci ilte da'conteuipo- rauei, e raccolle da'docuuienli. Di tulio trovo meglio darne un complessi voestral- to, seiiiplincando con più chiarezza il laceonlo, e rettificando le varianti e di- verse cose con altri autori. A' 1 8 ottobre I 367 sembra che il Papa visitasse la basi- lica Laterunense, indi passò nel contiguo [)uluzzo uccumpuguulo du' cardinali, dui
T E S
ienaloreeda'mngiiali della città. Recatosi nella cappella di SancLa Sane tortini 0:1'- caudole ss. Rerupiie, Ira esse, e in sito re- condito sotto la colonna dell'altare, ritro- vò dentro una cas.>ella d'argento in due vasi simili le Teste de'ss. Pietro e Paolo, e tulio commosso di divozione ne fecel'o- stensione al popolo romano accorso nel- la sottoposta piazza. Poscia le fece mostra- re dal cardinal Guglielmo de Soiidrc ve- scovo d'Oslia e Vellelri e dal cardinal Ni- coli) Cr/y^orr/ vescovo d'Urgel (non di Ver- celli come diversi pretesero, non trovan-' d(jlo alfatto tra' vescovi di Vercelli iiel- V/talia sacra dell'Ughelli, uè nella Se- rie cronologica de\'csco\'i del cali. Duna; errore che rimarcò anco il Caidella, nel- le Memorie xtoriche de cardinali). Tra le testimonianze prodotte da Cancellieri sulla ostensione delle ss. Te-ile,osservo non poche coiilraddizioni di date, pe' diversi tempi in cui si fecero, ed anco altri er- rarono con anacronismo. O tre 1' Osten- sione descritta, si ricordi (juella del 1. marzo 1 368, che altri dicono meglio fal- la a' 5, nella quale il Papa mostrò al po- polo il capo di s. Pietro, con inesplicabile allegrezza, ed il cardinal Capocci il capo di s. Paolo. Indi Urbano V volle che le !»s. Teste fossero di nuovo sigillate, co'si- gilli de'caidinali Rinaldo Orsini e A/ar- co da f iterbo, non che dal senatore di Uouia Biagioo Blascodi Fernandodi Bei- viso (parente del celebre cardinal Albor- noz, poi aiari;hese d' Ancona, rettore di Bologna e duca di Spoleto). Intanto il Pa- pa volendo restituire alla [)ubblica vene- iazione le ss. Teste, con riportarle alla b.isilica Laleraneiisc, ordinò che per lora nobile e decorosa cuslodiu si lavorassero ilue mezze slalue o busti d'argento, ilei [leso di I 700 marche per ciascuno ( 1 200 dii:ono bahleschie Cresciiubeiii), e che la inedesime fossero adornee ricche di molte pietre preziose. In pan tempo commise eoa un breve a Giovanni dì Sleiaiio da Siena archilello e scultore (secondo l'asserto del dolio artlieolouocomujeuJ.i'. li. \ isoou-
T E S
li, clie inoltre riferisce aver coiulotto pu- le litvoii tli soultiira nel tliioiuo crOr\ie- to, ilu\esi iioniiiia iiiqiiulità il'iucliileKo neh 370, e [jerciò poleie ancora avere e- seyuilo sculture pel lalieriiacolo. Iti filli j Iffjjf^o uella Storia del duomo d'Orvieto di 1 p. \ alle, le sue iiolizie a (), i 1 7, 1 1 8 e 286, che ili." agosto I 367 h\ preso ti. il- ju fabbrica per aichilello c<j11.i coucloUa pei 6 ai)ni;e -siccome ini teinposi Iralleiuie in i'ioina per aver mai ii)i,yli orvietani ri- cui>eioalI*apa, inaegli si difese assai bene econliiiiiò neirim|)iegn olire il leiiipo con- tenuto), r erezione della stupenda mole del ciborio e del tabernacolo marmoreo, die di gusto gotico racchiutle e sovrasta l'ullaie pi inci()ale che contiene quello li- gneo di s. Pietro, in cui stabili con debi- ! lo onore di collocare i busti colle ss. Teste. l'rcyòpoi il Papa i principi ci isliani a con- coi lere negli ornainenli dc'busli d'argeU'- lo. l'erciò Carlo V redi Francia olìTiilue glieli d'oro, con gemme e pietre preziose del xalored'oltre 4,O0o fiorini, contrilHÙ all' eiezione del gran ciborio e taberna- colo, e poi si recò a venerare le ss. Te- ste, («iovanna regina di Francia e iNavar- ra ^e.ioè sorella del dello re di Francia, e moglie di Carlo 11 il Malvagio re di Na- Vl.i ia),doiiò una croce d'oio d'mestimabi- le v.ilure con Uiollc mai gai ile, Giovanna I lesina diSicilia dièuiiduideina realeador- nu (.li ì>ellissime gemme preziose. 11 valo- re ile'tjuali doni ascese a 3o,ooo liorini. Queliti insieme all' argento, all'oro, alle alti e gioie de'diie busti, secondo il comu- ne [iireie fu di 3oo,ooo (iorini di came- la. l^erò la complessiva valuta più [)ro- liahile fu stimata i5o,ooo liorini, ossia 3o(),ooo scudi. Comjìito il lavoro de'bu- sli lui gennaio 1 SGg.altridicono nel i Syo, ed a' i5 o 16 aprile, furono portali nel \ alleano presso il Papa (e Maiangoni the con errore tipografico riporta al 1 3q4 l'in- veiizione delle ss. Teste falla da Urbano iV, dice eh' egli slesso nei palazzo V'ali- jcauo volle assislere alla disposizione delle gioie sulle grandi mt^ze statue, e ue'cuu-
T E S 43
cavi delle loro teste collocò i Capi de'ss. Pietro e Paolo). In pari tempo dalla cap- pella di Sa lieta Sanetoi-ia/i furono est rat- te le ss. Teste dall'altare di s. Ijoreii/o, da'cardiiiali Francesco Te!>àldesrìii,V\Q. tro Roger Jllonstrio arciprete della ba- silica Lateranense e poi Gregorio XI, e Rinaldo fV.v7/jz,coirassislenza del vicario del Papa Giacomo IMuti (Papazzurri) ve- scovo d'Arezzo (il Ponzetti, D<' 7 icario- rum Urbis, lo dice vicario di Gregorio XI), e l'intervento del senatore, conser- vatori e caporioni di Roma,come di mol- li sacerdoti, Irovundosi la cassetta co'diie vasi ehe leconlenevano co'sigilli impressi nel 1367 intalli. Portate le ss. Teste nel- la pcjiilificia residenza del Valicano, Ur- bano V alla presenza di molti distinti per- sonaggi, secondo aleuni a' 18 aprile festa di P.isijiia (veramente a' 1 6 aprile sene celeliia l'annivei sario, e meglio deve es- seie avvenuto in tal giorno come pure af- ferma Marangoni, a' i 6 aprile 1 370) be- ned'i i due busti e gli ornamenti, ripose in essi i Capi de'ss. Pietro e Paolo, cia- scuno in quello che li rappresentava , e poi li consegnò a'cardinali Uinaldo Or- siili, ed Angelico Grimoardi di lui fra- tello (e non nipote), I (juali, insieme co- gli altri cardinali e molti prelati, col cle- ro e popolo romano, accompagnati da nìolti lumi, con pubblica e solenne pro- cessione, per la città recarono alla basi- lica Lateranense le ss. Teste co'Ioio bu- sti, sopra due piedistalli di noce dipinti a varicolori,e indoraticon orofinoedazzur- ro, sotto baldacchino retto da 12 aste. Giunti nella basilica, i cardinali deputati collocarono i busti colle ss. Teste sopra l'al- tare maggiore papale, nell'alto dell'eini- nenle tabernacolo sovrastante al ciborio appositamente edificalo di firma quasi go- tica, (juailrata e piramidabile,e sostenuto da 4 colonne del ciborio di marujo d'or- dine corintio con capitelli messi a oro, es- sendo il luogo ove li deposero uno stanzi- no o camera quadrata o caj)pellelta cir- condata di grandi e forti ferrate. 11 lavo-
4'i T E S
Cionìnlc di Ronui, di cui parlerò in fi- ne, si coinniisero alcuni efjiiivoci, clie ini j'Oi t;i esaminare. L()$leinin;i posloal fian- co deirailare, nel lato (l(ir«'pislola,di nie- talluduralo,Misostìliizione rect^nledi (|iif I- lo inariiKH eu della thic^a romana, si disse dai CìornnIe.dt\ cardinal J^rifcglio giti iTu'ie ranicilciìgo. Invece lo slenuua di cpiesli, (li cui riparlai nel voi. IH, p. iqi e 202, si lornia di 3 glol)i o polle e di 3 Meiie,di\ive nella mela della lari;a danna shaira. Lo stemma egmiie de'dne Agri- foglio, 2Ìo e nipote, dal Ciarconio, l itac J'niìt. et Card., si ripui la nel t. 2, p. 5o6 e 5G6: il giimioiecoinecanierieiigodi Ur- lano\ forsepoteva [lerciòavere laleoiio- ie.TiiUa\olla essendosi da meesaminalo (jueslo pnniodi araldica, e gli stemmi de' carilinali,piiieclie taieslenuna a|iparlen ga piollosioaUnnnonnnalocaidinal Ugo iiogf /'.imperocché I aniicoe ricordatoor- ramento marmoreo dellaltareavea dalla parlecliegiiarila la nave grande gli sleoi- nii di r.regorioXI, di Ui L'ano V e del car- dinal L'go /l'ogT/- scolpili in marmo. Ora limosMi lede opera per sostituirvi l'idlra file poidii ò,fpiellodeiyii'ogr7 invece fu ese- gnilo in metallo doralo e [insto nel suildtt- lo fìdnco dell'aliare: antoreliè non si cre- dette del A'oijr/". ma dell'. /g^/'//òg^//o.tn Ita- vi;! lostemtna èdel/tOi^rv.H V\\\mi\^Fasù Caìdiìudiitnì, riproducendone gli>tem- liii, concorda con quelli diCiacconio.LV//- ì uin di liomn, <li cui pure Girò poi ricor- do, non solo ripetè l'asserto del Giornale, di lioniay sullo stemma del cardinal d*^/- {yr''J"Slif>, ma aggiunse che desso e quello delcaidinal (J /7///0(7/t// nipote («leve lieo- liosceisi perfratello, conieho giàawei li- to)d'tlrhano V elaltonel ■.3'j 1 da Gì ego- rio XI arciprete Lateranense, come altri furono iiifeilelnientc prodotti dal Ciacco- liio, e trovarsi esatti nel Panvinio, che se- gui l'autoi e dell'articolo del (Jioriiaie di lìoiiin.W Panvinio, Kuitome Poiitificunì, Cardiiialium iiisig//in,ói\ me riscontiato a p. 220 e 229, numeri! 4 e6, riporta gli
TE S foglio senza affatto ninna insegna e in- teramente vuoti perchè non ne conobbe Io stemma, come di un gran numero «li cardinali e perciò li lasciò vuoti; mentre nella slessa p 220,n.° 1 8, fra 8 larghe di slemmi cardinali/i parimenti vuoti , ri- porta soltanto quello del cardinal iNicoIò Capocci, tal quale come lo produsse Ciac- cotiio, c(m 4 sbarre aventi nel mezzo 3 rose. Quanto poi all' arma del carilinal Gì-iinoardi. frater PP. Lrhaid A, dice pure Panvinioa p. 229, ivi nel n.°i o nel suo slemma lo si vede precisamente egua- le a quello del Papa fratello, formalo d;i fascia a 4 seghe, quale appunto si ha in Ciacconio, a p. 56 t, inoltre avvertendo questo ultimo scrittore, che il cardinale, L rhaid V non fi a tris pliux, sed frater, per le testimonianze che adduce. Tanto il Ciacconio quanto il Paiivinio danno al cardinal Ugo Roger il suddescrilto stem- ma. Quiinto a quello del cardinal Allior- noz,\\ Paiivinio non loconolibe,ed il Ciac- colilo lodiècon una semplice sb.irra a tra- verso, la quale forse essendo stata falla in or< o con colori, e questi col tempo ve- nendo meno, opino che le piccole larghe senza alcun segno fuse a luiapparlenghi- no, uè mi fu duto vedere sul monumenlo stemmi del cardinal d'.7g-;//(>g^//o. In fatti la riesci izioiie del tabernacolo eseguila dal IMillini, lo ripeto, non fa parola dello stem- ma ò' Agrifoglio, hiHìSì de'cardiuali Ro- ger e AUiornoz. E'verochenon ricorda gli stemmi del cardinal Griinoardi, ma essisi vedono manifestamenle replicati nel monumento, olire quelli de'ie di Fran- cia. Avendo Gregorio XI dichiarato col- la bolla Super iau\'ersas OrìiisKcelesins, chela basilica Lateranense era la sede prin« cipale del sommo Pontefice, dipoi si la- sciò persuadere di ritornare in Roma per ristabilirvi la residenza pontifìcia, glorio- samente vi fece il .suo ingresso la sera de' I 7 gennaio) 377,6 recatosi poi nella ba- silica Lateranense, O.itensa A pnstolorinn Capita, plaudendo niaìdl'ii^ turba rej>a- triat rum laelilia. Laonde osserva Can-
TE S
CpUicri, qneslo fu ih." Papa solfo di cui si Ila memoiirt die s' iiiconiincinsse l'uso tli mosti are soleiinemeiile le ss. Teste nel- la basilica. Nel 1889 Boiiilucio IX poco dopo li» sua elezione, colla bolla Sincera devo/io, e poscia colia bolla QuaiiKiiinin luiìversìf! Orhis Erclcsiac, dichiarò clie nella chiesa Lotcìaneiise, capo di tulle le altre di Roma e del inondo, si conserva- vano con ogni venerazione i Capide'due jirincipi degli A postoli. Nel 1 4 ' o [tortalo- si in Roma Luigi il ledi Sicilia, a'2 1 set- tembre col legalo tii Giovanni XX 111 as- sente, e con molti baioni di casa Orsini, si reco a visitare le ss. Teste; ostensione ripetuta a'i4 mar70 1 4 1 4 ^'' '^^ •'"P*'*"^' tore Veiueslao VI redi Boemia. WartmO ^ Colonna, già canonico e arciprete del la basilica Laleranense, riidzò il suo pa- vimento nella nave di mezzo d'opera a- lessandrina ad intarsio, leggiadraiuenle disposto in vari compartimenti ili piccole pietre a diversi colori, che fanno bellissi- mo elTelto; tolse gli amboni forse di Ser- gio 111, l'altare di s. AbiriaìMaddalena e il coro de*canonici,che essenilo iiin;mzi l'ai- tale papale, ne impedivano la vista com- pleta, e perchè meglio si godesse isolato il soM-astante tabernacolo e il ciborio che lo circonda. Inoltre e come dissi nel voi. LXIV, p. io5,e alti ove, nella basilica Mar- tino V fece altre opere, fra le quali pose sullo il propinquo tabernacolo delle re- li(piie da lui eretto, e sopra l'altare, una s. Maria Maddalena, forse per memoria «lei rimosso altare, e per di dietro il pro- prio ritratto in ginocchio, ambo dipinti da Scipione Gaetiìno. Trovo poi nel Bai- deschi e Crescimbenijche il quadro di s. Maddalena fu posto ad altro suo altare e- relto nella sagrestia debenefìciali dal ca- nonico Fui \ io Orsini, die morendo nel 1600 vi volle essere sepolto innanzi. 11 dia- rista Gigli riferisce. «Le reliquie de'Sanli stavano prima in altro ciborio, a niano destra di quello degli Apostoli, fatto già «la Papa Martino V,il ritratto del quale in atto d'orare, sta dipinto dietro il me-
T E S 4?
de»imo ciborio; et questo poco tempo fa (nel declinar del 1 649 circa), è slato di- sfatto nella nuova restaurazione d'Inno* cenzo X." Adunque per tutto il narrato sembra spiegato, dicono alcuni, perchè in alcuni luoghi del tabernacolo Uibaniano si videro alcuni stemmi de'Colonnesi: io però nelle accurate indagini che feci sul monumento, come ora trovasi, non mi fu dato vederne alcuno. Divotissimo Marti- no V delle ss. Teste, morendo nel 1 43 l ordinò che si tumulasse avanti le mede- sime, e crederono tliversi Sicritlori e Can- cellieri, che si fosse ciò eseguito e collo- cato nel deposito di mai n»o e bronzo, scol- pito da Simone fratello di Donatello, e da Antonio l'^ilarele fiorentini, scultori e- ziandio delle superbe porte di bronzo del» la basilica Vaticana, come alfenna Vasa- ri, il cui disegno circoud ito da architet- ture e ornato di sue medaglie, fi a le (piali una colle ss. Te»te, riporl 1 il citato Ciac- conio a p. S^B. Nell'opera magnifica con bellissimi i-aini. La patriarcalr basilica Tjnteraneiìse ilhistrnln per cura di A- gostiìio T^alc liti Ili, ^onvA 1 83 4, il disegno del monumento si riporta nel t. 1, tavola 3?. Come notai nell'articolo Chiesa bis, Giovanni in Laterano, la descrizione e illustrazione dell'encomiata opera è stu- dioso lavoro del eh. Filippo Gerardi. Ma per quanto narrai nel vol.LXIV,p. io5 e >eg., pare che il magnifico deposito non sia che un cenotafio, e le miericercheon- de stabilire il luogo dove fu sepolto, in- contrarono l'approvazione di qualche per- souiiggio e altri antichi ecclesiastici appar- tenenti alla basilica, dopoché fu pubbli- cato il detto volume, e ad onta delle ossa che vi furono collocale dentro nel recen- te trasferimento del deposilo.di che pai le- ròa suoluogo,lecjuali non si ritengono per le identiche del Papa. Si vuole die Mar- tino V fosse sepolto da un lato del taber- nacolo, cioè nella cappella de'ss. Filip[»o e Giacomo di sua casa Colonna, a desti a del- l'attuale cappella del coro d'inverno. Ve- nendo poi murata la cappella,sicrede ra-
4^1 'i E s
Giornnlc di Eotiui, di cui parlein in fi- ne, si coiiiniìseto alcuni ecpiivoci, clic ini- j>ui té) esaniìniue. L()S(enun;i pustoal fian- co {luiraltaie, nel lato ilcU'rpistoiajcli ine- tnllud(jialu,insostilu7.iune recen^eili (|t)«'|. lo snaiiiioieo della cincia ru[nana,.si disse dai Cì'ornale.iM ciìii\\nH\ Jgrijrg/io giù liime rnmcilciìgo. Invece lo steinaia di «jiiesli, (li coi riparlai nel voi. IIl,p. 192 e 202, si lornia di 3 jL^lohi o palle e di 3 slelie,di\ive nella mela della lar^a danna sl)aira. Lo .stemma emuile de'dne Agii- fi'glio, 2Ìo e nipote, dal Ciacconio, l iUic roiit. et Calli., si lipoi la nel t. 2, p. 5o6 e 5G6: il i;iimioiecou)Pcaniei!eiigodi CJr- 1 ano \ fbi>e poteva pei ciò a \ ere lide ono- re.'1 iitla\olla essendosi tla me esaminato <Jue^^o pnniodi aralcl;ca,e gli .slecnmi de' cai limali, paieche tale stemma apparten- ga pintlosloal >unf»oniinato caidinal Ugo y»og('r.impeioccliè liinlicoe licordatoor- namenlo marmoreo dellaltai cavea dalla jiarlecliegoarda la nave grande gli slem- mi ili OregorioXI, diL'ihanoV e del car- dinal L'go 7iog-<>/- .scolpili in marmo. Ora limossii tale opera per .si^stiluirvi l'altra clic p(ji«lii ò/piellodciy/ngY'/ in \ece fu ese- guito in metallo dorato e posto nel suddet- to fianco dell'altare: ancorcliè n(jn si cre- dette del AVyg^rr. ma deiryyi,'^///og^//o.t Otta- via loslemma èdel/(Oi,'Y'/'.ll Palazzi, Fr/.s7/ Caidiiuilium, riproducendone glistem- inijconcordacorujiielli diCiacconio.LV//- ì'imi di Rown, di cui pure farò |)oi ricor- do, non .solo ripetè l'asserto ilei Giornale di Jìonia, sullo .-«teinma del cardinal dV/- ii'''f"o^"^ì "'3 aggiunse che de.sso e quello tlel caidmal Criiiniardi ii\[nAtt (deve 1 ico- iioscer.si per fratello, comelio giàaweili- lo)d'L'il)aiio V e latto nel : 3'j 1 daGiego- lio XI arciprete Lateranense, come altri furono iofedelnienle prodotti dal Ciacco- Ilio, e trovarsi esatti nel Panvinio, cliese- guì l'autoi e dell'articolo del Giornale di Jlonia.W Panvinio, Kpitoinc Poniificuni, Cardi na lì um iiisìgina,ùi\ me nsconliato 0 p. 220 e 229, numeri i4e6, riporta gli scudide'due cardinali Guglielmo (i'^iiri-
TE S foglio sen7a affallo ninna insegna e in- teramente vuoti perchè non ne conobbe lo stemma, come di un gran numero di cardinali e perciò li lasciò vuoti; mentre nella stessa p. 220, n." 1 8, fra 8 larghe di stemmi cardinalizi parimenti vuoti , ri- porta soltanto fpiello del cardinal Nicolò Capocei, tal quale come lo produsse Ciac- conio, con 4 sbarre aventi nel mezzo 3 rose. Quanto poi all' arma del cardinal Griinoardi.fralerPP. Lirl>ani A, dice pure Panvinio a p. 229, ivi nel n.°io ne! suo stemma lo si vede precisamente egua- le a quello del Papa fratello, formato d;i fascia a 4 seghe, quale appunto si ha in Ciacconio, a p. 'IGi, inoltre avvertendo questo ultimo scrittore, che il cardinale, Urbani V non fra tris fìlius, sed frater, per le testimonianze che adduce. Tanto il Ciacconio quanto il Panvinio danno al carilinal Ugo Roger il suddescritto stem- ma. Quanto a (piellodel cardinal yJlhor' 7/0-, il Panvinio non loconol)be,ed il Ciac- colilo lo die con una Sem pi ice sbarra a tra- verso, la quale forse essendo stata fatta in oro o con colori, e questi col tempo ve- nendo meno, opino che le piccole targhe senza alcun segno forse a luiapparlenghi- no, uè mi fu dato veliere sul monuineuto stemmi del cardinal ìY .Igri foglio. In f.ttti la dcsci izione del tabernacolo eseguila dal IMillini, lo ripeto, non fa parola dello stem- ma d'.-/g-/-//c>g^//o, bensì de'cardiuali Ro- ger e Alhornoz. E' vero che non ricorda gli slemmi del cardinal Gri/noardi, ma essisi veiloiio manifestamenle replicati nel monumento, olire quelli de'ie di Fran- cia. Avendo Gregorio XI dichiarato CoU la b(j|la Super universas Orl'isKcelesias, chela baNÌlica Lateranense era la sede pria» cipale del sommo Pontefice, dipoi si la- sciò persuadere di ritornare in Roma per ristabilirvi la residenza pontificia, glorio- samente vi fece il suo ingresso la sera de' 17 gennaio» 377,6 recatosi poi nella ba- silica Lateranense. (ìslensa/lpostoloruni Cajìita, plaudendo nianiì'Wi furba repa- tria f rum laelilia. Laonde osserva Can-
■ ,ill»ll««*^ „,
1,1.;*;:/
I éf'''-
idillio
;ifiie\er.e-'.'''
|,|.,,>i!ir,ìL".. tiiiifnin llui'J ' ■ Itiiaiiilntia fJ '
|iieliea(liHi' . imefam-k. giolH,!' allatti ■ coi'oè'caimw (afe papale, oe .':
Pplels, eplir;!.
ilhoil'ri'iJiifr;.. .
I iniiroink |:. ,-
|L\iV,|uoV
ilifiuLlviifi- •
«Wriitiosoalt!-:,- piio riiratlo m ; (laScipioiifGjf ,
:|Jla(l,M
l*ico Filino f^ ji5ootivo|lee<;:. i«» Gigli rileiì\« |""»»pnaisiri: r'ra di quello,;
m«it«l(
mmtt
•(^.liifjll
liliali k
■1 rr't:
gfftaO
TES
■ellicii, qneslo fu il •."Papa solfo di cui .1 ì\u ineninrìrt die s' iiirnniincinsse l'uso li iiìosliaie solennemeiile le ss. Teste liel- !ii hnsilica. Nel i 889 Boiiiiiicio IX poco Inpo Io sua elezione, eolla bolla Sincera l(\(>fìo, e poscia colla holla Qiinni(/itn/n ///M'cr.v/.f Orbis Eccìaine, tlicliiaiò che iella chiesa Lateraneiise, capo eli tulle le illre di Roma e del mondo, si conseiva- ?anG con ogni venerazione i Capide'due principi dei;;li A postoli. Nel 1 4 " o poitato- «i in Roma Luigi M redi Sicilia, a'2 iset- lembie col legalo di Giovanni XX III as- sente, e con molli baioni di casa Orsini, ii recò a visitare le ss. Teste; osletisione •ipelnta a'i4 marzo 1 4 ' 4 f>" t^^ 'O^P*"*'^' ore Venceslao VI redi Boemia. Martino \' Colonna, già canonico e arciprete del a basilica Lateranense, rialzò il suo pa- li'imento nella nave di niezzo d'opera a- lessandrina ad intarsio, leggiadiauienle 'disposto in vari compartimenti di piccole pietre a diversi coloi i, che fanno bellissi- jno eflelto; tolse gli amboni forse tli >^er- IlLio Ili, l'altare di s. Maria Maddalena e il |i|:oro de'canonici,che essendo innanzi l'al- iare papale, ne impedivano la vista com- ;)lefa, e perchè meglio si godesse isolalo il so\raslnnte tabernacolo e il ciborio che
Ilo ciioonda. inoltre e come dissi nel voi. LXIV, p. io5,e altrove, nella basilica Mar- lino V fece altre opere, fra le quali pose !Ollo il propinquo tabernacolo delle re- liquie da lui eretto, e sopra l'altare, una ;s. Maria Madtialena, forse per memoria .del rimosso altare, e per di dietro il pro- |prio ritratto in ginocchio, ambo dipinti ftla Scipione Gfieliino. Trovo poi nel Bal- Jeschi e Crescimbeni,che il quadro di s. Maddalena fu posto ad altro suo altare e- etto nella sagrestia de'beneficiati dal ca- nonico Fulvio Orsini, che morendo nel 1 600 vi volleessere sepolto innanzi. Udia- isla Gigli riferisce. »Le reliquie de'Sanli stavano prima in altro ciboiio, a mano Icslra di quello degli Apostoli, fatto già a Papa Mai tino V, il ritratto del quale in atto d'oiare, sta dipinto dietro il me-
T E S 4?
dfsinio ciborio; et questo poco tempo fa (nel declinar del 1 649 circa), è slato di- sfallo nella nuova restaurazione d Inno» cen?o X." Adunque per lutto il narrato .sembra spiegato, dicono alcuni, perchè iti alcuni luoghi del tabernacolo Uibaniano si videro alcuni slemmi de'Colonnesi: io però nelle accurate indagini che feci sni monumento, come ora trovasi, non mi fu dato vederne alcuno. Divotissimo Marti- no V delle ss. Teste, morendo nel i 43 I ordinò che si tumulasse avanti le mede- sime, e crederono tli versi S|Crillori e Can- cellieri, che si fosse ciò esegnilo e collo- cato nel deposilo di mai mo e bronzo, scol- pilo da Simone fralello di Donatello, e da Antonio Mlarete fioienlini, scultori e- ziandio delle superbe porle di bronzo del- la basilica Vaticana, come alferma Vasa- ri, il cui disegno circond ilo da aicliitet- ture eornatodi sue medaglie, fia lequali una colle ss. Teste, riporti il citato Ciac- conio a p. S-iB. Nell'opera magnifica con bellissimi rami, La patriarcale basilica Lateraneìise illustrala per cura di A- gnstiiio J'aleiìtiiii,^omn 1 834, il disegno «lei monumento si riporta nel t. 1, tavola 37. Come notai nell'arlicolo Chiesa di s. Giovanni in Laterano, la descrizione e illustrazione deirencomiata opera è stu- dioso lavoro del eh. Filippo Gerardi. Ma per quanto narrai nel voi. LXIV, p. io5 e seg., pare che il magnifico deposito non sia che un cenotafio, e le miericercheon- de stabilire il luogo dove fu sepolto, in- contrarono l'approvazione di qualche per- sonaggio e altri antichi ecclesiastici appar- tenenti alla basilica, dopoché fu pubbli- cato il detto volume, e ad onta delle ossa che vi furono collocale dentro nel recen- te trasferimento del deposito, di che parle- rò a suo luogo, le quali non si ritengono pel- le identiche del l'apa. Si vuole che Mar- tino V fosse sepolto da un lato del taber- nacolo, cioè nella cappella de'ss. Filippo e Giacomo di sua casa Colonna, a destra del- l'attuale cappella del coro d'inverno. Ve- nendo poi murata la cappella, si crede ra-
48 T E S
gionevolmenle die le sue «pni^lie movlnli si tias|)Oi fiissero con (|uclle ilfgli iilti i Co- loimesi in taleciippella del coro, ncll'allra sepoltura gentilizia ili sua illustre casa(l'u- Ila e l'altra eretta dal caidinalAscanio Co- lonna, che assetino 1 1 lampade d'argento pei pel ne alle ss.Tesfe,conie narrai nel luo- go citalo, pio esempio iniitalo dal bene- ficialo Girolamo Tciccalcielo, il cpiale do- nòi2 lampade d'ottone ben lavorate pe' giorni feriali: contribuì pure all'erezione della cappella il contestabile d.Fili[)po Co- lonna, elle ivi innalzò alla moglie un son- tuoso monumento). Ciò conferma il co- dice Vaticano 5994 contemporaneo allo slesso Papa, poicliè a p. 74 si legge bi seguente epigrafe ritmica, composta dal suo segretario, nella (juale èchiaramenle dello essere Martino V sepolto nella cap- pella di padronato della sua famiglia; e- pi£:rafe favoritami dal eli. mg.' Pio ÌMar- linucci 2.° prefetto delia bil>lioteca Vati- cana. Epytapliium Diìi Martini Pape Quinti obiit auteni ano Diii \^'6\ dn-fc- hriiarii xxii, composi timi per clarissi- ìiiutn viruni diium Antouiumde Luschis dniPapcsecrctariwn.-Sunimwn in gen- ie dcciis , genuil qiicni clara Colunine- Stirps antirpia, potejis, romani magna senatu.9 - Et pars fida piis,acquintus ab ordine Papa-JIic Martinus crai; pro- prio epa membra sacello - Et superis a- lìimani terris per lustra politus - Reddi- dilj iitfaeta est sevis iam pena ij ra- mnisj - Coniposiùt iustosjct mundi regna redegit-El i'irlute sua pacato vijcit in orbe. Apprendo dal Bonamici, Pont. E- pist. Scriplorilnis, p. iyo,edal Marini, Archiatri Pontificii, 1. 1 , p. i 87, t. 2, p. !o3 eiio, che Antonio Loschi vicentino fu illustre segretario apostolico, dicin- rpie o sei Papi successi vaineiite,comincian- do da Gregorio }v II, Alessandro V, Mar- tino V, Eugenio IV, ec, e tanto distinto scrittore e poeta latino, che Lorenzo Val- la l'antepose a Bartolomeo Poliziano. Eb- J)e a fratello Francesco, dotto giurecon- sulto, poeta, oratore e segretario di Pio
T ES TI: a figlio il canonico Nicola poefa di va- lore. A '3 I maggio i 43 ' » ft:s'<i d' Penteco- ste, l'imperatore Sigismondo, dopo essere stato coronato in s. Pietro da Eugenio IV, si recò nella basilica. Lateranense, ove gli fiiiono mostrate le Te^te de'ss. Apostoli da IMaltinSoresini beneficiato custode del- le medesime, e poi canonico Liberiano. Ai 29 agosto 1436 venerò e vide le ss. Te- ste il celebre patriarca / itelleschi, poscia cardinale, il quale giunto all'arco di s. Vi- to fu ricevuto sotto un drappo d'oro e ac- compagnato così as. Lorenzo in Damaso. Ad onta delle somme precauzioni pre- se da Urbano V, le ss. Teste furono ripro- vevole segno della rapacità iniqua e sa- crilega di 3 ladri, due de'quali Nicola Ga- rofalo e G. Capocciola regnicoli, benefi- ciali Lateranensi, e il manutengolo zio Ni- cola di Valmoutone canonico della sles- sa basilica. 1 due beneficiali a' 12 aprile 1 438 lunedì di Pascpia.dopo aver mostra- lo le ss. Teste, nella notte diabolicamen- te ardirono di spogliarle di 2 balasci,d'un grosso zadlro, di 3 preziosissimi diamanti e di 12 grandi perle. Né contenti di que- sto furto, nel giorno della festa de'ss. A- posloli a' 29 giugno, ne tolseio altre 18 gemme, facendosi ascendere il furto fra lutto al valore di 3o.ooo scudi e più. Sco- perto il delitto da un orelìce che a vea com- prato per Seducati una perla di gran va- lore, e da un pio e nobile veneziano che avea acquistato una margarita pure di gran valore perdonarla alle ss. Teste on- de ricuperare la sanità, furono portali nel- le carceri di Campidoglio il canonico e i ni[)oli beneficiati. Piicupeiate tutte li' gio- ie , con solennissima processione furono restituite a'20 agosto nel tabernacolo, con l'intervento del senatore che lesse pubbli- camente la tremenda scomunica di Ur- bano V, control ladri ei manutengoli, che deponeva qualunque ecclesiastico o laico dalle dignità, vietando loro di fir testa- mento , riè testimonianza, di essere ogni domenica scomunicati, e in morte sotter- rali a"Casaliiii, come fu fatto. Il canonico
T E S bencliò avesse giurato al governatore tli Roma di nulla sapere, fu convintoci rei- tà, e co' beneficiali costretti a confessare tutto, furono degradati nell'altare mag- giore di s. Maria d'Araceli, e da Anilrea de Castro vescovo d'Osimo e vicario del Papa, condannati a morte esemplare, do- po essere stati per 3 giorni e 3 notti tra la continua pioggia, in 3 gabbie di legno poste su alte travi a piazza di Campo di fiore. Pertanto a' i 8 settembre, il cano- nico fu posto a cavallo d'un asino con in capo una mitra di carta co'diavoli dipin- ti e colla faccia rivolta alla coda; e i due beneficiati legati in due tavole dietro al- lo zio, furono alle code di due asini stra- scinati per la città fino alla piazza Late- ranense. Ivi Nicola di Val montone, come meno reo, fu impiccato all'albero dell'ol- mo cbe stava nella medesima. A Garofa- lo e Capocciola fu troncata la mano dritta e per memoria furono chiavistellate nel- le pareti della torre presso l'olmo, accanto all'opera di metallo, che pare fosse stata la' famosa Lupa di bronzo clie allora a- dornava la piazza colla simile statua eque- stre di Marc'Aurelio; indi ferrali insieme ad un legno, furono ambedue arsi col fuo- co. Tutto ricavai dalle 3 relazioni de'dia- visti contemporanei pubblicate dal Sore- sino e da Cancellieri. Se non che, riscon- trando il p. Casimiro da Roma, Memo- rie della chiesa di s. Maria d'Araceli, egli riporta i veri nomi de' delinquenti, tratti dall'archivio Lateranense, comese- gue: Domiiiicus de Tito Capocciola A- pulns, Joauues Christophorus Garofa- lus Castri Vallis Montanae, Nicolaus Andreuccius de Peroscia ex eodem Ca- stro. Il cardinal Foschi, ch'era allora ar- ciprete della basilica, in un muro di es- sa, presso la cappella Ceci vicino al taber- nacolo,a terroredi tutti e m perpetuade- testazione di sì orribile sacrilegio, ne fe- ce dipingere la formidabde punizione; la pittura vi rimase sino al 1587, ma il di- segno si conserva nell'arcliivio. L'indegna- zione contro i malfattori fu tanta, che bi- VOL ixxv.
T E S 49
sognò concedere al popolo romano di sa- lire sul tabernacolo, perchè ognuno po- tesse accertarsi co'propri occhi, che tut- te le gioie e perle erano stale rimesse ai loro antichi siti. Per altro le ss. Teste re- starono illese e intatte, non essendo sta- te mai rimosse dairinterno del taberna- colo in cui furono collocate da Urbano V; anzi il deplorabile avvenimento sor-, ve di confutazione alla traduzione grec<i degli alti del concilio di Firenze (V.) di Cariofilo, il quale asserì che a' g aprile 1438 nel tempio di s. Giorgio in Ferra' rn, ove ne incominciò le sessioni Eugenio IV, sopra l'altare maggiore eranvi le Te- ste de' ss. Pietro e Paolo ivi esposte fra cerei ardenti, avendo nel mezzo l'Evan- gelo, onde altri asserirono che presiede- vano al sinodo trasferito a Firenze; men- tre a' I 2 dello stesso mese n'era stata fat- ta la narrata ostensione, per cui furono confuse le immagini delle ss. Teste colle identiche reliquie, ad onta che narrò il diarista Marc'Antonio Valena, che furo- no da due sacrileghi rubbate per una not- te, e che in un corridore oscuro dell'an - lieo patriarchio eravi stata dipintala sto- ria, colla gran giustizia fatta sui rei tena- gliandoli. Giammai dunque queste ss. Pie- liquie e i busti che le contengono sino al- lora erano stati rimossi, poiché il diari- sta Infessiu-a registrò a'2 novembre i438 l'ostensione delle medesime e del Folto Trt/zfóye questo e quelle a' i o ottobre r 44 ' furono mostrati all'abbate di s. Antonio in Egitto, ambasciatore del Prete Janni al Papa. Temendo! canonici secolari del- la basilica, che Eugenio IV volesse sosti* tuire loro interamente i canonici regola- ri, artificiosamente sparsero la voce che il Papa voleva ciò fare per non trovare opposizioni di trasportare altrove le ss. Teste. Ma il Papa a confusione degli ac- cusatori, il t.° maggio i444 colla bolla Quuni ad sacratissiìnam venerandam 7yrt/c7'/7mv?.s(7«,onorificentissioiaperque- sta,afri(lòagli stessi canonici la custodia dei Copi de'ss. Pietro e Paolo finché fossero
4
So TES
\issuli, e loro mancando si devolvesse la cura a i o ( hlerici cilladini roDiani,a'(jua- Jì die il lilolodi rrohUori delle ss. Ile- liijuic. assegnando loro uno stipendio dal- la camera aposlolicn. Con altra bolla poi de'i 5 gennaio I 44'^-^^S''"'^ '^' piescris se il mudo con cui doveano cnslodirsi e moslrarsi le ss. Teste, e le ss. l'.elicpiietlie alloia si consci vavano in un aliare con- tiguo, con)e lo ricordai parlandodi Mar- tino V, con altra bolla ripetendo gli en- comi di questi sagri tesori. A' 22 marzo i452rederico 111, dopo avere ricevuto la corona im[)ericile in s. Pietro da Nicolò V, portatosi con pomposa cavalcata alla basdicaLateraneuise, fu condotto sino al- l'altare maggiore CajntumJpostolorunì, ed ivi venne fatto canonico della basili- ca, venendogli imposta dal priore gene- rale de' canonici regolari la cotta, la cap- pa e la berietla, e dato un ducato, distri- buzione di (juel giorno, nel modo che nar- rai nel voi. X\ li, p. 220 e altrove. Al- lorquando Pio 11 neli4C2 con sontuosis- sima Processione (J .) si lecòfinoa Pon- Ic j)lil\ io a ricevere la donata lesta ilei- rajjostùlo s. Andrea, per accrescerne la splendida pompa voleva condurvi i Capi de'ss. Pietro e Paolo, ma non potè ese- guirsi la religiosa idea, perchè i loro bu- sti non si potevano levare dal Inbernaco- lo senza guastai lo e senza esporli a per- dere quiilclie gemma, ed anco pel gran peso dell'ai gent(j,ch'egli dicene'suoirom- rnenUiii ascendere a piiadi 4^00 libbre, ed ancora per la dinicoltà di segare e di muovere i ferri co' (piali erano fermati. Onde si contentò ordì iiare,che quando fos- se occorso portare la mattina in proces- sione la testa di s. Andrea fratello di s. Pietro, nelle ore pomeridiane si dovesse- ro mostrare i Capi de'ss. Pietro e Paolo nella basilica Lateranense. Nel 14^»^ 'o'"" nato Federico 111 imperatore in Pioma, nell'ultimo dell'anno si recò con Paolo II alla basilica Laleianense, e mediante un tavolato e scala di legno ambedue enti a- lono De'caocelli Ita'quali erano le s-.. Te-
T E S
ste, e l'imperatore si gettò a terra e bat- tendosi il petto con gran divozione disse 3 orazioni; poi il Papa gli mostrò tutte le gioie e pie tre preziose de'busti, rimai can- dosi che lo smeraldo che il Papa teneva in dito, somigliava a quello piìi bello del triregno di s. Pietro. ZSel dì seguente si restituì Paolo 11 coirimperaloie alla ba- silica per la festa della Circoncisione, e Fe- derico 111 in mezzo alla chiesa nel faldi- storio presso quello del Papa con singo- iar pietà venerò le ss. Teste e poi mol- te altre insigni reliquie d'altri santi. Si- sto IV colle bolle Quainvis del i47'>> e QnamqìKtin deli 4^3, fece comineiuora- zione cle'Capi de'ss. Pietro e Paolo, con- servati e venerali nella basilica Lntcra- nense sua sposa, specchio e capo di tot. te le chiese. A'26 agosto 1492 hioni476 come [ter ei rore tipografico leggesi inCan • C(llieri), all' anticliissiiiie ceiemonie del Possesso de' Papi [T .) nella basilica La leranense, per Alessandro VI s'incomin- ciò ad aggiungere la particolare ostensio- ne delle ss. Teste. Onde Cancellieri a p. 53 della Storia de' possessi [f>\e ancora molle nozioni riporta su queste s<. Pieli- quie), ciò espresse colle parole del celebre generale camaldolese p. ab. Delfini. Jd altaiein pri/nittn, cui supposita siint Ca- pita J poslolorum, Jleais genilnis, ora- K'itjpossessionegite loei de more aeeepta^ populiim henedixit. Questo lodevole uso, rinnovato neh 525 nella visita che Cle- mente \ Il fece della basilica, non essen- dovi memoria se poi realmente ne prese possesso, quanto a questa funzione, il suc- cessore Paolo 111 l'ii aprile! 53 5 ne ri- pristinò la consuetudine, che ritenuta nei successivi possessi, dura ancora. Di Pao- lo 111 diUKjuesi legge: f/ide iiifonato jier eaiitorcs liymno Te Deum , Papani ai! lociini, uhi in loco praeparato gcnii/le- a-us ostcnsn Capita Jpostolorwn ado- ravi t. Tnm ad altare majiis in faldisto- rio oravil eie. Noterò, che dopo l'ingres- so del l'apa nella basilica in sedia gesta- toriuy uè discende per adorare il »s. Sa-
T E S
gramenlosolennenjeiile esposto nella cap- pella del ss. Crocefisso e tleltu ili s. Seve-
per
;l]è edificala dal cardinal Saiilo-
iio aicivescovo deiroinoniina citlà, indi risale in della sedia, ne cala per venera- re le ss. Teste, poi si ripone sulla gesla- toria, dalla quale discende perorare in- nanzi l'altare principale. E tjui aggiunge- rò, che per la fesla dell'Ascensione il l'a- pa , i cardinali e tutti quelli che hanno luogo nelle cappelle pontificie, dopoché il cardinale autoiizzato con apposito bre- ve, prò iiìiica \i'cc tantiiin, ha celebrato la messa nell'altare papale, passano a ve- nerare le ss. Teste con cortine aperte; il che ha pur luogo per la cappella dell.t fe- sta della Natività di s. Gio. Ballista, ina dopo di avtMe veneralo il ss. Sagi amen- to e perciò avanti la messa. Per la fesla di s. Gio. Battista del 18 55 fu stabilito, che il Fapa,i cardinali, i prelati e gli al- tri che hanno luogo iii cappella, non più si dovessero recare nelle funzioni della ba- silica Lateranensein sagrestia; ma entra- ti nel propinquo palazzo Lateraneiise, per la porta rispondente nella basilica, ossia quella che conduce alla loggia perla bene- dizione,si portassero nella temporanea ca- mera de'paramenli o cappellone che for- masi dopo la cappella Torlonia, da dove poi il Papa cogli altri si recasse a vene- rare il ss. Sagramento, esposto coll'alter- nativa «iella cappella Corsini e nella del- ta cappella del ss. Crocefisso, e quindi ad orare innanzi le ss. Teste, per poi passa- re al presbiterio dell' altare pontificio. Tutte le altre volte poi che il Papa visi- ta la basilica per sua divozione colla sua corte, si tirano le cortine di seta cremisi che velano le ss. Teste. Nel voi. LV, p. 265, riportai l'invito che i romani fecero ad Adriano "VI di recarsi dalla Spagna in Roma, dicendogli che non v'era cosa più gloriosa, grata e beata, che il venerare e baciare le ss. Teste de'principi deg!i Apo- stoli e quella di s. Andrea. E siccome io ebbi la consolante sotldisfazione di vene- rarle da viciuo e baciarle di votaineate lut-
TES Ti
te e tre, ivi mi godè l'animo di manìfe starlo con religioso giubilo, che qui cogli stessi sensi rinnovo lietamente; aggiun gendo quanto alle ss. Testede'principi de- gli Apostoli, che in quella circoslauza a scesi ancora alla cappellella del taberua colo, per vedere in essa da vicino gli o dierni busti de'ss. Pietro e Paolo, con mia gran compiacenza. Per mirabile li alto de! la divina provvidenza, nel tragico, sacri lego e tremendo sacco di Ilo/ua del 1 ^■ìy, in cui fdiono barbaramente depied.iti i sagri te(upli e le ss. Pieliquie, pure le ss. Teste furono rispellate, e rimasero intat- li i loro pieziosissimi ornamenti. Le vi- sitarono, neh 533 !Margheiila d'Austria, e nel 1 536 il suo padre Carlo V impera- tore. Paolo III a'25 giugno 1 537 si re- cò a celebrare la messa nella basilica, e poi si prostrò avanti le ss. Teste, per iin plorale il divino aiuto ne' gravi bisogni della Chiesa colla mediazione de'ss. Pie- tro e Paolo. Pio IV non solo fece buona parte del soRìllo, e l'arco di travertino, sovrastante il ciborio, anticauieute chia- mato del Salvatore per l'apparizione di sua immagine quando s. vSilvestro I con sagrò la basilica; ma rialzò il pavimento della nave maggiore, onde per questo e per altro che ricorderò in seguito, cam- biò forma la cappellina sottoposta all'al- tare papale. Gregorio XIII nell'anno san- to 1575 fece mostrare più volte straor- dinariameule il f'olto sa/ito e le ss. Te- ste, ed altretlanlo praticarono di versi Pa- pi negli Anni santi da loro celebrati. Di più fece ridorare a nuovo il ciborio e il tabernacolo.e tolse dinanzi all'altare mag- giore le suddette 4 colonne scanalate di bronzo dorato, che vi avea collocato l'im- peratore Costantino I, e le p(jse per or- namento dell' altare del ss. Sagramen- to, che magnificamente compì poi Cle- mente Vili, rialzando inoltre il pavimen- to della crocerà. Questo Papaa'i4 g"'i- gnoi5q2, mediante un palco e comoda scala di legno, volle entrare ne'cauoelli di ferro del tabernacolo, per venerare più da
52 T E S
\icino le ss. Teste. Quiiuli, afnncliì; tut- to il limilo restasse più def enlemcnle or- nalo, volle clic s'imlorassero le medesi- me ferrate, e che vi si ai^gimigesscro in prospettiva le immagini de' ss. Pietro e l'aolo in velluto rosso. Essendo la cappel- lina sotterranea dipinta con fioroni e un agnello nel mezzo, ed avendo sull'altare l'immagine del Sai valore con gloria d'an- geli, Clemente Vili vi operò alcuni ab- bellimenti. Nella predella o scalino del- l'altare papale fece eseguire 3 bellissimi quadretti a olio da Giovanni Balduccio Cosci fiorentino: in quello di mezzo e più grande espresse 1' ultima cena del Signo- re, ne'Iatera li s. Pietro che batiezza il Cen- turione Coiiielio, e Cristo che chiama a se s. Pietro. Questi quadrelli e ben inci- si si ponno vedere nella ricordala opera, La Patriarcali- basilica Lahranciisc il- lii.strafa. In seguito fuiono levali, e con r aggiunta di due altri esprimenti Ana- nia e Zaflira die per aver mentito muo- iono a'piedi di s. Pietro, e il risanamen- to dello stor[)io da lui operato, si formò l'odierno scalino delTaltare del coro del- la tribuna. Altro ne fu sostituito all'alta- le papale, poi rimosso iieirullima sua ri- duzione. Inolile Clemente \ Ili fece dal Cosci dipingere a fresco nella volta del ci- borio che sovrasta l'aliai e,le 4 Virtù car- dinali, e ne'4 mezzi londi altiettante sto- liette de' fatti de' ss. Piilro e Paolo con gran diligenza eseguili. Urbano Vili nel 1624 tJidinò che sopra al ciborio e nel tabernacolo in cui sono le ss. Teste, niu- no vi potesse ascendere senza incorrere nelle censure; onde neppure a'soviani fu permesso entrare nel santuario, senza uu Ijieve pontificio derogatorio. Lo slesso Pa- j)a nel 1G29 convertì in indulgenza ()le- iiaiiii tulle le altre più limitate, conces- se da'pi tiiecessori a clii si porla a vene- rare le ss. Teste. Innocenzo X a vendo in- tiapieso la restaurazione della basilica, onde quasi da laterizia la tra'sformò in jnarniorea con architellure del cav, Bor- romino, neliG.'igda mg.' vicegeienle fé*
TES
ce visitarci busti e le gemme che gli or- navano, e da'suddetti Urbano e Benedet- to iNIillini fece (are la descrizione de'me- desimi, e quella della struttura del cibo- rio e del tabernacolo. Intorno a questo ultimo il Papa fece eseguire una ringhie- ra di ferro dorato, con lampade dorale da ardere sempre, per mostrare al popo- lo le reliquie de' santi, le quali prima sta- vano in altro ciborio o tabernacolo fatto da Martino V, a mano destra di questo de'ss. A[)ostoli. Abbellì tutte le parti del tabernacolo che ne abbisognavano , per cui fu posta un'iscrizione sui 4 lai' J' es- so. Ps'el 16 )5,sotto Alessandro VII. venu- la a stabilirsi in B.oma la celebre regina Cristina di Svezia, visitò le ss. Teste, e nel suo soggiorno ripetè la sua venera- zione: altri sovrani che anteriormente e posleriormente fecero il simile, li ricorda Cancellieri.Alessandro Vllsi mostrò mol- to zelante del cullo delle ss. Teste, ordi- nò il disegno di lutti gli ornamenti e la delineazione del ciborio e del lal)ernaco- lo, e poi fece indorare i cancelli di ferro con nobili intrecci di rami di quercia, fra i quali torreggiavano nel mezzo 3 mon- ti coperti d'oro, allusivi allo stemma di sua casa Chigi, avendo arricchito la par- te interiore del tabernacolo da tulli 4 i lati con colline di velluto cremisi trina- te d'oro. Dipoi a'28 sellembre 1 G~6 vol- le salire egli stesso nello stanzino o cap- pellelta delle ss. Teste, e venerarle più da vicino. Inoltre nel 1GG7 ordinò che ne fos- sero custodi due canonici da eleggersi o- gni anno dal capitolo, i quali dovessero custodire in sagrestia dentro una casset- tina e chiusa con due serrature, la eh la- ve del tabernacolo, che deve ritenersi dal- lo stesso capitolo, e 4 volte l'anno in cia- scuna domenica precedente la settimana de'qiiattro tempi, riconosceile e farle ri- pulire coH'intervento del iMaiii^iordonio che custodisce la chiave del Papa, d'uno de'conservatoii di lioma (ora alla magi- stratura romana), e d'uno de' guardiani di Sancla Sanctwum (poi devoluta al
TE S
clenulalo ecclesiastico ùeW Ospedale del s.t. Siilvalorc ad Sanata Sanctoruin). Tanto il capitolo, quanto il maggiortlo- mo del Papa per questo, i conservatori di Roma, ed i guardiani già ciascuno a- \ea una cliiave per entrare nello stanzi- no o cappelletta interna del tabernacolo ove sono le ss. Teste, e per aprirlo con- veniva la presenza di 4 <^'' ^^^'j come lo è tuttora; e quanto al Maggiordomo e al Senato, in tali articoli ne riparlai, e nel voi. LXII, p. 6q e 77. Marangoni ri- ferisce che le 4 cUiavi aprivano uno spor- tello di ferro latto a grata, ov'erano4ca- tenacci ciascuno con sua chiave. Il Can- cellieri riporta il progetto del fantastico Borroaiino per riformare nella sua biz- zarra foggia il ciborio e il tabernacolo, che si propose di rifarlo di giallo di Sie- na scanalato, coni 2 colonnette di verde antico, e scalini intorno di rosso, come se fossero copeiti da un tappeto; con balau- stri d'alabastro trasparente di Siena, io- torno, sopra e sotto alla confessione o al- tare papale, ed avanti alla cappeilina vo- leva farvi un teatro. A questa voleva por- re la porticella di bronzo, già de! palaz- zo Lateranense e poi della sagrestia (e git- tate da' nominati nel voi. Lll, p. s'Tg), per sicurezza delle ss. Teste, che voleva pure circondare di cristalli; poiché nella cappella sotterranea o confessione, come suole chiamarsi, voleva apri re la porla che ad esse conducesse per una scala a lumaca tla cavarsi dentro imo de'pilastri. Tran- ne i fondamenti, assicurò il Borromino oc- correre I 5,000 scudi. Queste spese fecero limitare il Papa a'narrati abbellimenti, e così il venerando monumento del taber- nacolo, del ciborio e dell'altare restaro- no sai vi. Nel 1 GySCIementeX concesse per j 5 anni indulgenza plenaria, a quelli che avessero visitate a' 16 aprile le ss. Teste, indi fu rinnovata ogni i 5 anni; ed aftin- ché si potesse salire alla ringhiera o log- giato d'Innocenzo X, ed alla cappelletta delle ss. Teste, con maggior facilità e de- cenza, senza costruire ogni volta de'pal-
TE S 53
chi e scale di legno, nei 1 674 fece fibbri- care due comode scale , con disegno di Basilio Bricci. Nel pontificato d'Innocen- zo XI, la faustissima memoria dell'mven- zione e traslazione delle ss. Teste fu au- tenticata dalla s. Sedea'4 marzo 1677 eoa decreto della s. congregazione de'riti, con- cedendo al capitolo Lateranense la facol- tà di celebrarne ogni anno a' 16 aprile speciale festa, con ullìzio e messa di rito doppio. InnocenzoXI nel davanti del log- giato fece pone un ben adorno armadio grande, con figure di divote immagini e intagli tutto dorato, per custodia delle ss. Reliquie che si venerano nella basilica, il cui catalogo si legge a p. gS del libro di Baldeschi e Crescimbeni, ed a p. q5 sono enumerati quelli che fecero lascite per far ardere continuamente intorno al taber- nacolo e alle ss. Reliquie 4 1 lacnpade, ol- tre 3 del capitolo che anticamente pen- devano dall'alto della tribuna per vene- razione all'immagine del Salvatore mi- racolosamente apparsa. Sotto l'armadio furono collocati due angeli di legno sor- reggenti il pontificio stemma d'Innocen- zo XI, egualmente intagliato,e messi a oro. Nell'articolo Feivestrella dissi con altri, cheCIemente VI