LA FIGLIA DEL REGGIMENTO

COMMEDIA PER MUSICA IN DUE ATTI POESIA

DEL SIG. ANDREA PASSARO

MUSICA

DEL SIG. GAETANO DONIZZETTI.

NAPOLI

1858.

A T TOR I

LA MARCHESA BERKENFIELD, SULPIZIO, Sergente TONIO,

MARIA, Vivandiera ORTENSIO, Intendente della Marchesa Un Caporale, Un Vlliano,

Soldati Francesi, Villici Tirolesi, Si- gnore di. Baviera , Domestici , Con- tadini

V azione è nel Tirolo.

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ATTO I.

SCEN A L

Luogo campestre nel Tirolo. A destra capanna. A sinistra il principio di un villaggio. In fondo col* lina.

ISeir alzarsi la tela molti conladini sono sparsi sulla eoiliha fissando il guardo nella sottoposta valle. Nel piano molte donne inginocchiate. La Marchesa seduta che mostra sentirsi male9 e soccorsa da Or- tensio.

T Coro di Tirolesi,

Silenzio, silenzio! Destrezza*, ed ardir, Ne vegga il nemico— sfidarlo, e perir. Coro di donne, i Cielo clemente— Cielo possente Prostati a te.

Io tal periglio— Chiediam consiglio ! Pietà mercè. )rt. coraggio marchesina

Non è nulla faccia cor. l' Warc. lo preveggo una rovina

Ci va Ortensio dell' onon iiro. Silenzio, silenzio ecc. nutti inginocchiandosi. Cielo clemente ecc. In paesano scendendo dalla collina.

1 francesi abbandonan le montagne Coraggio amici, fate cor compagne» torna sulla collina. o donne. Oh! come all' anima Dolce tornò

V avviso provvido eh* ei ci dono, fare* Cbe tempi orribili— Son quei di guerra Per una donna Di grande aliar ! Diplomi, e titoli— Son messi a tferra^ iNulla il cannone- Sa rispettar, Speme e consiglio più non mi resta Se i franchi arditi mi colgon qua. Mio caro Ortensio come si fa. Ah! di me misera

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Son T ore estreme

Se qui ci trovano uniti insieme

Io posso perdere la mia esistenza

Dovrò fra i quondam girne così,.

Ciel, tu conservami

QelT avvenenza

Che il tuo favore

Mi comparti. !

Il Paesano scendendo di nuovo.

Cessi ogni smania Son già discosti i Allin lasciaron 1 loro posti. Mare. Non posson eglino Più ritornar. Tutii. Cantiam, cantiamo E viva il piacer.

In salvo noi stiamo Non e* è da temer La vita salvata Rinasce air amor Se scende invocata La pace dei cor. Alcuni contadini rimangono con la Marc.

altri partono con Ortensio. Marc. Figliuoli miei fatemi compagnia lo teme che il nemico abbia una falsa ritirata , e poi tutto ad un tratto venga ad assalirci. Ort. Eccellentissima coraggio. Marc. Si coraggio, Voi ben sapete caro il mio Agente

che io sono una vittima della guerra. Ort. Lo so bene ma eccelleotissima signora mar- i chesa so benanche che i baroni di iBerkenfield j hanno saputo sempre affrontare coraggiosamente i pericoli. j Marc. Ma una donna qual me senza appaggio al- ] curio ?

Ori. E non vi son' io che sano il vostro baluardo. Marc. Grazie caro Agente, ma io vorrei sloggiare

al momento da questi luoghi pericolosi. Vi prege

quindi di esaminare se possiamo metterci in rotta

senza incontrar pericoli. Ort. Vi servo sollecitamente. Infanto V. Eccellenza

può restare in quella capanna, ed aspettare il mie

ritorno.

Marc. Si, dite bene» Starò cplà in sicuro, ma ritornate subito.

A

Ort. Non dubitale. Anelerò , e ritornerò sollecita- mente.

ilare Addio entra co1 villici.

On. lo vado. Cielo salvami tu da qualche imbo- scata, va pel monte

SCENA II. Sulpizio, e Maria dopo poco. Sulp* Corpo di una spingarda! ma che gambe

Han questi Bavaresi

Mason pazzi a fnggir, e pubblicata

La pace in ogni loco, ed il proclama

Parla chiaro abbastanza— Ognun che niega

Piegarsi alla Baviera

Del vincitor si arrende alla bandiera.

Ma chi vien? veh! Maria., la nostra Agliai

V onore, e V ornamento

Del ventesimoprimo reggimento.

Eccola qua. Cospetto! s' è gentile

Quanto è superbo il reggimento mio

Che tal figlia possiede. Mar. Il reggimento mio

Ne va proprio superbo.

Con paterno interesse egli ha vegliato

Agli anni miei primieri. Sulp. con gioia Mon è vero?

Mar. Esso soltanto mi servì da padre.

Di famiglia, e parenti, Sulp. Mille bombe!

Mar. Ma poi senza adularmi

Di fargli onore io credo. Sulp. Senza dubbio, ciascun può ben vedere. Alar. Che io chiudo in petto il cor d* un granatiere.

con fuoco

Apparvi alla luce—Sul campo d'onor

E sol del tamburro— M' è dolce il fragor

Di fame, e di gloria—Spinoso è il sentier

Ma patria, e vittoria— Fa grande il guerrier. Sulp. Io T ho allevata— Io Y ho educata.

con compiacenza.

Con quel coraggio— Con quel vigor

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Una duchessa— Non ha quel modo Non ha più sodo— Più amabil cor.

A 2 Apparv ' alla luce— Sul campo d' onor.

Perici del lamburro-|o1 bello il fragor Di fame, e di gloria ecc.

Sulp. Ah! fu più bello quello di che il cielo Te ancor fanciulla scoperse a me^ Quando il tuo pianto turbò il silenzio Del campo intero che corse a te.

Mar. E ognun qual padre dolce amoroso Sul proprio dorso recommi allor E della polvere la faccia antica A me di culla dovè servir.

A 2 E dolce sono guslav 1 allor ° o

Mentre il tamburro Iacea rumor. Mar. Or poi che sono... si può dir donna?

Ciascun la mano porta al bonnet. Sulp. E la consegna! Ogni colonna

Cotesf omaggio presente a te. Mar. Con voi divido sul campo ognor

E stragi, e feste, col buon umor. Sulp, Ed ai feriti facendo cor

Porgi la mano ai vincitor. Mar Nella cantina quand' è la sera

Chi allegra ed anima la nostra schiera?' Sulp* In noi chi desta letizia, e ardir,

Sei tu medesima non ci è che dir. Mkir. Qnd' è che in merito del mio talento

A' voti unauimi il reggimento.

A 2 Sua vivandiera ^J1 nominò

Mar. Credimi pure, che alla battaglia Io pur con gli altri saprei pugnar. E che volendolo, bombe e metr^gl e E schioppi, e sciabole saprei sfidar. Se un tìglio al padre de' somigliar. Somiglio al mio..

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Sulp. * Questo è parlar.

Mar. E lei la gloria vuol per mercè, La gloria io voglio.

Sulp. Benone affé.

A 2. AI ventunesimo sempre esemplar Marche .. en avant .. sf ode gridar. Pian, ralaplan, marche ...en avant.

Sulp. Mia cara figlia di adozione ho piacere di trovarmi un momentino da solo a sola con te, giacché ho bi- sogno di parlarti senza testimoni.

Mar. Eccomi qua mio amoroso padre.

Sulp Figlia mia non ti sdegnare se ti rammento che tu bambina iu fasce fosti trovata dal mio reggimento abbandonata in un bosco dietro di un cespuglio , e che i tuoi vagiti , e la tua av- venenza avendo impietositi le anime dei soldati decisero unanimamente di raccoglierti e darti ad allevare alla mia defunta consorte che, trovavasi di aver perduta da pochi giorni pel vajuolo li- na ragazza lattante. Io e la mia moglie accet- tammo di buon grado Y incarico, e ti adottam- mo per figlia. Fedeli tutti gì* individui del mio reggimento sono stati , e lo sono tuttora a mantenerti con i loro risparmi , e ad amar- li , e rispettarti ciascuno qnal propria figlia. Mar. Tutto ciò io lo conosco , ed il mio cuore e immensamente grato a voi mio caro padre a- dottivo, alla mia defunta madre vostra consorte, e ad ogni individuo del reggimento, di cui io cia- scuno rispetto qual padre perchè tanto benefico verso di me.

Sw/p. Sappi che iuvano ho finora procuralo di sco- prire la tua patria, ed i tuoi parenti, quantunque io conservo ancora in fondo del mio sacco un fogno a Ire sugelli che fu ritrovato sopra di te. Ora chq mi pare essersi totalmente perduta la spe- ranza di conoscere a cui tu appartieni mi vedo in dover ed in dritto di agire verso di te qual legit. timo padre.

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Mar. E che pensate di fare ? Sulp. Voglio maritarti. Mar, Con chi ?

Sulp. Con uno del nostro Reggimento che a le più piaccia, un Sergente, un Cffiziale. Sappi che dai Colonello, e dalla Colonnella in sotto tutti gl'in- duvidui sono decisi di lasciare una tangente sul- le loro paghe per formare uua dote , e bea collo- carti.

Mar. Ringrazio la bontà del Colonnello, della Signora , e di tutto il reggimento, ma padre mio ve lo dico schietta schietta alla militare il mio cuore è pre- venni o.

Sulp. Per chi ?

Mar. Per un giovine Bavaro.

Sulp. Per un nostro nemico.

Mar. Forse amore conosce inimicizia di stato.

Sulp. Ài ragione.

Mar- Oltre di esser egli gentile , ed assai garbato io gli deggio la vita, giacché un giorno montre eia andata sul monte a prender delle legna fui in procinto di cadere in un dirupo , ed il suo coraggio mi salvò. Tal generoso tratto e la sua avvenenza mi è rimasta talmente impressa che . . rumore dentro. Ma che sarà questo fra- casso.

SCENA III. Tonio fra soldati, e detti. Sol. Andiamo. 11 bravo non ci è da far,

Tu qui venisti per esplorar. Mar. Oh! chi mai vedo è desso. $uìp. Conducetelo altrove Mor.Ah! Sulpizio fermate.

( Sulpizio è lui. ) piano a Sulpizio, Sulp. Davvero ?

I! giovin bavarese ! Ton. Ah! pel mio core

Quale trasporto. $lar. ( E chi vi guida a noi )

piano a Iconio.

Ton. E mei chiedete? Noti ci siete voi. Sol. Il briccone— è nno spione.

E venuto ad esplorar.

Ei ci offesi. I forti i bravi

Non si lascian sopraffar. Mar. Deh! miei cari ua solo istante.

mettendosi fra essi.

Mi ascoltate per pietà. Sol. E un briccone nn petulante

E alla morte si trarrà. Mar. Come! a morir colui

Che mi salvò la vita? Sol Che dice?

Sulp. 11 vero ha detto. È&ì

Sol. E un altro conto non morrà cospetto

lo lasciono

Mar. Di nn precipizio in fondo Senza la sua prontezza

10 caduta sarei, ma mi fe salva Esponendo i suoi giorni. Volete adesso eh' ei perisca!

Sol Oh! mai!

Cap. & ella è così mio caro camerata. Sii nostro amico»

Ton% EU voglio

( Che meglio potrò allora, Trattenermi eoa lei che l'alma adora.)

Sulp. Or via per festeggiare

11 salvator della figliuola nostra Beviam, irinchiamal suo liberatore.

a Mar.

In giro il rum. E festa di famiglia

Si beva a quel paese

the diverrà tua patria. Ton. Ah/ non giammai

Rompo piuttosto il mio bicchier. Sol. E pazrol

Ton. vivano i bravi, e i nuovi amici miei. Sol. Vivano i bravi, e i tuoi novelli amici. Su/p. Perchè la festa sia completa, andiamo:

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Canta o Maria la nostra ronda osata. Sol. Bel reggimento è la canzon più graia. Mar. Ciascuu lo dice, ciascuu lo sa.

E il reggimento eh' egnal non ha. 11 sol cui credito cm amistà Fanno le bettole della città 11 reggimento che ovunque andò De' buoni amici si procurò Col buon' esempio con la bontà.

Eccolo quà. Quel ventunesimo eh' egual non ha. Tanie battaglie ei guadagnò Che il formidabile già decretò Che ogni soldato ( che in salvo andrà ) Gran generale diventerà, Perchè egli è questo quel reggimento Che ognuno teme, che egnuno onora

Eccolo quà. Quel ventunesimo eh' egual non ha. suono di tamburro in distanza. $ulp, E T ora dell' appello, a soldati. Ancjiam, figliuoli, andiamo, e non si scherzi Con il regolamento. Marta e Tonio. Oh! se ne vanno!

Sulp. E tu ragazzo via di quà. a Tonio. Mar. ' Ma questo

Eiman mio prigioniero e come tale Di lui noi rispondiamo. Sulp. a Maria. Ma non io f'rasconcella. Andiamo.

Andiamo. Sulpizio mns0gna Tenio a due soldati e viano per la montagna. Tutlil Sprona il tamburro, e incora Il bravo militar Ne dell' appello air ora Si deve far pregar. Ma in tempi così strani. Si viva nel piacer, Che certo nel dimani Niuasi può tener, gattono tulli,

li

SCENA IV. Marui soia, poi Tonio che ritorna correndo" Mar* V hanno condotto via., ma vedi un poco!

Io che avrei volentier con hi parlato

Dovrò., ma cosa veggo... jon. Essi han credito

Ch' io li seguissi., eh sì, non son venuto

Per chiacchierar col vostro reggimento. Mar. Ma non sapete voi, che il reggimento

E il mio padre adottivo ?

Che gli deggio il mio stato, :

V educazione, e che da lui dipendo ?

Ma dite finalmente

Che volete da me ? qual grave arcano

Può conciarvi fra noi ? Ton. Egli è che bramo

Dirvi o bella Maria.. Mar. Cosa? Ton. Che v' amo !

Mar. Ah! voi mi amate. >j?bn. Non ci credete

Udite, udite, poi dee date. Mar. Vediam, vediamo, e decidiam. Ton. Da queir istaute— che sul mio seno

Io vi raccolsi, venuta meno

immagin vostra, dolce vezzosa

Non mi posa—la notte e il dì. Mar. con malizia. Ma carin questa è memòria

E memoria e nulla più. Ton. Non è tntlo ci è di peggio

Si mia cara ci è di più !

Spero che a credermi— Non tarderete* Mar. Vediam, vediamo, e decidiam. Ton. Il bel soggiorno-— de' tempi andati

Tutti gli amici cotanto amati

Per voi, Maria, sin d' or lo senta

Senza tormento— potrei lanciar. Mar. Ma una tale indifferenza

Io non posso perdonar.

La figlia ce. 2

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Ton. E finalmente da voi lontano

Tanta è la vita in odio a me

Che sfidar volli furente, insano

La morte istessa... ma al vostro pie.

Mar. Eh 1 lo capisco, lo veggo anch' io, Ma pur la vita, carino mio Per qnei che s'amano serbar si dò. A 2.

Ton. A voto cosi ardenie

11 tenero suo cor

Si mostrerà clemente

Al priego dell' amor. Mcur. A volo così ardente

Il misero mio cor.

Consiglio più non sente

Non sente che V amor. Ton. Ch' io v* amo o cara

Voi ben vedete

Amo, ma solo.. Mar. Si decidete,

Ton. Vediam, vediamo, e decidiam. Mar. Lisetta tsn tempo, felice, e lieta

Di niun amante senlia pietà Ma l'alma adesso turbata inquieta Sa che vi è un altra felicità. Ton. Va ben, va bene.

Mar. La guerra ornai

Ed i nemici giurai di odiar Far più nasconderlo non so oggimai Pur un di questi degg' io tremar.

Ton. Di bene in meglio.

Mar. Ed in un di di orrore

Che i sensi invigorivo Alf olezzar di un fiore Cosperso io lo vedeva del vostro pianto.

Ton. E ben.

Mar. Quel caro fiore, levandoselo dal seno. Tesoro pien d' incanto Mai da quel giorno abbandonò il mio core. Mar. a 2. A voto cqsì ardente

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Il tenero suo cor.

Si mostrerà clemente Al priego dell' amor. Tori. A voto così ardente Il misero mio cor. Consiglio più non sente Non sente che V amor. Quest'anima è rapita Neil' estasi di amore Io perderò la vita ì

Ma fido al tuo bel cor. (partono per istrado diverse.)

SCENA V. La Marchesa, SuVpizio. ed Ortensio uscendo dalla Capanna. Sulp. Oh! quanto sono contento di essere en- trato per la parte dell' Orto in questo tugurio, co- sì ho incontrata l'eccellentissima signora Marchesa.

Marc. Ed anche io son lieta di averti riveduto e decorato.

Sulp. Mia signora io lo fui neir ultima battaglia dove il capo del mio capitario Roberto da una palla di cannone fu mandata in aria,

Ort. Il cielo lo punì per aver tradita la signora eccellentissima Marchesa di BerkenBeld.

Marc. Degno castigo dell' ingratitudine.

Sulp. Oh! oh! non offendete la memoria del mio Capitano. Ma qual tradimento egli vi fece? E' vero che vi sposò in segreto, ma leggittimamenie.

Marc. Di questo non posso legnarmene. Si so- lennizzò in segreto il mio matrimonio perchè i miei parenti non volevano acconsentire, ma fu eseguito in tutta regola. Mi lagno solo che air insaputo mi abbandonò lasciandomi incinta senza più curar- si di me.

Sulp. Se vi abbandonò all' insaputa non fu col- pa sua, ma bensì del tamburro, che suonando la generale ci obbligò a partir prestamente senza a- ver nemmeno ìempo dt poterci interamente sve- gliare. Una battagtia seguì V altra, poi venne quel- La figlia del reggimento 2

la maledettissima palla e gli portò via il capo , e come volevate che si fosse curato di voi.

Ort. Eh! eccellentissima, sembra che il sergente ha ragiono.

Marc. Oh/ povero mio Roberto,

Sulp. Via rincoratevi. Egli non è più da molti anni, ed ora è inutile...

Ort. Ed ora anche ha ragione il sergente. Che giova ai morti il nostro pianto. .

Sulp. Se è lecito per mia consolazione che da- ste alia luce?

Mar. Ah! che fai rammentarmi! Una sventurata fanciulla che appena nata per occultarla a miei pa- renti fu consegnata ad una paesana con molte gioie acciò r avesse allevata, ma la nutrice obbligata da un invasione delle vostre truppe a lasciare la ter- ra natia, non ne ebbi più novella.

Sulp. Oh! disgrazia! E volendola rinvenire ora che non dovete dar conto ad alcuno, vi sarà im- possibile, giacché credo che niun segno poneste addosso alia bambina per non esser scoperta.

Marc. Anzi vi posi un foglio chiuso da tre su- gelli che imposi la nutrice di non toglierlo di dos- so alla ragazza in qualunque circostanza. Sulp. Un., foglio?., a tre sugelli..

Ort. Sergente., piano., che vi accadde?

Marc. Sulpizio che fu?

Sulp. Vostra figlia! Marc. E bene?

Sulp. Vostra figlia..

Ort. Sua figlia., e quando parli?

Sulp. Dessa, dessa è in mio potere,

Marc. In tuo potere! Sulp. Si mia signora.

Otr. \\ sergente sarà uscito matto.

Sulp. Il dirvi il come sarebbe troppo lungojn- tanto mirate, è questo il foglio che avete accenna- to? (cavandolo dal sacco.

Marc. Oh! sorpresa/ Dov'è, dov'è mia figlia? Che la vegga, che la stringa a! mio seno.

Sulp. Adesso corro a rintracciarla, e ve la con- duco, (per andare.)

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Marc. Senti, senti! Sulp. Che volete.

Marc. Non le dire che sono sua madre, dille , senti, dille che le son zia.

Sulp» Non dubitate sarò prudenlissimor.

Marc. Noi ci ritiriamo in quel tugurio, colà ti attendo. Sulp. Verrò sollecitamente .

Marc. Senti... Sulp. Che cosa comandate?

Marc. Conducila dada parte dell'orto accciò nes- suno se ne avvegga Sulp. Si, signora (parte)

Marc. Ah! son fuori di me per la gioia.

Ori. Andiamo. (partono,) SCENA VI.

Odesi un prolungato suono di tamburro. I soldati

accorrono col caporale da varie strade. Sol. Ralanplan, Ralanplan.

Se il gentil fragor.

Del tamburro animator,

Ne dimanda con amor,

Sul momento si ogni cor,

Nò, non si fa frenar.

Anela a guerreggiar,

E T oste a debellar.

Ralanplan, ralanplan* pian,

Viva te guerra co'mali suoi.

E la vittoria e il saccheggiar.

Viva la morte, che ognun di noi

Nelle battaglie corre a sfldar. Cap. Ma chi arriva, veh! veli! quel giovinolto

Che fra noi questa mane è capitato.

Bravo da gaìantuom si soldato. SCENA VII. Tonio con la coccarda francese al berretto e detti.

Tori. Miei cari amici, che lieto giorno, Le vostre insegne seguir potrò. Sol per am^r a voi ritorno, E militare per lui mi fo. Ah! la fanciulla per cui sospiro Ch' ebbe pietade del mio martiro E quella speme soave ognor,

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, Che altera i sensi, fa oppressi i cor.

Soi, Ma cosa diavolo! Sei tu impazzito?

Ton. Amo, e in voi soli confida il cor.

Soi. Di Marij forse sei tu invaghilo.

Tori* E a voi mi volgo supi genitor.

Che un matrimonio non si può stringere Senza il paterno, util favor.

Soi. Un inimico si è stabilito,

La figlia nostra non prenderà Se le conoiene miglior prrtito E a noi suo padre non mancherà

Tori. É risoluto.

Soi. Risolutissimo

Fra quel del reggimento

Lo sposo* sceglierà. Ton. Per fare un tal contratto

Soldato io mi son fatto

E sposa mia sarà. Sol. Sciocco va là!

Ton. Sentitemi.— Amo, e riamato io sono. Soi. Eh/ via non è possibile, Ton. Lo giuro alla mia fè. Soi. Davver non par credibile. Ton. Da dubitar non v'è Soi. fra essi? Che scena che imbroglio,

Che caso impennato

Ma s' egli é riamato

Sposarla do i rà. Trovar alla figlia

Di un padre lo sposo,

E s' ei n' è bramoso

Per moglie Y avrà. Ton. E ben? Soi. Se il ver non menti

Umani siamo,

E in isposa Maria ti promettiamo. Ton. Qual deslino, qual sarà.

La sua mano ed il suo cor , Ah! finito è il mio penar Son raariW), e militar.

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SCENA Vili Maria, Sulpizw, e detti. Ton. Correndo verso Sulpizio.

Suo padre me Y accorda è sposa mia. Sulp. Altro che sposa. Ritrovò sua Zia

Che la porta eoa se. Sol. Chi ! nostra figlia.

Portarla via. Ton. Come! portarla *ia

Possibile mio bene

Oibò, non sarà ver. Mar. Partir conviene,

1. Convien partir, o miei compagni d' arme E d' ora in poi lonlan da voi fuggir.

Ma per pietà Celate a me quel pianto Ha il nostro duolo Per il cor di Maria supremo incanto Convien partir!

2. Convien partir. Addio voi che al mio core Destasti i primi palpiti di amore

Ed il piacer Meco partiste, e il pianto M' offron dell' oro In cambio di quei ben desiato tento Convien partir.

Tutti.

Sulp. AJi! già vacilla la mia costanza

La mia speranza se va con te. Cap. le nou son fatto per queste scene.

Non mi conviene, non mi conviene. Ton. Ah! tolga il cielo che vero sia

Mesta Maria, resta per me. Coro. Perchè rapimela, partir perchè? Mar. Le vostre lagrime, celate a me. Ton. Se andate, io qua non resto in fede mia. Salp. Tu se' ingaggiato, e andar nou puoi più via. Mar< Tonio.

Ton, Mio dolce amore,

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Mar. Da lui partire., ah! che non so pensarlo-

Perderlo adesso or che dovea sposarlo. Goro^ Ohl all'anno, o tormento Partire dovrà. Al diavol quella vecchia, Con lei non partirà In ogni cimento- Sul campo d onor Za angiol fn di pace - Pel reggimento ognor* B , S,;ENA IX. . '

La Marchesa, Ortensio, e detti. Marc. Presto nipote presto. . .

Mar. Vi P estremo addio amici miei.

Pietro la man, dammi la tua Matteo, La tua mano Tommaso Che tante cure mi porgeste, tante BT abbraccia o buon Sulpizio. Marc. Andiamo, andiamo.

Nipote < volendola condur seco. Mar. Al cielo il nostro duol indiamo.

SoL Ma cospetto è nostra figlia

Che suo padre ognora alno. Mate. Seguitatemi Maria,

( Che più dir, che far non so. ] Mar. Tonio, amici., io vado via ,

Ah! di ambascia io morirò. Jcn. A f i sempre anima mia Io fede! mi serberò. Ori, Tutto pronto è all' osteria^ Se lo vuol partir si può. Sol. Vada al diavol quel!' arpia

E con lei chi la portò : . ,

Al suon del tamburro i soldati si pongono . m dm righe, e presentano V arme a *f^h^a™ fra loro asciugandosi gli occl u, , locete / a _pu re Sulpizio, il quale comanda ai ^^^X salata sulla montagna si rivolge, e f*1*^ , Tonio si toglie la coccarda dal barrelto, e Q^aQ\ a urrà la a lp sia. Qytradró generale.

Fine dell' atlo primo.

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ATTO IL

! mi biv.;^, odiali SCENA I.

Salone con porta, e finestre laterali. Porta in fondo che mette ad un delizioso giardino. Sedie, ed un Piano- forte, con carte di musica.

La Marchesa in grande toeletta caricata, con g«a% dianfanle e penne. Sulpizio, ed Ortensio.

Marc. Ortensio Qrt. Eccellentissima.

Marc. Fatemi il piacere di dire a Maria che io qui l'attendo.

Ort. Vado precipitevelisimevolmente ad eseguire i vo- stri ordini. Suip. 1 di dentro ) È permesso ? Marc. Di chi è questa voce ?

Ort. E di quel sergente veterano che vuol entrare, , Mar. Ortensio, fate che si avanzi. Ori. Sergente entrate pure, (parte) òutp. Eccomi di nuovo a baciare la mano del- l' E. V.

Marc. E così ? avete veduto Maria. Che vi pare.

£u/p. Per dire il vero, essa non è più riconoscibile, lia unT anno che non la vedevo la trovo lutt' altro di quella eh' era.

Marc. Ella ha già perduto quei modi rozzi solda- teschi.

Sulp. Ila presa propriamente un aria da elamf» M perdonate la mia curiosità, V. E. V ha jieaso a parte del segreto ?

Marc. INon ancora.

Sulp. E perchè privarla del piacere di farle conoscere jj elio voi siete sua madre.

,0 wflfà- teVtf nobili riguardi di famiglia non me Tanno J ncora permesso, ma a suo tempo lo farò . Intanto |fjl| serbale anche voi il segreto.

$mtf Vi pare! E potrei essere ingrato a quelle obbli- j^jil fiorii che ai professo.

Sire aNon voglio ringraziamenti Basta cqsì.

St<|p. Come vuole Y. E,

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Mara Questa sera si segnerà il suo contratto nuziale con il duca Crakentorp. Un lai parentado desterà in- vidia a tutta la Baviera.

Sulp. Lo credo. E Maria conosce tale novità per lei?

Marc. Sicuro.

Sulp% Se ne mostra contenta? Marc. Contentissima.

Sulp. ( Veh ! che sono le donne. Le grandezze Y han fatta dimenticar di quel povero diavolo di To- nio. )

Marc. Oh ! ma eccola che a noi se ne viene. Dite la verità è un bel pezzo !

Sulp. E stata sempre così.

SCENA II. Maria, e delti.

Mar. Siguora zia, mio amoroso padre, lasciale che vi baci ad entrambi le mani.

Marc. Prendi... offrendole tutte e due.

Mar. E voi sdegnate, a Sulp. che si nega.

Sulp. Oh! non ardisco. Se mi baciavate la mano, e mi abbracciavate quando stavamo al reggimento, allo- ra eravate mia liglia. Ora siete una dama, ed io un semplice Sergente.

Mar. E vero, ma nel sergente Sulpizio io sempre rav viso colui che mi ha allevata, che ebbe cura de'iuie giorni, e che mi raccolse abbandonata in un ce- spuglio , ed abbandonata forse da chi mi diedi la vita.'

Marc- (Rimprovero.) crudele Via, via bando a quesi discorsi patetici. Questa sera dopo la cerimonia de contratto nuziale abbiamo gran festa di ballo e caa to, ed io amerei che cantaste. Mar. Chi! io!

Marc. &i, voi. Quella romanza da pochi giorni venuta dalla* Francia.

Sulp. Dalla Francia ! dalla Francia ! Poffar bacco sarà bellissima ! Marc. Proviamola.

Mar. Ma io non la so bene.

Marc. La state cantando da tanti giorni.

Sulp, Si, si, cautela. Maria.

m

Mar. Per compiacervi. /'Erano più belle le canzoni

del nostro Reggi menlo.J piano a Sup. Sulp. ( Eh! Io credo ).

Marc. Sentitela Sulpizio che ci avrete piacere*

siede al Pianoforte, e Maria canta. Mar. Sorgeva il giorno del bosco in seno,

E Vener bella scendea dal ciel.

Scendeva in questo soggiorno ameno

Soli' orme tenere del suo fedel. Sulp. Eh! il nostro capto era più bello.

piano a Mar. Mar. Sulp. Ratanplan, ralamplan, ratamplà

E il battaglione in marcia va. Marc. Eh!, ma che sento mai? Mar. Perdon, perdonò.

Confusa un po mi sono

E quest' amante cui date il premio

Fu del coraggio, e dell' amor

Era il più amabile della città. La cui beltà. Sulp. Oh! ben supremo della beltà Mar. Sulp. Eccolo qua.

Quel ventunesimo eh' egnal non ha. Marc. Oh! qua! rabbia, che dite olà ? Mar. Sulp. Oimè che noja, quest' aria languida

Won vai la musica del militar

Ed egli è cosa propria impossibile.

Ora potermela dimenticar. Marc. Andiamo avanti.

Mar. Sia pur così, alla Marc.

Ma tutto è inutile, non m' entra qui. piane*

a Solpizio accennando il cervello.

Sentendo Venere, tanta vezzosa

L' eco del monte sul primo albor,

Di Filomela Y ansia amorosa

Solei ripetere in suon di amor. Marc. Via sospiriamo siccome quella. Mar. Ah, ah, ah, ah». Marc. Più dolce ancor.

Sulp. Io preferisco a quei sospiri

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Di tra- buon tamfaurro il bel fragòfc. Mare. Più pian., più forte... smorsale qui.

Va ben., va male... non è cosi. Marv Davvero io vi rinuncio

Almeno al reggimento

Più Facile era il canto., Marc. Girne c&$ se&to?

Mar. Sulp. En avanl! en avanl!

Il ventunesimo s' ode gridar-

En avanl! en avant!

Ratanplan, ratanplan, ratanplà. Marc. Quale orrori non semhra vero!

Che si possa avviluppar.

A un bel canto lusinghiero

Un vii canto militar. La marchesa si allontana sdegnata. Maria entra nelle Manze* Sutpizio va per uscire dal fondo, e s* incon- tra con Ortensio.

SCENA III. Ortensio, e Sulpizto»

Ort. Sergente ove andate ?

Sulp,. Oh! bella, vado per i fatti miei.

Ort. Aspettate. Sulp. Perchè ?

Ort. Perché fuori vi è un giovine uffiziale decoralo che dimanda di voi.

Sulp. Un giovine decorato ? Ort. Ed è tenente.

Sulp. Un tenente! ( Che! fosse egli stesso? Ci vorreb- be! Spero di altrimenti sarebbe un guazzabuglio. Vi ringrazio dell' avviso, e vado subito da lui. Con licenza, parte.

Ort Servitevi. Sta a vedere che questo Castello tri pochi altri giorni si trasforma ìq una caserma mi- litare» via.

SCENA IV. Maria svia. Mar, Dunque è deciso! Cangerà mia sorte! Ed alcuno non viene A togliere il mio cor da tante pene. Le ricchezze ed il grado fastoso Non mi possono il cor cambiar.

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Celar debbo il mio duolo affannoso* E quesV alma mai sempre iugannar. Fra le gemma, e i tessuti non trova Pace alcuna il mio lungo dolor. Esser bella a che dunque mi giova ? Se ogni pace vien tolta al mio cor. Ò voi lutti, a cui venni rapita Miei compagni nel duol nel piacer, Io darei tutta intera la vita. Per potervi un istante veder. Pel mio fatai Imen tutto qui prende V aspetto di una festa Maria ! Maria ! La tua sciagura è presta. Si ascolta una marcia militare , che sempre si av- vicina. Maria si arresta , e porge f orecchio attefy* tamenle.

Ma di lontan che ascolto

fton son già... questo guerriero suono

si a ffaccia. Non m' ingannai, son* essi, essi purgsono Oh! trasporto, oht dolce ebbrezza. Son gli amici del mio core Bei piacer di giovinezza Kilornale almen con lor. Ewivono i bravi, e i lor lieti Evvivai] le gioje, che amore nudrì Evviva la gloria che cinge il valor Mi reca vittoria la pace del cor.

SCENA V. 1 soldati entrano circondando Mario* Sol. E lei nostra figlia ! qual fanslo destin, V antica famiglia ti vede alla tin. Mar. Amici abbracciatemi, Qnà tutti al mio cor,

Ah! e ver che niuno di gioja si muof. SoZ. Evviva la Francia—La gloria, e il valor.

SCENA VI Caporale, e detti, indiSulpizio Mar. Mìei cari camerati, miei teneri amici, oi s no fuori di me pel piacere di vedervi, e di ab- bracciarvi.

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Cap. Cospetto Maria tu sei un altra cosa con questi abtti da signora.

Mar. Oh! quanto mi piacevano più quelli del reggimen- to. Ma vedete cki giunge.

Cap. Chi! Snlpizio. Sulp. Ah siete giunti.

Cap. Per il piacere di livedere Maria abbiamo fatto una marcia sforzata e siamo stati i primi ad entrare nella piazza.

Sulp. Bravi, bravi ! siamo tutti ? Tommaso, Ambro- gio , Pietro, Filippo, bravi1. Non manca niuuo all' appello.

Blar. Caro padre, pure siete in errore.

gulp. Perchè.

Mar. Perchè vedo che manca ancora un solo . Sulp. Ah ah! Ho capito! Ma quello che vai cercando fi- glia mia non è più della nostra classe.

SCENA VII. Tonio da uffìziale, e detti.

Ton. E perchè Tonio è decorato di una spallina si

è forse dimenticato di Maria ! Mar. Tonio! Ton. Si, Tonio.. Mar. Tonio mio! tu uffiziale ?

Ton. Si, per poter raggiungerti, e pareggiarti iu nobil- tà mi esposi a mille cimenti sul campo della gloria. La fortuna mi ha secondala, la morte si è dimendi- cata di me, e se tu mi sei fedele non ho più che bramare.

Sulp. Via, via, signor Calloandro non è questo il mo- mento di parlar delle vostre passioni. Questi came- rata avran bisogno di una bottiglia per ristorarsi della marcia sforzata che han fatta. Non è egli vero ?

Cap, Verissimo.

Sulp. Lo sentile? Dunque venite con me che pen- serò io., ma no, aspettate. Viene appunto V A- gente. Vi farò servire da lui. La cantina del- l' eccellentissima signora Marchesa e beu for- nita di vini. Signor Ortensio . . . Signor Or- tensio.

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SCENA Vili. Ortensio, e delti. Ort uscendo. Misericordia ! Mar. Senza tante smanie

A costoro fate dare una bottiglia. Ort. Ve ne vuole una botte. Sulp. Meno ciarle

Siau gli ordini eseguiti, e se resiste... Ort. Io poi..

Sulp. Già intesi starno! Sol. Andiam.. Ort. che non vengo. Sol. Andiamo. Andiamo. 1 soldati fo

portano via a forza. SCENA IX. Suìptzio. Maria, e Tonio. A 3 Stretti insieme tutti e tre

Qual favore! qual piacer! Tanto bene, tal mercè Non può T alma sostener. Sulp Dolce memoria.

Ton. Del tempo andato.

Mar. Da noi lontano. Sulp. Si è trasportata.

Ton. Ma tornerà.

Sulp. Lo spero invano.

Mar. il tempo andato tornò per me.

A lui vicino, vicino a te accennando V uno, e V altro.

A 3. Stretti insieme ecc. Ton. Tu parlerai per me. Mar. Per lui tu dei parlar. Ton. Premiar la nostra fè. Mar. Tu sol ne puoi giovar. Sulp. Ma voi., voi non sapete.

Lasciatemi parlar. Mar. e 2Vm.Se il ciel ne fu clemente

Tu sol ne dei giovar. Sulp. Andiamo, e nu espediente

Vedrò di ritrovar. A 3. Stretti insieme tutti e tre ecc. partono;

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SCENA X. Za Marchesa, sd Ortensio. Mare. Come! che mai dite! La mia casa piena di sol- dati?

Ort. Soldati, ed assetati. Essi han dato un assoldò alla vostra cantina, e V han ridotta da far compas- sione,

Marc. E Maria è in mezzo ad essi ? Ort* Credo di sì, e farà brindisi, e tuseè di meglio in meglio.

Marc» Ohi vergogna! oh! rossore. Ecco quà una lettera del Duca sposo il quale mi scrive che egli non può assistere al contratto nuziale , non po- tendosi allontanare dalla Corte per affari di Sta- to , ma per non mancare alla parola datami ha inviato la sua procura in bianco acciò s* inte- sti a mio piacere a chi meglio io creda. Or ora werrà il notajo, ed ì cavalieri convitati, ed intanto quella creatura se ne sta in cantina eoa i suoi antichi camerati.

Ori. A far brindisi e tuscè.

Marc. Tacete, tacete non me lo replicale.

Ort. Ma vostra figlia...

Marc. Zitto per carità. Essa ancora vive nel!' inganno che io le son zia, e non altro.

Ort. Altro che inganno. In vino Yeritas. Il sergente T ha messa ,a giorno di tutte.

Màrc, Che seandolo! che scandolo! Va corri caro A- gente , e a Sulpizio che mi conduca quà Ma- ria.

Ort* Io pregherò Sulpizio, ma vi prevengo che ne ho

ancora da pregar un altro. Marc. Chi mai ?

Ort. Ila antico suo amante il quale sta ancora con es- si sciacquando.

Marc. Oh! precipizio. Andate, andàfe per carità.

Qrt. Vi servo... ma., non serve che vada, Essa viene qui coi sergente.

SCENA XI.

Maria, Sulpizio, e detti.

Marc Venite. Mar* Cara madre ? Marc. Oh! figlia, zitto» Sulp. ( Giudizio ).

Marc. Delle nozze ecco il contralto. Mar. Degglo segnar. alla Marc» Marc. Ah! la mia brama è questa.

rumore improvviso* SCENA ULTIMA. Dame, Soldati, Tonio^ e detti.

Tutti. Giusto cielol quai grida qua! chiasso*, Ton. Mi seguite..

Sol. Ti rincora amata figlia.

Per giovarti siamo qaà. Da ogni mal la tua famiglia Te difendere saprà. Tergi il pianto aflrena il duolo, In noi fede aver puoi solo. Se ogni speme in te svani, Per te sola ognuno è qui. Tm. La misera forzata

Si vuol da noi salvata Lei sola è il nostro bene ci si dee rapir., Ne trarla ad un imene Ch' ella non può compir. Sol Bravo Tonio. . Le dame. Ma parlate. $ulp. Vivandiera al reggimento L' ha veduta, e r ad@rò.

dame. Vivandiera! oh! avvilimento.

far. Quando fanciulla ancor l'avverso fata In mezzo a strage orribil mi gettò. Essi la mia miseria bau ricovrato E ciascun dalla morte mi salvò. Potrebbe V alma lìiia dimenticar

Marc. ( Dame. (

A che muovon costor.

Chi la potè da morte ria salvar. Le dame. A vii non può tenersi S' ella confessa il vero S' è il labbro suo sincero, Se mostra schietto il cor.

Marc. Tutto è palese, che far deggio adesso. Ton. Che dirà mai..

Per me si gran dolor per me soltanto ! Tutti. Cleto ! Che intende dir.. Marc. Vieni deh! vieni

Sacrificar non voglio un cor si bello

In me taccia V orgoglio

E quello eh* ella sceglie amante onesto

Alfin ottenga.. Tutti. E qual è desso

Marc. E questi

unendo le destre di Tomo, e Maria. Sulp. Bene ! Mar. Tonio! Ton. Maria i

Sulp. Bravo signora mia!

ella avesse il mostaccio

Le darei proprio un militare abbraccio. Le dame. (Oh! che scandolo, che orrore! Questo Imen fa inorridir!)

Mar. Marc.

Ne morirò..

T'arresta.

Evvivon i bravi E i loro lieti di. Evvivan le gioje Che^amore nudrì.

Tutti gli altri.

FINE.

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